Grecia: cominciato dibattito Memorandum
SCENARIO 22 Agosto Ago 2015 0900 22 agosto 2015

Grecia, per Tsipras tutte le strade portano al centro

Syriza al bivio. Diventare un nuovo Pasok o allearsi con i pro-euro di To Potami? L'analista Kosmidis: «Il premier rivincerà. I ribelli valgono un quinto del partito».

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Il programma di governo, come è noto, è già scritto.
Il vincitore delle elezioni anche.
Il resto, però, è tutto un'incognita.
Il paradosso delle elezioni greche, che dopo le dimissioni del primo ministro Alexis Tsipras sono con tutta probabilità destinate a tenersi in settembre, sta tutto qui: Syriza è dato già per trionfatore.
SVOLTA CENTRISTA? Ma riuscirà a formare un governo senza allearsi al centro o la scissione dei ribelli e la nascita di Unione popolare - il gruppo guidato dall'ex ministro dell'Energia Lafazanis - lo costringerà a coalizzarsi con quel To Potami rifiutato come alleato proprio alle elezioni di gennaio 2015?
Che Syriza sarà quella che si avvicina a una campagna elettorale in difesa di un memorandum sottoscritto con la Troika, che ha cambiato nome, ma non politica?
LA FRONDA VALE UN QUINTO DI SYRIZA. I sondaggi in Grecia sono fermi da un mese.
I 25 parlamentari che hanno fondato Unione popolare, diventando la terza forza dell'assemblea ellenica, dichiarano di puntare a un 15-20%.
Ma Spyros Kosmidis, ricercatore di Oxford esperto di elezioni e opinione pubblica greca, spiega a Lettera43.it: «Credo che i ribelli di Lafazanis valgano appena un quinto di Syriza».
POSSIBILITÀ DI FARE UN NUOVO PASOK. Kosmidis mette le mani avanti: previsioni precise non si possono ancora fare.
Ma la vera partita si gioca al centro. «Tsipras», dice, «è a un bivio: deve decidere se trasformare il suo partito in un nuovo Pasok, una formazione di centrosinistra di ispirazione socialdemocratica».

I dissidenti dicono di avere il 15%, ma l'80% dei greci è a favore dell'euro

Alexis Tsipras e Panagiotis Lafazanis.

Il risultato delle elezioni non sarà distante da quello di sette mesi fa.
Nonostante in questo lasso di tempo sia successo di tutto.
E Tsipras sia passato dal rifiuto della Troika e da un referendum che ha respinto un accordo con i creditori alla firma di un'intesa che comprende privatizzazioni, tasse, diminuzione dei salari e della spesa sociale.
Ma il premier può vantare di aver ottenuto un taglio del debito e nuovi e meno dolorosi obiettivi di riduzione del deficit.
COME SPIEGARE UNA GREXIT? I suoi nemici interni porteranno avanti una campagna anti-memorandum, ma sarà difficile per loro spiegare ai cittadini greci come gestirebbero l'uscita ordinata dall'euro che propongono in queste ore.
Lafazanis si dovrà spostare a sinistra, dice l'esperto, ma le ricerche di opinione ci dicono che l'80% dei greci è a favore dell'euro.
Il 'no' al referendum non era un 'no' alla moneta unica, ricorda Kosmidis. E il restante 20% di sostenitori del ritorno alla dracma è già diviso tra i comunisti del Kke (fierissimi oppositori di Syriza) e i neonazisti di Alba dorata.
Per Lafazanis sarà difficile trovare alleati. Un patto con i comunisti è impossibile.
IL PIANO B È GIÀ FALLITO. E anche i precedenti remano contro i ribelli: proprio un parlamentare dell'ala radicale di Syriza Alexandros Alavanos si presentò alle elezioni del 2012 con una formazione anti-memorandum chiamata 'Il Piano B': conquistò lo 0,5% dei voti.
Il Pasok allora, come Syriza oggi, affrontava il voto dopo aver firmato l'intesa con la Troika e essere tornato alle urne: vinse lasciando sul terreno solo il 5% dei voti rispetto alle consultazioni precedenti.
A Syriza potrebbe andare anche meglio, commenta Kosmidis: «L'elettorato potrebbe apprezzare la svolta. I greci non sono diventati tutti di sinistra radicale a gennaio: c'è un elettorato di centro che ha voltato le spalle ai vecchi partiti».

Tutto spinge Tsipras sulla poltrona di premier: nessuno vuole le responsabilità

Stavros Theodorakis, leader di To Potami.

Peggio dei ribelli di Syriza rischiano di fare gli Indipendenti greci, «il partito di estrema destra» da definizione di Kosmidis, attualmente alleato di Tsipras al governo.
Il sovranismo e il nazionalismo di cui si facevano alfieri è caduto sotto i colpi dell'intesa con la Troika.
E ora rischiano di pagare le scelte del premier, più dello stesso Tsipras.
SONO FERMI ALL'1,5%. «Potrebbero fermarsi all'1,5% dei consensi, secondo gli ultimi sondaggi, e non superare nemmeno la soglia di sbarramento per entrare al parlamento».
La legge elettorale ellenica offre un premio di maggioranza di 50 seggi al primo partito, ma per ottenere la maggioranza assoluta bisogna conquistare tra il 36 e il 40% dei consensi: percentuali a cui in questo momento nessuna formazione politica può aspirare. E dunque?
TO POTAMI E PASOK DECISIVI. «Con questi numeri i veri game changer sono To Potami e il Pasok, il primo ora dato al 5% e il secondo al 2», spiega Kosmidis, cioè gli unici che potrebbero allearsi con Syriza.
«I rapporti tra Tsipras e il centro potrebbero cambiare molto in campagna elettorale».
NEA DIMOKRATIA SECONDA. To Potami, il partito pro euro che tanto piace alle istituzioni europee, è un possibile alleato anche di Nea Dimokratia, formazione di centrodestra data da tutte le rilevazioni come secondo partito.
Il problema, però, è che il leader dei conservatori «non ha intenzione di sedersi sulla poltrona di primo ministro, con un accordo già fatto e le conseguenze in arrivo», precisa l'analista.
NUOVE TASSE E GIÙ I SALARI. «La strategia di Tsipras sull'intesa sarà visibile entro qualche mese. Ma in autunno ci saranno certamente nuove tasse e abbassamento dei salari e i conservatori non vogliono prendersi le responsabilità del leader di Syriza, forse non se le vuole prendere nemmeno Tsipras».
Ma chi se non lui? «Una bella domanda. Nessuno lo sa. L'alternativa sarebbe un tecnocrate. E in questo scenario il voto a To Potami è strategico: è il partito che ha più possibilità di entrare in una coalizione di governo», conclude Kosmidis.
Tsipras il radicale, insomma, non solo è diventato il primo ministro predestinato, ma è a un bivio stretto: «O Syriza si allea al centro o si trasforma in un partito di centrosinistra».

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