Toti, Salvini può correre da Premier
DIPLOMATICAMENTE 17 Agosto Ago 2015 1028 17 agosto 2015

Caro Salvini, sui migranti accenda il cervello

Per capire il dramma serve uno sforzo concettuale. Ma a lui pare non interessare.

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Matteo Salvini.

Signor Salvini, si suppone che lei sia una persona intelligente, informata, che conosca bene il funzionamento dell’Unione europea, di cui del resto è rappresentante parlamentare. Che si destreggi con disinvoltura con numeri e statistiche; che si sappia muovere in società, come si diceva una volta e che sappia anche essere simpatico. Per di più è giovane e per ragioni biologiche ha di fronte a sé un orizzonte di vita molto lungo.
E allora mi domando e le domando: quale futuro sta cercando di preparare per l’Italia di domani e dopodomani - quando cioè lei sarà un sessantenne/settantenne e i ragazzi di adesso saranno degli adulti - e su quali valori, su quali interessi di fondo pensa di costruirlo?
NON ESISTE ALCUNA INVASIONE. Mi riferisco a ciò che ha in mente davvero, a ciò che si dice quando è da solo, con la sua coscienza, non a ciò che dichiara a raffica a ogni ora del giorno, sui media di ogni natura e specie.
Non vorrà farmi credere di nutrire l’ambizione di un’Italia che rifiuta di dare una mano a chi ha bisogno, a chi cerca di farsi un futuro degno di essere vissuto come hanno fatto in passato milioni di italiani, sfidando le barriere di quella legalità formale e informale cui lei continua a fare riferimento; a chi cerca di fuggire dalla guerra o da regimi autoritari come hanno fatto in passato tanti italiani, per esempio durante il fascismo.
Penso infatti che lei sappia molto bene, dati alla mano, che non esiste alcuna “invasione” di migranti, ma un forte movimento migratorio dettato da cause che ci vedono almeno in parte corresponsabili: che siano la guerra oppure la fame, ovvero la persecuzione di un regime dittatoriale le cui ripercussioni, tra l’altro, si stanno scaricando in maniera infinitamente superiore sui Paesi limitrofi, certo meno benestanti di noi.
RESPINGERE SIGNIFICA CONDANNARE A MORTE. È vero, noi stiamo attraversando una grave crisi e soffriamo di un pesante tasso di disoccupazione e di una crescente povertà; ma davvero pensa che sia così stupido e insensato evitare le morti in mare e più intelligente propagandare per contro la tesi dei respingimenti e del “rimandiamoli a casa loro” allorché questo significa, non mi dica che non si pone il problema, condannarli a morte o comunque a una vita disumana, mentre grazie anche ai fondi dell’Unione europea, basterebbe poco per assicurare loro un’elementare accoglienza e fare dell’Italia un esempio di convivenza.
Meglio dipingerli come pericolosi, contagiosi, disturbatori della quiete pubblica? Meglio condannarli a restare in Libia oppure organizzare dei viaggi di ritorno là dove nessuno li vuole? Ha mai fatto lei un kilometro nel deserto sotto il sole a picco?

L'egoismo della filosofia mors tua vita mea

Mi rifiuto di pensare che lei voglia instillare nella mente dei nostri giovani la bandiera dell’egoismo, della paura di chi appare “altro”, della regola mors tua vita mea, tanto più quando la morte non rappresenta una figura retorica!
Per molti anni mi sono occupato dei migranti italiani nel mondo: quanta sofferenza hanno patito per l’altrui egoismo, per l’altrui paura; quanto risentimento.
SERVE UNO SFORZO INTERNAZIONALE. Non può non essere consapevole del fatto che solo partecipando a uno sforzo comune, europeo/internazionale, possiamo contribuire a rimuovere progressivamente le cause dirette e indirette di questa gigantesca tragedia umana, che resta tragedia anche quando non comporti la morte in mare.
E la smetta di invitare la gente di buona volontà a prendersi a casa questi migranti, dovrebbe invece ringraziarli e sollecitare il governo e le istituzioni pubbliche a dotarsi di soluzioni organizzative strutturali e possibilmente non avvelenate da latrocinio e abusi.
Signor Salvini, comprendo che nella battaglia politica ci stia il fatto di profittare dell'inazione o delle titubanze del governo che in un anno e mezzo ha fatto poco, molto poco: non è riuscito né a offrire una coerente o comunque convincente linea di approccio culturale, politica e organizzativa alla questione di fondo dell’accoglienza/convivenza, né a impostare o comunque a realizzare una politica estera di vero contrasto alle cause del flusso migratorio di cui stiamo parlando. Con buona pace della signora Serracchiani.
Ma faccia uno sforzo concettuale e politico, rifletta sul fatto che l’oggetto del suo contendere politico riguarda “persone” come lei, come me, ma sfortunate.
I VERI NEMICI NON SONO I MIGRANTI. Rifletta sul fatto che l’Italia, come altri Paesi siano considerati da queste persone come un grande 'Pronto soccorso' dove prima si accoglie e poi si chiedono i documenti, prima si cerca di rimettere in piedi chi sta male e poi li si accompagna alla porta magari con una scorta di medicinali; dove le distinzioni tra “profugo”, “migrante economico”, “clandestino” sono estranee.
Non si metta a litigare anche con la Chiesa come con fosse un qualsiasi soggetto politico, dichiarandosi al contempo “cattolico”, e quindi proteso alla compassione, alla fratellanza. Vuole proprio risvegliare gli istinti peggiori degli italiani e creare ai loro occhi un nemico esterno, quando i nostri veri nemici sono altrove e sono molto strettamente imparentati proprio con le sue ricette politiche che puntano a creare barriere, a respingere, ad allontanare?
Signor Salvini, mi auguro che non si debba svegliare un giorno col rimorso di aver iniettato del fiele nel costato dell’opinione pubblica e di non sapere come rimediare al malfatto.
Si fermi, aggiusti il tiro, fustighi il governo, ma cambi registro, non si faccia ubriacare da un successo di consensi che un domani potrebbe esserle tolto con ignominia.

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