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INTESA 23 Agosto Ago 2015 1500 23 agosto 2015

Napoli, l'asse anti Renzi tra Fassina e de Magistris

Il fuoriuscito dal Pd appoggia il sindaco di Napoli. Per sgambettare il premier. Ma da Di Pietro a Ingroia, chi si è avvicinato all'ex magistrato ha sempre fallito.

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Luigi De Magistris e Antonio DI Pietro.

Non dev'essere un tipo superstizioso Stefano Fassina se ha deciso di fidanzarsi politicamente con Giggino de Magistris, sindaco di Napoli.
Asse che ha un respiro strategico nazionale di medio/lungo termine (opposizione alla leadership di Matteo Renzi) e un obiettivo tattico quasi immediato: far riconquistare all'attuale primo cittadino la guida del Comune dopo la fortunosa e rocambolesca vittoria del 2011, quando l'ex pm di Catanzaro s'impose al ballottaggio sul più quotato candidato del centrodestra, l'imprenditore Gianni Lettieri.
GIGGINO PORTA MALE. E non dev'essere superstizioso, l'ex Pd oggi fondatore del pensatoio-partito “Futuro a sinistra”, perché non è che de Magistris abbia - come dire - portato proprio bene ai leader che con lui si sono abbracciati per conquistare o mantenere la scena.
DI PIETRO NON DIFESO. Antonio Di Pietro, dopo averlo fatto eleggere all'Europarlamento nel 2010 sotto gli stendardi di Italia dei valori, se l'è ritrovato alla testa delle schiere nemiche tra le mura di casa.
Non solo de Magistris non ha mai preso ufficialmente la tessera del Partito del Gabbiano, ma non gli ha risparmiato bordate sulle alleanze e sulle strategie elettorali fin dal primo giorno di convivenza.
E, quando Tonino è crollato sotto i colpi di piccone delle inchieste giornalistiche al suo impero immobiliare, il sindaco di Napoli non ha speso una parola (che non fosse di circostanza, ovvio) per difenderlo.

Con Ingroia rimpallo di responsabilità

Ingroia e il simbolo del suo movimento.

Ancor peggio è andata all'ex amico di toga, Antonino Ingroia che, dal Guatemala dov'era osservatore Onu, si è ritrovato senza più un lavoro dopo la disastrosa esperienza delle ultime politiche con la sua Rivoluzione civile.
Nessun eletto in parlamento e, cosa ancor più grave, un flop drammatico proprio nel capoluogo campano con un misero 3,7% alla Camera e un 2,24% al Senato.
Giggino, diplomaticamente, si precipitò a scaricare subito la colpa sul magistrato palermitano che, arrabbiato, gli restituì il ceffone dandogli dell'incompetente (politico).
FASSINA CI CREDE. Fassina, invece, ci crede sul serio nel rapporto con la fascia tricolore partenopea.
Al quotidiano Il Mattino ha parlato, un po' fumosamente, di “modello Napoli” per rilanciare la galassia politica di ultra-sinistra che, come il Vesuvio, è addormentata ma pronta a ruggire.
FLIRT COI GRILLINI. Non a caso, de Magistris ha provato a tirar dentro i grillini, che in città sono il primo partito, ricevendo però un bel niet dal presidente della commissione Rai Roberto Fico.
Il sindaco da qualche tempo, superata la tempesta della sospensione per la legge Severino, sta nuovamente flirtando coi movimenti, i centri sociali e l'area antagonista che sono stati la miccia della sua scorsa campagna elettorale e che lui ora deve galvanizzare di nuovo.
LISTA IN APPOGGIO. Fassina, che con Giggino già ha avuto un incontro vis-a-vis, ha intenzione di sostenerlo con una lista che dovrebbe aggiungersi al tris di civiche che i “guardiani della rivoluzione arancione” stanno già allestendo grazie alle iniziative di “DeMa”, l'associazione nata per indicare “Democrazia autonomia”, ma già ribattezzata dai maligni “Demagogia”.

Guerra al governo Renzi

Matteo Renzi e Stefano Fassina.

La battaglia elettorale, comunque, è appena all'inizio.
Gli eserciti non si sono nemmeno messi in movimento per raggiungere il campo di battaglia, ma questo può essere solo un vantaggio per il sindaco uscente.
IN DIFESA DI NAPOLI. Il centrodestra e il Partito democratico ci metteranno un bel po' a trovare i candidati, e de Magistris potrà furoreggiare nella sua guerra al governo Renzi che taglia i fondi a Napoli lasciandola nel baratro di un Sud sempre più povero. Una città sola che solo Giggino può difendere.
D'altronde, sulla sua pagina Facebook già l'ha detto chiaramente: Napoli è e resterà (a dio piacendo) una città de-renzizzata.
OCCHIO A BASSOLINO. Tutto potrebbe però cambiare se davvero, come pare, Antonio Bassolino decidesse di togliersi l'ultimo sfizio della sua carriera politica: tornare laddove tutto è iniziato, a Palazzo San Giacomo.
L'uomo che portò Bill Clinton a fare jogging sul lungomare di Napoli, da qualche tempo sta sondando gli umori della città attraverso Facebook, e i risultati sarebbero incoraggianti.
Se scendesse nuovamente in campo, dicono gli esperti, non ce ne sarebbe per nessuno.
E allora sì che gli verrebbe facile la battuta, lui che ha incrociato più di una volta le lame con Giggino: «de Magistris chi?».

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