Caporalato 150721163809
MAMBO 20 Agosto Ago 2015 1244 20 agosto 2015

Il Pd scorda gli ultimi per litigare sul Senato

Se la sinistra non c’è dove c’è la sofferenza sociale, non ha più ragione di esistere.

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Un bracciante sfruttato nei campi del sud Italia.

Il sospetto che in Italia non ci sia più la sinistra e che non la rappresentino né quelli autonominatisi così, a malincuore, di Renzi né quegli altri che gli si contrappongono, è suggerito dalla cronaca.
Tre fatti: migranti, zingari, caporalato.
Partiamo da quest’ultimo. Nella Puglia di Vendola il caporalato da molti anni, e in tutti quelli in cui Nichi è stato presidente, è tornato alla grande.
Le grandi lotte del passato che ne avevano ridotto il peso, ma non cancellato l’esistenza, sono state dimenticate di fronte a campagne piene di schiavi di colore supersfruttati e di braccianti indigeni, spesso donne, pagati con cifre giornaliere che non prenderebbe un badante di città.
IL SILENZIO DI SINDACATI E SINISTRA. Se non fosse morta di fatica la povera signora tarantina, ne parleremmo poco o niente anche ora. È certo che sindacati e sinistra sapevano, non foss’altro perché alcuni giornali, pochi, ogni anno di questa stagione ne parlano, tuttavia mai questo dramma sociale è stato al centro dell’attenzione. Ditelo a Gotor.
Dite anche a Gotor che nessuna sinistra in Italia - lo ha fatto bene Carlo Puca in una recente trasmissione tivù - ha detto a chiara voce che gli zingari sono solo 180 mila, di cui la metà cittadini italiani, e che se di questi una parte spettacolarmente fa casino, per esempio alla stazione Termini di Roma, la gran parte vive male, sfruttata dai Buzzi di cui il Pd romano non si era accorto, anzi ne era amico.
Siamo arrivati al punto che sugli zingari si sta costruendo la leadership di centrodestra di Del Debbio a cui rom e sinti, per il solo fatto di esistere, hanno costruito la fortuna giornalistica, oggi, e politica, domani. Aspetto che su quel faccione rubicondo spuntino inquietanhti baffetti, si comincia sempre così.
I GIOVANI DEL PD, IGNAVI SUI MIGRANTI. Sui migranti c’è poco da dire. Sarebbe stato bello vedere squadre di giovani democratici andare a Lampedusa assieme a militari, Croce Rossa e associazioni cattoliche. Ma erano impegnate a tifare per Renzi e o per Cuperlo.
Se la sinistra non c’è dove c’è la sofferenza sociale, non ha ragione di dichiarare la propria esistenza.
Abbiamo per tanti anni accusato la sinistra, e noi stesi, per il tempo perso a definire quel che eravamo diventati dopo il 1989. Non avremmo mai pensato di diventare il nulla, ovvero una pattuglia di politologi e di scarsi costituzionalisti indifferenti alla gente che soffre. A questi chi ci deve pensare, la destra?
Siamo arrivati al punto che ministri di questo governo e autorevoli esponenti del partito renziano mettono il muso a monsignor Galantino dopo essersi beccati decenni di Camillo Ruini.
PARTITO IMPEGNATO A SCANNARSI. La predica del presidente Cei è rischiosa solo perché affida alla moralità dei singoli la sorte del pPaese. Tuttavia c’è un problema di moralità collettiva, che è altra cosa dalle ossessioni giustizialiste, che dovrebbe stare a cuore a chi ci governa.
Il dibattito sociale, infine, ruota sempre attorno a quelli che si vedono, tipo i precari “deportati” della scuola. Hanno le loro ragioni.
Ma sono gli invisibili il male oscuro di un'Italia che ha girato la testa dall’altra parte, perché la sinistra non si occupa del Paese reale, ma sta preparando un Vietnam parlamentare per difendere una Camera del tutto inutile come il Senato.
Forse Cuperlo e i suoi hanno creduto che le parole più aspre il buon Alfredo Reichlin le abbia dedicate all’“estraneo” Matteo Renzi, non accorgendosi che l’ex direttore de l’Unità ha dichiarato l’inesistenza di una cosa chiamata sinistra nel partito che si chiama democratico.
Inutilità dei nomi!

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