Partito Democratico 141003102040
MAMBO 17 Agosto Ago 2015 1150 17 agosto 2015

Il popolo degli ex Pci è morto ma non lo sa

Tanti dibattiti sterili sulla sinistra. Che è ormai senza identità e senza futuro.

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Una sede del Partito democratico.

Su l’Unità Alfredo Reichlin, storico dirigente del Pci, prova a spiegare a Sergio Staino e a Gianni Cuperlo perché entrambi hanno torto.
Parole serie e forti. La mia unica obiezione a Reichlin è su un punto di fondo.
Il mio vecchio direttore de l’Unità si ostina a ritenere che sia ancora in piedi una sinistra e in essa un popolo di ex comunisti con gli stessi sentimenti, passioni, curiosità di quelli senza “ex”.
Come sanno i lettori di Lettera43.it la mia tesi è radicalmente diversa.
TROPPA CONFUSIONE TRA GLI EX COMUNISTI. Sostengo che, come è accaduto con la furiosa diaspora socialista che ha disperso quel popolo, così da anni sta accadendo per centinaia di migliaia di ex comunisti, la cui avanguardia è rappresentata dagli oltre 700 mila non votanti delle recenti elezioni emiliano-romagnole.
Vediamo le cause di questa 'fine di una comunità'. Sono fondamentalmente due, apparentemente opposte: da un lato il ritardo nel prendere atto che il Pci era un partito sostanzialmente in crisi acuta dopo la morte di Enrico Berlinguer, che l’aveva tenuto in vita ma ne aveva anche assottigliato, negli ultimi anni di vita, l’aspirazione a una rappresentanza globale della sinistra.
Dall’altro il post-Pci è stato un affollarsi di idee confuse e contrapposte, non diverse da quelle che si sono affacciate nel post comunismo in tutto il mondo.
Occhetto cercò di tenere tutto assieme mascherando la tragedia della fine del comunismo come un “felice nuovo inizio”, saltò a piè pari la tappa socialista e si battezzò democratico ancorchè di sinistra. Intellettuali e politici allora giovani salirono su quel carro alimentandolo di polemiche e di slogan neo-liberisti.
Un’altra componente, invece, si attardò a far rivivere un’idea-mostro che la storia ha sepolto per sempre. Un’altra componente ancora continuò a tener viva questa formuletta della “terza via”, cioè quel “né/né”, né comunisti-né solcialdemocratici, ovvero socialisti in Europa e anti-socialisti in Italia.
GLI ERRORI DI VELTRONI, D'ALEMA, PRODI. Due leader emersero che raffigurarono quella dicotomia. Walter Veltroni, che rappresentò l’idea americanizzante della nuova sinistra, e D’Alema, che incarnò quella di un socialismo privo di basi nazionali. Poi entrambi si affidarono a Prodi che, con una serie di strappi, impose la nascita forzata e senza cultura del Pd, ovvero fondato sull’unica idea/forza delle primarie. Questa è la biografia del partito ormai sulle soglie della scissione.
Il popolo di ex comunisti per un lungo tratto di strada ha tifato di volta in volta per Massimo o Walter, sentendosi “nuovo” ma “radicato” nel vecchio.
Ha visto nuovi governi con propri ministri, ha visto quei governi bombardare la Serbia, entrare nell’euro, fare il filo al liberismo.
Le élite intellettuali di quel mondo, intanto, si radicalizzavano ancora di più. Non c’è genìa più dannosa dei comunisti che diventano ex comunisti.
Sono personalità ossessive che, peggio di Berlusconi, vedono tracce di “rosso” ovunque e lo perseguono con strali polemici feroci. Il loro simbolo è Claudio Velardi, nell’ottima compagnia di Fabrizio Rondolino e con l’apporto di Antonio Polito.
UNA SINISTRA CHE NON SA PIÙ COSA VUOLE. Gli altri si sono fatti, invece, risucchiare dalla rinascita di quella specie di scheletro che è stato il cofferatismo, cioè il radicalismo sindacale che decide di occupare tutta la scena della politica e non firma un solo contratto.
Poi un’altra area si è convinta, tragicamente, che il “moralismo” berlingueriano si reincarnava nel giustizialismo e ha sostituito alla falce e martello il simbolo di Alcatraz.
Cuperlo, Staino e Reichlin a chi parlano? Quello che resta della sinistra, che per fortuna non è ancora poco, si definisce come area cultura che si oppone a Salvini e Grillo.
Niente di più. Questa area non ama Renzi - che a sua volta non la ama - ma non muore dalla fregola di farlo cadere.
Quello che resta della sinistra ha ormai pensieri corti e disperati, parla di Italicum e non di economia reale, non sa se per il Paese è più importante produrre qualcosa o eleggere direttamente i senatori.
Il vecchio popolo comunista, quello dello sciopero a rovescio, della lotta contro le gabbie salariali, quello che voleva ingenuamente le industrie nel Sud e le autostrade e tutto ciò che portava sviluppo, lo sapeva.
E voi mi dite che c’è ancora la sinistra?

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