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EDITORIALE 18 Agosto Ago 2015 1721 18 agosto 2015

La Lega e il protezionismo applicato alla cultura

I leghisti contro i sette manager stranieri nominati direttori nei musei del nostro Paese. Se valesse la reciprocità, via gli italiani da Louvre e Moma. 

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Gli Uffizi di Firenze.

Chissà che dice l'italianissima, anzi padana di Bergamo, Claudia Ferrazzi, nominata a 34 anni numero tre del Louvre, a proposito delle reprimende della Lega Nord sulla scelta di sette stranieri tra i direttori selezionati per guidare i primi 20 musei italiani.
E cosa potrebbe mai commentare Paola Antonelli, sarda di Sassari e direttore della Ricerca e Sviluppo del Museum of Modern Art di New York. Ma si potrebbe interpellare anche l'angloitaliano Gabriele Finaldi, da marzo 2015 direttore della National Gallery britannica (terzo museo al mondo per visitatori) incensato dalla stampa italiana come simbolo del trionfo nazionale all'estero (poco importava allora che fosse nato a Londra).
LA STERILE POLEMICA DEL CARROCCIO. Si chiederebbero forse che Paese è quello in cui un membro della Commissione cultura del Senato, il capogruppo del Carroccio, Gian Marco Centinaio, dichiara con sicumera che «quello del governo è uno spregio agli esperti d'arte italiani».
Le scelte del ministro Dario Franceschini possono essere bollate soprattutto come un'operazione di immagine tipicamente renziana, un make up per nascondere le crepe di un settore bistrattato da anni come quello della cultura, o essere semplicemente giudicate nel merito. E invece, tra tutte le critiche possibili, i leghisti hanno scelto la più disarmante.
Vai tu a spiegare che nel mondo globale, al di fuori dell'orizzonte tanto idealizzato della provincia, nel settore della cultura come in quello della ricerca, i Paesi fanno a gara per accaparrarsi i talenti migliori, che gli ambienti più competitivi e produttivi a livello internazionale sono anche quelli con un alto tasso di interculturalità.
Potrebbero essere mera propaganda o boutade del momento, ma le dichiarazioni leghiste esprimono una visione del mondo. Un mondo fuori dal tempo, dove le frontiere non sono chiuse solo ai disperati che arrivano sui barconi dalle coste libiche, ma anche ai cervelli, in nome di un nazionalismo cieco da età degli Imperi. Un piccolo mondo antico che non esiste. E non è mai esistito.

Ragazzi, non sognate un futuro all'estero

Nel mondo sognato dal Carroccio, Ferrazzi, oggi segretario generale dell'Accademia di Francia di Roma, nonché - pensate un po' - membro proprio della Commissione che ha proposto al ministero dei Beni Culturali i candidati per la direzione dei musei italiani di prima fascia, non sarebbe mai dovuta entrare nel top management del tempio della cultura più visitato al mondo, che da solo stacca più biglietti dei 10 maggiori poli italiani.
Antonelli non sarebbe mai stata scelta come curatrice del Moma. E Finaldi non si sarebbe mai sognato di dirigere prima il Prado di Madrid e poi il secondo museo londinese.
Eike Schmidt, il tedesco di Friburgo appena nominato a capo degli Uffizi, avrebbe dovuto costruire la sua carriera nei dintorni della Foresta Nera, invece che volare oltre Atlantico per curare il dipartimento scultura del Getty Museum di Los Angeles.
CHIUDIAMO LE FRONTIERE DELLE PROFESSIONI? E assieme a loro migliaia di italiani - scrittori, registi, manager, scienziati, medici, ingegneri - avrebbero dovuto trovare un muro di fronte alle aspirazioni di ottenere successo fuori dai confini della loro piccola patria.
Matteo Salvini o Luca Zaia o Roberto Maroni diranno mai ai tanti ragazzi veneti e lombardi che se fosse per loro la cittadinanza italiana dovrebbe precludere la possibilità di diventare qualcuno all'estero? Oppure la reciprocità, tanto invocata dalla Lega, è in realtà una strada a senso unico? La presa di posizione del Carroccio, tuttavia, può essere utile. Se i nemici contro cui combattere non sono solo i migranti che vogliono 'invadere' l'Italia, ma anche uno storico dell'arte con un curriculum zeppo di esperienze internazionali, qualcuno potrebbe aprire gli occhi.
E capire che la propaganda non ci protegge dai delinquenti, semplicemente ci isola dal mondo.
Non quello piccolo e antico, ma quello sconfinato del presente.

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