Nunzia Girolamo 130325204746
RITORNI 24 Agosto Ago 2015 1228 24 agosto 2015

De Girolamo pronta a tornare da Berlusconi

Dall'addio a B. al lento riavvicinamento ad Arcore. L'ex ministro rompe definitivamente con Alfano.

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Nunzia De Girolamo.

Di scissione in scissione.
Dopo minacce, ultimatum, e pure la nascita di nuovi soggetti politici come i Repubblicani, il Ferragosto passato a Villa Certosa con Berlusconi pare aver dato la forza a Nunzia De Girolamo di dire definitivamente basta all'esperimento da «Piccolo chimico» (parole sue) del Nuovo Centrodestra e ritornare all'ovile di Arcore.
L'ILLUSIONE DI NUNZIA. In un'intervista al Corriere della Sera, la regina del Sannio ha ammesso di essersi «illusa» che il partito di Alfano «potesse contribuire alla ricostruzione di un centrodestra moderno».
Non solo: «Mi ero illusa che onorasse il nome che porta, Nuovo centrodestra. E invece stanno lavorando per aggregarsi al centrosinistra. Rispetto le sue opinioni e anche le sue scelte, ma temo che Angelino Alfano e il Nuovo centrodestra, se si votasse domattina, si candiderebbero con Matteo Renzi».
Tempo di rientrare in Forza Italia? «Adesso per me è il momento di scegliere», diceva l'ex ministro dell'Agricoltura. «Ma è una scelta che non si può fare con la leggerezza con cui si prende un aereo d'estate. Sono nata dentro Forza Italia attaccando i manifesti, e questo non può che avere un peso. Le decisioni più importanti della mia vita le ho sempre prese con il cuore e non facendo il calcolo dei vantaggi personali».
L'autunno le ha portato consiglio. E il ritorno tra gli azzurri è ormai cosa fatta.

I Repubblicani con Reguzzoni

L'annuncio di Nunzia non stupisce.
La moglie del piddino Francesco Boccia infatti da tempo è critica nei confronti di Alfano e della sua subalternità al premier Renzi. Tanto che il 4 giugno scorso, con Marco Reguzzoni - ex delfino di Umberto Bossi - aveva dato vita al Movimento dei Repubblicani, nella sala del Teatro Nuovo di San Babila.
LA SCIA DEGLI ULTIMATUM. Il giorno prima aveva lanciato l'ennesimo ultimatum al partito: «Ncd deve uscire dal governo, altrimenti sarò io a uscire da Ncd», aveva tuonato. Insomma, secondo De Girolamo i compagni di viaggio dovevano essere Silvio e l'altro Matteo. «Oggi», disse, «come quando abbiamo scelto di lasciare Forza Italia, siamo davanti a un bivio».
La priorità dunque è mollare Renzi al suo destino. «Questo è un governo fatto di slide, fotoromanzi, slogan, ma nulla di concreto da cambiare la vita degli italiani», aggiunse l'onorevole.«Potremmo uscire, poi, se ci saranno dei provvedimenti che riteniamo utili, li sosterremo, come hanno annunciato che faranno anche i 5 stelle e Forza Italia. Renzi è l’uomo delle mille maggioranze, su ogni provvedimento ha cambiato maggioranza, non gli costerà fatica farlo con Ncd fuori dal governo». Difficile darle torto, visto che il tandem Ncd e Udc fatica a raggiungere il 3%.

Le porte di Arcore per Nunzia sono sempre aperte

Nunzia De Girolamo, deputata Pdl.

Le porte di Arcore per Nunzia sono sempre aperte.
Lo amava ripetere Berlusconi, affascinato da quella giovane avvocatina campana che, narra la leggenda (poi smentita dall'interessata), nel 2007 per farsi notare gettò all'ex Cav durante una manifestazione a Napoli una Pigotta con il suo cv e il numero del cellulare.
L'ASCESA A MONTECITORIO. Verità o mito, è innegabile che da allora la sua carriera non si è più fermata. E l'anno dopo era già seduta a Montecitorio.
La sua fama oltrepassò il Sannio quando, nel giorno dell'insediamento, ricevette con Gabriella Giammanco un pizzino firmato Silvio. «Gabri, Nunzia, grazie per restare, ma non è necessario. Se avete qualche invito galante per colazione, vi autorizzo ad andare. Molti baci a tutte e due. Il presidente».
Le due novizie risposero: «Caro e dolce presidente, gli inviti galanti li accettiamo solo da lei».
LE DIMISSIONI DA MINISTRO. Berlusconi le stette vicino anche nel momento più duro della sua breve carriera: le dimissioni da ministro dell'Agricoltura dopo la bufera sulle intercettazioni Asl di Benevento.
Nunzia, che aveva rotto con il suo mentore per non affossare il governo Letta - con lei c'erano pure Lorenzin, Lupi e Quagliariello tanto per fare qualche nome - si era sentita abbandonata dal governo, colpevole di non averla difesa a sufficienza. «Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo», spiegò, «perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità».
Se la casacca è bella inamidata, il problema per De Girolamo potrebbe essere ritrovarsi di nuovo fianco a fianco con le altre Amazzoni azzurre che nel tempo non le hanno certo risparmiato stoccate.
LE AMBIZIONI DI NUNZIA. Anche perché c'è chi sostiene che le mire di Nunzia vadano oltre il gran rientro alla casa del padre. La campana potrebbe infatti voler correre alla premiership in caso di primarie (e qui il condizionale è d'obbligo viste le resistenze di Silvio).
Un'ambizione che emerge tra le righe delle sue recenti dichiarazioni. «Uniti saremmo una grande forza», diceva a giugno. «Salvini ha fatto crescere molto il suo partito, ma per fare il leader della coalizione bisogna essere diversi, fare quello che Berlusconi ha fatto per tanti anni». E che lei evidentemente ha imparato.

Le baruffe con le Amazzoni e l'alterco con Mussolini

Alessandra Mussolini con una sobria maglietta pro Silvio e anti toghe.

L'accoglienza nell'harem (politico, si intende) di Forza Italia non sarà delle migliori.
Basta ricordare l'attacco frontale che rivolse all'ex collega Alessandra Mussolini secondo cui l'ex ministro era solo la prima degli «Ncd traditori ora pronti a tornare». «Devono passare prima dal Purgatorio», era stata la sua fatwa.
«SO IO COME È DIVENTATA DEPUTATA...». Contro la conterranea, però, Mussolini era stata particolarmente dura: «Ecco, la De Girolamo che non so come sia diventata deputata, anzi lo so, ma non ve lo dico», insinuò davanti a una platea ridanciana di ex An.
«Non sapete quanto fosse berlusconiana», rincarò la dose la nipote del Duce. «Adesso che intende fare? Pensa che sia sufficiente uno sbattimento di palpebre per tornare al cospetto di Berlusconi?».
Forse uno sbattimento di palpebre no, ma un paio di cene e pranzi pare che abbiano avuto effetto.
Anche Nunzia, del resto, non aveva usato i guanti di velluto con le sue colleghe.
Nel 2013, per esempio, di Daniela Santanchè disse: «Nel Pdl con lei? Non voglio morire fascista».
Nel partito, commentò poco prima dello strappo, «ci sono falchi, colombe e anche qualche vermiciattolo». Ma adesso, questa fauna non la preoccupa più, perché «ricomporre il centrodestra» viene prima di tutto. Non è così, Nunzia?

Twitter: @franzic76

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