Casamonica Funerale 150820173054
MAMBO 21 Agosto Ago 2015 0932 21 agosto 2015

Lo sputtanamento di Roma ora è in mondovisione

Il funerale di Casamonica figlio di una città senza guida. Serve tornare al voto subito.

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Quando in un paesino del Sud la processione fece l’inchino davanti alla casa del boss, il maresciallo dei carabinieri si allontanò.
Avrebbe potuto, e forse dovuto, interrompere quell’indegno spettacolo ma probabilmente non aveva uomini e temeva una sollevazione popolare. Sicuramente mancò di capacità predittive, perché gli inchini davanti alle case dei padrini, in alcune zone del Meridione, sono regolari e quel dignitoso maresciallo avrebbe dovuto avvertire i suoi superiori e chiedere rinforzi.
Il caso di Casamonica, boss di Roma, con quei funerali spettacolari che ci stanno sputtanando in tutto il mondo, è ben diverso e più grave.
EVENTO CHE SI CONOSCEVA DA GIORNI. Da alcuni giorni sicuramente molte autorità sapevano quel che si sarebbe svolto, talché il feretro è stato preceduto dai vigili urbani, il traffico bloccato e deviato, le strade dopo la cerimonia pulite dai fiori gettati per terra e un elicottero, in tempi di estremo allarme per la sicurezza, ha avuto il permesso di sorvolare la città del papa.
La morte di un Casamonica avrebbe dovuto accendere qualche lampadina. Sicuramente qualche funzionario comunale (il capo dei vigili?), prefettizio o della questura ha deciso di chiudere un occhio.
Quel che è certo è che in questa città, invidiata nel mondo, non comanda nessuno e chiunque può fare quel che vuole: dai funerali mafiosi, al pisciare nelle fontane fino a manomettere monumenti.
Come siamo giunti a questo punto?
Ci siamo arrivati perché la politica è fuggita, rifugiandosi fra le braccia del malaffare, perché la pubblica opinione si è rassegnata, perché il malaffare ha dato tanti posti di lavoro, non solo nelle municipalizzate. Ci siamo arrivati perché la sinistra romana, tutta, fa ridere.
Orfini parte civile nel processo per Roma capitale? Ma se si discutesse di politica e non di malaffare sarebbe lui a dover finire sul banco degli accusati.
Quanta fatica di Argan, Petroselli, Vetere e poi ancora Rutelli e Veltroni per finire nelle mani di piccoli cialtroncelli che pensano solo alla propria corrente, nominando assessori al Comune o consiglieri di amministrazione Rai.
UNA CITTÀ DA SMONTARE E RICOSTRUIRE. Si capisce subito che in una situazione così a Roma può vincere chiunque.
Persino per un vecchio militante di sinistra come me il voto prossimo venturo non sarà orientato dallo schieramento ma dalle capacità del candidato, ed escludo che la sinistra ne abbia uno presentabile.
Colpa di Renzi? Non facciamo ridere. La colpa del premier è di non voler sporcarsi le mani con le cose difficili: Roma, la Campania eccetera eccetera.
La colpa è di chi stava prima di Renzi. Ecco la ragione per cui la sinistra Pd non ha ragione.
Ed ecco perché questa banale osservazione è disperante. Roma sta alzando la bandiera bianca. Il prefetto Gabrielli, che ha la schiena dritta, si dia una mossa.
Qui la baracca va smontata pezzo a pezzo e succeda quel che succeda.
Possibile che in Grecia i possa votare in 15 giorni mentre in Italia e a Roma riuscire a ottenere il voto è un’impresa titanica?

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