MANIFESTAZIONE 23 Agosto Ago 2015 0900 23 agosto 2015

Dc, Cav e Pd: come si muove il potere al Meeting di Cl

Andreotti, Berlusconi, Monti. Ora anche Renzi. Tutti i leader passano da Rimini. Da Mani pulite al debutto del M5s, gli intrecci politici con l'universo ciellino.

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Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Da Rimini sono passati tutti i potenti della politica italiana degli ultimi 35 anni.
Da Giulio Andreotti a Mario Monti, da Romano Prodi a Silvio Berlusconi, Giorgio Napolitano, Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini ed Enrico Letta.
MANCAVA SOLO RENZI. Mancava solo Matteo Renzi, ma il gap è destinato a essere colmato il 25 agosto.
Dal 1980 a oggi il Meeting di Comunione e liberazione è stato una tappa fissa di premier e ministri, parlamentari e funzionari di Stato, giornalisti e imprenditori.
CASA DEI POTERI FORTI. Tutti pronti ad accogliere l'invito del movimento fondato da Don Luigi Giussani, dove i cosiddetti poteri forti si incontravano e confrontavano in nome della “fratellanza dei popoli”.
Ma Rimini è stata soprattutto la cornice di accordi tra diverse aree della politica e della società civile.

Il primo grande trauma ciellino fu Mani pulite

Silvio Berlusconi e Bettino Craxi.

Negli Anni 80 e 90 ha scritto pagine di storia indelebili, eppure Cl era gradualmente finita in una sorta di dimenticatoio all'indomani dello scandalo politico-giudiziario di Mani pulite.
Disorientata dallo stravolgimento che quell'epoca portò nel mondo delle istituzioni e dei partiti, con cui il movimento si era sempre rapportato.
ADDIO GRANDI BLOCCHI. Non esistevano più i grandi blocchi, Dc, Psi, Pci, Pri e Pli e al loro posto erano sbarcati sulla scena Forza Italia con Silvio Berlusconi da una parte, e il fu Pds di Achille Occhetto dall'altra.
Tutto cambiò all'improvviso e anche le istituzioni subirono un contraccolpo.
Il Cav era un antesignano dell'antipolitica: lui che veniva dal mondo dell'imprenditoria si occupava della Cosa pubblica perché i politici erano «incapaci» di farlo da sé.
CRAXI SPAZZATO VIA. La sinistra socialdemocratica di Bettino Craxi fu spazzata via dalla confusa «gioiosa macchina da guerra» dei tristi eredi del Partito comunista.
A chi doveva parlare Comunione e liberazione per arrivare ai cuori e alle pance dei potenti?
Chi rappresentava davvero il comune sentimento degli italiani e dell'Europa?

Con Silvio lo stravagante il feeling si raffreddò dopo gli scandali

Per un po' era piaciuto Berlusconi, poi però le traversie con la magistratura avevano suggerito prudenza nei rapporti.
E anche le sue “stravaganze” extra politica non consigliavano di approfondire più di tanto la conoscenza.
Eppure all'interno di Cl c'erano uomini importanti di Silvio, come il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, uno che per anni ha avuto un potere enorme nelle proprie mani, fino a quando non è finito anche lui nella polvere delle inchieste giudiziarie.
DAL 2000 CROLLO DI FIDUCIA. Gli Anni 2000, poi, certificarono un consistente e costante crollo di apprezzamento della gente per i ciellini e il loro Meeting, sebbene i dati sulle presenze non rispecchiavano il sentire comune del popolo elettore.
E anche i potenti non hanno mai fatto mancare la loro presenza.
Qualcosa, però, era cambiato.
PARABOLA DISCENDENTE. E la parabola discendente ha seguito esattamente quella della politica italiana, fino ad arrivare alla disfatta dell'ultimo governo Berlusconi, e il grigio rigorismo di quello guidato da Monti.
Siamo negli anni della crisi economico-finanziaria che ha investito buona parte dell'Europa del Sud e dell'Occidente.
Il nostro Paese se la passava malissimo tra il 2008 e il 2011, tanto che in quel periodo l'embrione del Movimento 5 stelle prendeva forma e volto.
MEETING COME IL BILDERBERG. Fu così che l'antipolitica entrò nel Palazzo, con gli apriscatole, mentre gli italiani scoprivano di provare disprezzo per i “consessi del potere”, paragonando le riunioni del Bilderberg ai Meeting di Cl.

Le invettive di Grillo contro “Comunione e fatturazione”

Il leader del M5s Beppe Grillo.

Anche il megafono di questa rivolta (condotta principalmente sul web, attraverso la Rete internet e i social network), e cioè Beppe Grillo, si lanciò in anatemi pesanti, come nel 2013, quando ribattezzò il movimento Comunione e liberazione in “Comunione e fatturazione”, attraverso uno dei tanti post del suo blog, nel quale scriveva: «È un'ingerenza ecclesiale nella politica. Chi la protegge fa carriera, diventa un intoccabile, e Cl ricambia sempre con affetto peloso».
E ancora: «Rimini è una città martire. Invasa ogni anno dalle truppe cammellate di democristiani vecchi e nuovi. I suoi abitanti ci lanciano un grido di dolore. Liberiamola e liberiamo l'Italia».
UN INVIATO GRILLINO. Alla fine è stato lui a cedere, al punto che uno dei suoi parlamentari, il deputato Mattia Fantinato, è stato scelto per partecipare a uno degli incontri previsti nel Meeting.
Il suo nome è nello stesso programma in cui compaiono quelli di Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan, Paolo Gentiloni, Graziano Delrio, Gian Luca Galletti e Maurizio Martina.
Cinque ministri più il premier: una tavolata di “diavoli”, stando al tenore standard dei commenti dei pentastellati.

I riflettori sono di nuovo accesi: tanto Pd in programma

Mario Mauro, Maurizio Lupi, Roberto Formigoni e don Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione.

È il segno che la ruota è tornata a girare.
Anche per Cl, il cui Meeting ha i riflettori addosso dal 20 al 26 agosto.
Molto Pd e uno spruzzo di cinque stelle.
I PARTITI CI SONO. Secondo quanto dice il fondatore e presidente della Fondazione per la sussidiarietà, Giorgio Vittadini, «abbiamo invitato solo personaggi istituzionali. Quindi la politica non partitica, ma come risposta ai problemi reali».
Eppure i partiti ci sono.
EX PUPILLI IN DISPARTE. A eccezione del Nuovo centrodestra, oggi fuso con l'Unione di centro in Area popolare, le cui punte di diamante, Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, un tempo stelle luminose di Cl, sono relegate ai margini della manifestazione.
Anche questo, però, è il segno dei tempi.
Uno dei frequentatori più assidui del Meeting, Giulio Andreotti (che mancò solo nel 1991), amava ripetere che «il potere logora chi non ce l'ha».
E chi non ce l'ha può anche rischiare di finire escluso dalla tavola principale di quella che considerava come casa propria.

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