Libia Guerra 150818151501
CRISI 18 Agosto Ago 2015 1530 18 agosto 2015

Libia: l'Isis vicino, la guerra Nato ancora lontana

Rimpalli internazionali e caos. La missione a guida italiana resta uno slogan. Così si fa il gioco dello Stato islamico. Mancano la risoluzione e l'ok dell'Onu.

  • ...

Nella Libia della guerra tra libici, e tra libici e Isis, torna imminente la decisione su un secondo intervento internazionale, stavolta a guida italiana.
Sirte, ex roccaforte di Gheddafi, è diventata la Kobane libica sotto assedio dei jihadisti, una Raqqa e una Mosul sul Mediterraneo.
Nel Ferragosto di fuoco per respingere l'Isis sono morti più di 200 civili, 500 i feriti secondo il bilancio spaventoso delle fonti mediche locali.
EMERGENZA UMANITARIA. L'ospedale cittadino è stato assaltato e dato alle fiamme, mancano medici e apparecchiature per curare i malati: un'emergenza anche umanitaria.
Una dozzina di combattenti sarebbero stati decapitati ed esposti crocifissi, come nella Siria del cosiddetto Stato islamico, altri appesi sui ponti e alle rotonde e ai margini delle strade.
A Sirte contro l'Isis combattono le milizie di Misurata di Alba libica, vicine al governo islamista di Tripoli, a sua volta accusato dal governo rivale di Tobruk di portare e appoggiare i jihadisti in Libia.


UNA PACE FORZOSA. Un caos tortuoso che di fatto rende impossibile un'azione libica forte e comune contro l'avanzata dell'Isis ed espone invece l'ex jamahiriya di Gheddafi a massicce infiltrazioni esterne.
Spaventata, la comunità internazionale è decisa - almeno a parole - a far riappacificare i litiganti libici, per poter agire con il loro via libera contro il trafficanti di migranti, sperando anche di ridurre la presa dell'Isis con un difficile governo bipartisan di unità nazionale.

Missione Ue a guida italiana e base a Roma

Le brigate di Tobruk, guidate dal generale Haftar (Getty).  

La fase 1 della missione anti-scafisti Ue è partita a luglio, con operazioni quasi interamente di ricognizione e intelligence finora inutili, come dimostrano i morti nel Mediterraneo e i gommoni che salpano continuamente dalla Libia.
Il quartier generale di Eunavfor Med è a Roma, vicino all’aeroporto militare di Centocelle, sotto il comando dell'ammiraglio Enrico Credentino, già a capo antipirateria Atalanta in Somalia, e in mare le operazioni in mare coordinate dalla portaerei italiana Cavour.
PRESSING DELL'UE. L'Alto rappresentante Ue per la Politica estera, l'italiana Federica Mogherini, richiama le milizie libiche all'«urgenza di un compromesso, con spirito di responsabilità, per un accordo politico» che argini una «minaccia per tutti i libici».
In appoggio all'inviato dell'Onu in Libia e mediatore dei negoziati per la pacificazione Bernardino Leon, Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Usa hanno sottoscritto una nota di condanna agli «atti barbarici dell'Isis» e di «appello a tutte le fazioni libiche che desiderano un Paese unificato e in pace», a unire le «loro forze contro gruppi terroristici transnazionali che sfruttano la Libia per i loro scopi»
LA RISOLUZIONE ONU. La Nato è pronta ad appoggiare un nuovo intervento dal 2011.
Ma per il salto di qualità (unità scelte a terra o droni armati?) occorre il via libera in Consiglio di sicurezza all'Onu di una risoluzione internazionale con licenza d'attacco: il mandato del Capitolo VII della Carta delle Nazioni unite che quattro anni fa l'inglese David Cameron e il francese Nicolas Sarkozy riuscirono a ottenere, con una formula ambigua, prima di bombardare Gheddafi.
Anche per questo spiacevole precedente, la riunione delle potenze con potere di veto a Palazzo di Vetro si fa attendere e tutto il fumo (anche italiano) sul ritorno militare in Libia è inconsistente.

L'appello di Usa e Ue ai libici. Che chiedono raid arabi

Un posto di blocco degli islamisti di Alba libica a Sirte (Getty images).


C'è la necessità di un interlocutore libico, come nel 2011 il cartello dei ribelli, che legittimi l'ingerenza esterna.
Per questo la comunità internazionale spinge Tripoli e Tobruk a deporre le armi.
Ma l'accordo non arriva: troppa ostilità e troppi interessi in gioco.
Eppure in Libia, per esempio, la Banca centrale che veicola gli introiti del petrolio (oltre il 90% del Pil) e il campionato nazionale di calcio non si sono interrotti.
In primavera Tripoli era pronta ad accettare l'intesa preliminare di Leon, ma Tobruk rifiutò.
A luglio Tobruk e 20 tra le 24 fazioni che si litigano la Libia, inclusa Misurata, hanno firmato un documento di armistizio con l'Onu, ma Tripoli ha detto no: un rimpallo continuo.
ACCORDO LONTANO. Non c'è accordo né sui vertici di un esercito tutto da costruire, né sull'accorpamento dei due attuali governi e parlamenti in un potere unicum, rispettivamente esecutivo e legislativo.
Nazioni unite e Ue premono su Misurata, in drammatico bisogno di aiuto a Sirte, per persuadere Tripoli, ma non si intravedono svolte sostanziali.
La risoluzione con il capitolo VII sul «legittimo uso della forza» che Francia, e soprattutto Gran Bretagna, stanno scrivendo con Roma, è in stand by.
Ancora nessuna riunione all'Onu, mentre nel silenzio estivo i parlamenti nazionali Ue stanno autorizzando Eunavfor Med, dopo il disco verde di Bruxelles.
Mentre in Libia gli Usa sganciano droni contro superterroristi in odore di Isis, nei crocevia della tratta dei migranti come Ajdabiya dimostrando di conoscere bene dove si nascondono le insidie, ma di volersi muovere sottotraccia, senza nuove guerre come in Iraq o in Afghanistan.
L'INTERVENTO ARABO. Anche con un'intesa tra Tripoli e Tobruk, Russia e Cina dovranno autorizzare raid o operazioni a terra in Consiglio di sicurezza: un percorso lungo e accidentato.
Difficile anche che l'Onu revochi l'embargo sulle armi alla Libia per dare mano libera al governo di Tobruk e al braccio militare del generale Khalifa Haftar, attorno al quale si sono radunati anche i gheddafiani.
Un'altra empasse, mentre nell'ex colonia italiana circolano già fin troppe armi.
Sirte brucia, nel quartiere 3 sotto attacco si combatte continuamente e non a caso, attraverso la Lega araba, Tobruk chiede raid ai Paesi arabi vicini.
Un loro intervento armato potrebbe, tra l'altro, togliere molte castagne dal fuoco.

Twitter @BarbaraCiolli

Correlati

Potresti esserti perso