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SINDACATO 17 Agosto Ago 2015 1141 17 agosto 2015

Caso Scandola, Sindacalmente.org: «Espulso illegalmente»

La denuncia di un gruppo di ex dirigenti: «La segreteria ha violato lo Statuto».

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Bandiera della Cisl.

Fausto Scandola, l'ex dirigente sindacale che ha denunciato i maxi compensi all'interno della Cisl, è stato espulso «contro le regole stesse del sindacato». La denuncia arriva da un gruppo di ex dirigenti Cisl dell'area torinese che animano Sindacalmente.org, sito nato per promuovere«l'unità sindacale» e l'«impegno critico verso la dirigenza».
Sul caso dei maxi stipendi - 256 mila euro nel 2014 tra compenso e pensione per Antonino Sorgi, presidente nazionale dell'Inas Cisl, 289 mila euro nel 2013 per Valeriano Canepari, ex presidente Caf Cisl Nazionale, 237 mila euro per Pierangelo Raineri, numero uno della della Fisascat Cisl, per citare i casi più clamorosi – si è aperto un grande dibattito all'interno del sindacato e fuori, ma poco o nulla si è detto su come Scandola è stato espulso.
Su Change.org sono state raccolte 8.500 firme per la revoca del provvedimento, ma il 17 agosto il gruppo di Sindacalmente.org ha lanciato un appello rivolto agli iscritti Cisl per dichiarare nulla quell'espulsione. «La segreteria ha violato la legge stessa del sindacato», dice a Lettera43.it Adriano Serafino, già segretario generale Fim-Cisl e Flm, «forse non se ne sono accorti, diciamo così».
LA DENUNCIA: «QUELL'ESPULSIONE È NULLA». La vicenda, secondo i documenti del sindacato e pubblicati sul sito, si riassume brevemente.
Scandola invia una prima lettera di denuncia alla stessa Furlan il 13 aprile, in cui la invita a dimettersi. Non ottiene risposta e allora decide di inviare la stessa lettera all'esecutivo nazionale Cisl. L'11 maggio il sindacalista viene deferito ai probiviri - la magistratura interna alla Cisl - territorialmente competenti, cioè il collegio del Veneto, per il tono «minaccioso» dei suoi messaggi. Il 18 luglio viene sanzionato con un richiamo scritto, ossia la sanzione minore tra le cinque previste (l'espulsione è, al lato opposto della 'scala', la più pesante).
A questo punto è la stessa segreteria confederale, che vede in quella email una diffamazione nei confronti della segretaria Anna Maria Furlan, a ricorrere in Appello. E a rivolgersi ai probiviri confederali contro il giudizio del collegio del Veneto.
Un'iniziativa che, a giudizio il gruppo di Sindacalmente.org, viola la statuto della Cisl, e in particolare l'articolo 14, secondo il quale il collegio confederale può riaprire un procedimento disciplinare «in presenza di fatti nuovi e rilevanti debitamente provati». È il principio del ne bis in idem applicato anche nel codice penale italiano, in base al quale non si può essere processati due volte per lo stesso fatto senza che siano emerse novità (recentemente, per esempio, il processo Eternit è stato sospeso per una vicenda simile).
PROBIVIRI COINVOLTI NELLE PRASSI SINDACALI. Nel caso di Scandola, però, non sarebbe stato applicato: «La segreteria non ha prodotto documentazione aggiuntiva. E come se non bastasse il collegio confederale ha decretato l'espulsione di Scandola con procedura d'urgenza: un mostro giuridico», denuncia Serafino, che aggiunge: «Se già il merito è discutibile, il metodo non salva nemmeno la faccia».
La raccomandata di espulsione è arrivata puntuale. E chiusa la strada della magistratura interna, l'ex dirigente ha annunciato di essere pronto a rivolgersi alla magistratura ordinaria. Un fallimento per il sindacato e i suoi organismi di controllo.
«Senza elementi di novità quel giudizio è inaccettabile Hanno violato lo statuto, che è come dire la Costituzione su cui si fonda la nostra democrazia», commenta ancora l'ex sindacalista.
Possibile che ci sia stata una evidente violazione delle regole da parte di tutti i soggetti coinvolti? I giudici interni avrebbero «tutti gli strumenti da statuto per essere indipendenti», ma, conclude Serafino, sono in ogni caso ex dirigenti scelti con logiche di «maggioranza», e che hanno una storia tutta interna alle «prassi sindacali».
Lettera43.it ha tentato di contattare l'ufficio stampa del sindacato per dare voce alla controparte, ma dagli uffici della Cisl ci è stato spiegato che in questo momento non ci sono interlocutori reperibili.
Nella sua intervista a Lettera43.it il segretario generale dei metalmeccanici Fim Cisl, Marco Bentivogli, ha rivendicato la trasparenza del sindacato - lui è tra i pochi ad aver messo online e il suo reddito - e ha invitato tutti coloro che segnalano irregolarità a rivolgersi direttamente alla magistratura interna. Giustissimo.
Ma se, come denuncia Sindacalmente.org, la stessa segreteria generale nel caso di Scandola ha temporaneamente 'dimenticato' le norme di garanzia su cui si fonda l'organizzazione dei lavoratori, questo appello rischia di cadere nel vuoto.

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