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ATTENTATI 23 Agosto Ago 2015 1200 23 agosto 2015

Pkk, la battaglia politica e militare di Öcalan

Stop alle trattative in Turchia. Raid e violenze. Come durante la lotta armata. Washington tenta colloqui di pace indiretti. La storia dei separatisti curdi.

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Pkk, Isis o altri fronti interni di terrorismo?
Nella Turchia che bombarda separatisti curdi e jihadisti, i guerriglieri di Abdullah Öcalan rispondono con una massiccia guerriglia: poliziotti morti nel Sud-Est del Paese, in imboscate del Pkk.
Ma la Turchia è anche teatro degli attentati dell'estrema sinistra turca di Istanbul e della strage dell'Isis a Suruç, il 20 luglio (32 morti e un centinaio feriti, a onor del vero quasi tutti curdi), che ha dato il via alle rappresaglie curde e alla campagna militare bifronte di Ankara.
NEGOZIATI IN BILICO. L'attacco ai «terroristi separatisti del Pkk» fa saltare i negoziati di pace aperti nel 2012 tra il governo turco e il Partito curdo dei lavoratori di Öcalan, che per la Turchia, gli Stati Uniti e anche l'Unione europea resta un'organizzazione terroristica.
La presa di distanze dalla lotta armata e anche dal marxismo-leninismo del suo fondatore, detenuto dal 1999 nel carcere di massima sicurezza sull'isola di Imrali, non è bastata ad abbassare le difese della Nato.
COLLOQUI INDIRETTI. Il 17 agosto, però, si è aperto uno spiraglio: Cemil Bayik, uno dei leader dell'organizzazione curda, ha spiegato che il Pkk ha avviato colloqui indiretti con gli Stati Uniti per cercare una mediazione nel conflitto in corso con la Turchia.
«Ci sono stati messaggi, incontri, lettere e probabilmente ce ne saranno ancora di più», ha detto al Daily Telegraph, ribadendo la richiesta di una mediazione di Washington: «Se ci danno garanzie, accetteremo quel ruolo. Ma senza garanzie non possiamo fare passi unilaterali».
PKK NELLA BLACK LIST. Nonostante i morti del Pkk (casa madre dei curdo siriani di Kobane del Ypg) contro l'Isis in Siria e anche in Iraq, la mobilitazione per togliere il Partito curdo dei lavoratori dalla black list che era montata con la resistenza a Kobane è finita nel nulla.
Una parte del movimento di Öcalan non ha mai voluto i negoziati e di certo il Pkk non sarà riabilitato dopo l'offensiva lanciata questa estate contro le forze dell'ordine turche.
Attacchi che provocano risposte dure e repressive, una spirale di violenze. Decine di morti tra soldati e agenti, centinaia tra i curdi del Pkk e focolai d'instabilità in continua espansione.

Dal 1984 oltre 40 mila morti: il conflitto in Turchia con i curdi del Pkk

Sono oltre 260 i militanti del Pkk uccisi dalle bombe di questa estate, oltre 40 mila le vittime del conflitto armato tra i separatisti curdi e Ankara dal 1984.
Uno stillicidio fermato solo dall'armistizio tra Ankara e Öcalan, che nel 2013 aveva anche dato ordine ai guerriglieri di ritirarsi dalle basi in Turchia verso il Nord dell'Iraq, bombardato oggi dai raid.
Così la Turchia torna a essere pesantemente scossa dagli scontri a fuoco.
Potrebbero non essere tutti ordinati dal Pkk.
L'assalto armato del 10 agosto al Consolato americano a Istanbul e il precedente, nella notte, a una stazione di polizia di Istanbul, per i media ufficiali turchi sarebbero opera del Fronte di liberazione del popolo rivoluzionario (Dhkp-c), una sorta di Br turche che hanno rivendicato l'atto.
LE BR TURCHE E L'ISIS. Marxisti-leninisti, frangia estrema della sinistra nazionalista scesa in piazza Taksim e ostile a Erdogan, anch'essi figurano tra le organizzazioni terroristiche per svariati attentati nella storia della Turchia, non ultimo quello del gennaio 2015 a un commissariato di Sultanahmet, nel cuore della vecchia Costantinopoli.
Ma a seminare instabilità potrebbero essere anche i jihadisti dell'Isis, per il cambio di linea in Siria e in Iraq di Ankara, che a lungo ha evitato di colpire il Califfato.
È possibile, e anche probabile, che presto la Turchia diventi bersaglio dei terroristi islamici: la stessa rivendicazione del 5 gennaio 2015 del Dhkp-c è dubbia, per l'attacco si indaga anche sulla pista cecena di al Qaeda/Isis.
Le vicissitudini della Turchia post Primavera araba sono sempre più complicate.
REAZIONE ARMATA DEL PKK. Ma intanto sono i curdi del Pkk, organizzazione politica e paramilitare, a reagire dichiaratamente con la forza a scelte di campo (di Ankara prima e della Nato poi) che bloccano la costituzione di uno Stato curdo in Siria e il riconoscimento dei curdi in Turchia.
Per il Pkk riaprire la lotta armata non è un problema. Fondato nel 1978 dall'ideologo e rivoluzionario Öcalan, studente di Scienze politiche ad Ankara negli anni della Contestazione, negli Anni 80 e 90 il partito curdo ha reagito alle repressioni, armandosi e usando kamikaze contro i militari turchi.
Gli iscritti si stimano tra i 7 e gli 8 mila, 15 mila i combattenti da fonti turche.

Lotta armata dopo i golpe dei generali, poi le trattative con Erdogan

Per Öcalan questa stagione di sangue doveva chiudersi in cambio dei diritti costituzionali ai 20 milioni di curdi e altre minoranze della Turchia.
«Siamo giunti al punto di far tacere le armi e lasciare parlare le idee e la politica», scriveva in una lettera del marzo 2013, a guerra civile siriana in corso, richiamando implicitamente all'ordine le frange antagoniste del Pkk e vicine al partito contro agli attentati che, proprio per fermare la pacificazione in corso, sporadicamente colpivano ancora la Turchia.
Öcalan e il braccio destro Murat Karayılan, leader de facto del Pkk dopo la sua cattura, erano per trattare.
Per tre anni il Pkk ha rispettato i patti del cessate il fuoco, nonostante episodi oscuri e gravi come l'uccisione, nel gennaio del 2013, di tre sue esponenti curde.
GIALLO DI PARIGI. Sakine Cansiz, fondatrice del Pkk con Öcalan, e le compagne Fidan Dogan e Leyla Soymelez sono state freddate come in un'esecuzione nella sede semi-clandestina del Pkk a Parigi: la vendetta di chi, dentro un movimento diviso, non voleva la pace oppure un altro complotto dei servizi segreti turchi, perennemente sulle tracce dei militanti del Pkk.
Un giallo insoluto. Poi, dalla nascita del Califfato a luglio del 2013, la situazione è precipitata: la Turchia ha flirtato con l'Isis a scopo anti-curdo, il Pkk corso in aiuto ai curdi a Kobane e nel Kurdistan iracheno ha accusato Ankara di doppi e tripli giochi.
CUSCINETTO ANTI-CURDI. Lungo la frontiera siriana, l'Isis ha fatto comodo ai turchi in funzione anti-curda. I servizi segreti di Ankara hanno chiuso molti occhi.
Ancora il 10 agosto, nell'acme di attacchi interni, i qaedisti di al Nusra (in origine ramo di Qaeda nell'Iraq, poi Isis) hanno annunciato il ritiro dal Nord della Siria, per fare spazio, in accordo con gli Usa, alla zona cuscinetto chiesta da Ankara al posto del Kurdistan indipendente siriano.
Per Erdogan è «insensato» continuare il processo di pace con il Pkk. Come dopo i colpi di Stato dei generali, negli Anni 80, si imbracciano le armi.
Öcalan, prima politico poi guerrigliero, chiamerà alla mediazione o alla battaglia?

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