Agguato Brescia: arrestati gli esecutori
FACCIAMOCI SENTIRE 17 Agosto Ago 2015 1805 17 agosto 2015

Cari giornalisti, fatevi un esame di coscienza

Dal delitto di Brescia alla polemica sulle discoteche: quanta superficialità.

  • ...

Qualche giorno fa radio giornali e televisione, con la “naturale” amplificazione dovuta all’esercito dei social media, hanno dato grande risalto all’uccisione della coppia bresciana che gestiva una una pizzeria in loco.
Senza attendere neanche l'inizio delle indagini nessun dubbio veniva fornito sulla motivazione: erano stati uccisi in quanto si opponevano allo spaccio di droga di fronte la loro attività. Per alcuni quindi una fine quasi eroica.
Successivamente le indagini hanno però indicato una motivazione diversa rispetto all’ipotesi iniziale di una possibile vendetta della malavita per far pagare a Frank Seramondi e alla sua signora le loro denunce contro lo spaccio di droga nel quartiere.
La coppia sarebbe stata vittima di due stranieri, un pakistano e un indiano che conoscevano bene «Frank» in quanto avevano rilevato dallo stesso il suo precedente locale, 'Dolce e Salato', non distante alla pizzeria delle vittime, poi fallito.
SUL DELITTO DI BRESCIA TANTA CONFUSIONE. Sembra che i rapporti tra Seramondi e i suoi killer abbiano iniziato a incrinarsi nel 2010, quando un’ordinanza del Comune di Brescia obbligava la proprietà del 'Dolce e Salato' a chiudere alle 22, per motivi di ordine pubblico, mentre vicina la pizzeria da Frank poteva rimanere aperta tutta la notte.
Pare anche che gli assassini dovessero ancora del denaro ai vecchi titolari, ma non erano più in condizioni di pagare.
Con tutto il rispetto dovuto alle due vittime e alle loro famiglie, è chiaro che il fatto si inserisce in tutt’altro contesto rispetto all’ipotesi iniziale.
Nella prima versione della notizia mi domando quante persone abbiano detto: ormai anche il Nord è preda della malavita; bisogna stare attenti a parlare/denunciare se non si vogliono correre rischi per la propria vita e via di questo passo.
Sempre qualche giorno fa abbiamo ricevuto dai media, sempre in modo roboante, un’altra notizia. In una discoteca del Salento un ragazzo, Lorenzo Toma, sarebbe deceduto per assunzione di droghe. Poiché il fatto avveniva a pochi giorni da quanto successo ad un sedicenne al Cocoricò di Riccione, l’evento ha assunto un impatto ancora più dirompente amplificando la discussione su un tema molto critico su alcune (cattive) abitudini delle nuove generazioni nel loro rapporto con le discoteche e sulle relative responsabilità.
IL CASO DI LORENZO TOMA. Va subito detto che il povero ragazzo non aveva assunto né alcol né tantomeno droga. Lorenzo è morto per cause naturali in quanto soggetto a una grave forma di cardiopatia. Poteva morire ovunque e in qualunque momento. Ma nel frattempo la “panna era montata”. Inutile immaginare che qualche giornalista reciti il mea culpa per aver diffuso notizie online veritiere arricchendole peraltro di commenti tesi soltanto a stimolare un dibattito su basi fasulle.
Nessuno ne sarà mai responsabile.
Non credete invece che, vista l’importanza della comunicazione e la rapidità della sua diffusione nel mondo attuale, non sarebbe meglio dare sì la notizia, ma astenendosi da commenti prematuri e aspettando quindi di poter discutere su basi certe?
Presentare Brescia come la Corleone del terzo millennio o speculare sulla morte di un povero ragazzo, infamandolo peraltro anche come soggetto a uso di stupefacenti, per alimentare un dibattito sulle discoteche: è realmente questo il contributo che ci attendiamo dai media moderni?
Non sono un giornalista di professione, ma come non sentire il valore etico del proprio lavoro? Che differenza passa tra gestire un’azienda non nel rispetto del superiore interesse dell’azienda stessa e criticare i politici per le loro malefatte e poi avere un comportamento del genere?
SERVONO DIBATTITI PIÙ SERI. I due casi citati sono ovviamente di diversa natura ma, sopratutto nel secondo, oltre a stabilire le responsabilità di una discoteca in quello che alla fine è il processo formativo di un giovane, trattandosi sopratutto di ragazzi tra i 16 e i 18 anni, mi sarei aspettato un dibattito serio sul ruolo dei genitori.
Sono triste quando alcuni di loro vanno in televisione a prendersela con lo Stato, con le istituzioni, con le discoteche, ma mai con il sistema di valori che loro stessi hanno trasmesso.
La settimana scorsa su una spiaggia di Specchiolla in Puglia quattro ragazzine (e sottolineo il femminile perché sopratutto a questa età ha ancora un valore) sono state ricoverate in ospedale per intossicazione da alcol dopo aver trascorso la notte in spiaggia a guardare le stelle cadenti la vigilia della notte di San Lorenzo.
Non ne parla già più nessuno, mentre invece il tema rimane in tutta la sua inaudita gravità.
Nel nostro Paese (e non solo) si avverte un grande bisogno di cambiamento. Dobbiamo trovare un nuovo equilibrio che sia non solo economico ma anche sociale e morale. I media non possono sottrarsi a questa grande responsabilità. Ognuno deve dare il proprio contributo anche rischiando un po' del proprio consenso.
Gli editori ed i giornalisti dovrebbero agire avendo come riferimento un modello etico prima ancora che strategico. Ed io credo che se lo facessero sarebbero ripagati anche in termini di consenso.

Correlati

Potresti esserti perso