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MANIFESTAZIONE 17 Agosto Ago 2015 1642 17 agosto 2015

Brasile, la protesta contro Dilma Rousseff in 4 punti

Tangenti Petrobras. Corruzione governativa. La presidente poteva non sapere? Brasiliani in piazza per chiederne la testa. Mentre torna l'incubo povertà.

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Un fiume verdeoro ha invaso le strade di 200 città in Brasile il 16 agosto.
Ma non c'era né un trionfo calcistico né un carnevale da festeggiare.
Le centinaia di migliaia di persone scese in piazza da San Paolo a Rio de Janeiro avevano infatti tutt'altri sentimenti da manifestare nei confronti della presidente Dilma Rousseff.
CORRUZIONE E CRISI. L'accusa? Non aver fatto abbastanza contro la corruzione, essere coinvolta nello scandalo dell’azienda petrolifera statale Petrobras ed essere responsabile della grave crisi economica che sta attraversando il Paese.
Ecco in sintesi le ragioni della protesta.

  • Un video della manifestazione anti-governativa in Brasile.

1. Maxi sistema di tangenti: per l'accusa Rousseff non poteva non sapere

I manifestanti, molti dei quali chiedono l'impeachment della presidente, sostengono che Rousseff non potesse non essere a conoscenza del giro di tangenti attorno alla Petrobras quando lei la dirigeva.
Dilma (come viene più comunemente chiamata) ha sempre negato qualsiasi suo coinvolgimento nella vicenda e un'inchiesta su di lei è stata bloccata dalla magistratura.
Ma l’opinione pubblica brasiliana è convinta che fosse a conoscenza del maxi sistema di mazzette che ha coinvolto anche membri del suo Partito dei lavoratori.
A CAPO DEL CDA DI PETROBRAS. Inoltre, nel maggio 2015 un ex manager del colosso petrolifero l'ha accusata di aver autorizzato l'acquisto di una raffineria negli Stati Uniti a un prezzo superiore a quello di mercato nel 2006, quando era ministro del governo Lula e presiedeva il consiglio di amministrazione di Petrobras.
Rousseff, però, ha sempre detto di essersi opposta a quell'affare.

2. Caso Petrobras: corruzione in cambio di appalti che coinvolge il governo

Lo scandalo Petrobas è al centro di un'inchiesta che ha coinvolto i dirigenti della compagnia petrolifera di Stato, le principali aziende brasiliane per le costruzioni e i lavori pubblici e anche il Partito dei lavoratori al governo.
Secondo l’accusa, i dirigenti della Petrobras avrebbero gonfiato i contratti per costruire infrastrutture petrolifere e guadagnare 800 milioni di dollari.
Parte dei soldi sarebbe servita per finanziare la campagna elettorale del Partito dei lavoratori.
INDAGATI MEMBRI DELLA MAGGIORANZA. L'ipotesi è quella di corruzione in cambio di appalti milionari e pagamento di tangenti a politici locali.
Sono attualmente indagate oltre 50 persone, tra cui 36 parlamentari della maggioranza, manager pubblici e imprenditori.


La presidente del Brasile, Dilma Rousseff (Ansa).

3. La manifestazione è trasversale: popolarità di Dilma al minimo storico

Negli ultimi mesi la popolarità di Rousseff è crollata drasticamente, toccando il minimo storico dell'8% secondo gli ultimi sondaggi.
Non è solo una fazione politica a urlare in piazza «Fora Dilma» (Dilma vattene), ma centinaia di migliaia di persone che indossano la maglia della Nazionale di calcio e cantano l'inno brasiliano: una manifestazione trasversale, quindi, che comprende diverse istanze politico-sociali: famiglie e anziani, tutti uniti per dire basta alla corruzione e alle misure di austerità economica.
ANCHE L'EX PRESIDENTE LULA NEL MIRINO. Grandi proteste contro Rousseff si erano già tenute in Brasile a marzo e aprile (accanto a manifestazioni di sostegno) pochi mesi dopo l'inizio del suo secondo mandato a gennaio.
Quelle del 16 agosto hanno avuto come bersaglio anche il suo predecessore, Luiz Inacio Lula da Silva (al potere per due mandati consecutivi, dal 2003 al 2010).
Molti dimostranti considerano infatti Lula responsabile della crisi economica e associano il suo nome allo scandalo Petrobras.

4. Il Pil frena e l'inflazione sale: recessione ormai alle porte

Se negli anni in cui governava Lula il Prodotto interno lordo (Pil) cresceva in media del 4%, le previsioni per il 2015 sono di un timido +0,4% mentre l'inflazione si avvicina al 10%.
La politica fiscale espansiva adottata negli anni di Lula e continuata inizialmente da Rousseff (alta spesa pubblica e tasse contenute) è diventata insostenibile con il crollo dei prezzi delle materie prime prodotte dal Brasile, come petrolio e gas, e il calo delle importazioni da parte di alcuni dei più importanti soci commerciali, come la Cina.
TORNA L'INCUBO DELLA POVERTÀ. Così il governo ha deciso di tagliare la spesa e di aumentare le tasse (dai trasporti pubblici alle accise sui carburanti e le bollette dell'elettricità), ma ciò ha frenato i consumi e ha costretto la classe media a tirare la cinghia dopo anni di boom economico.
A ciò si aggiungono gli sprechi per l'organizzazione del Mondiale 2014 (il più costoso della storia) e dei Giochi Olimpici 2016 che hanno provocato ulteriori proteste.
E adesso, con la recessione ormai alle porte, torna un incubo che sembrava superato: la povertà.

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