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ANTI-RIGORE 24 Agosto Ago 2015 0700 24 agosto 2015

Europa, piccoli Tsipras crescono fuori dalla Grecia

Il radicale Corbyn in Uk. Lo spagnolo Sanchez. Il riscatto della Spd in Germania. E i frondisti francesi di Hollande. Come il Vecchio Continente vira a sinistra.

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Alexis Tsipras si è dimesso da premier della Grecia rimettendosi in gioco per le elezioni del 20 settembre 2015.
Ma per uno Tsipras che se ne va, tanti ne spuntano in Europa.
VADE RETRO RIGORE. Mentre i partiti di sinistra - un po' malandati in questa fase - danno spazio alle istanze più massimaliste e non perdono l'occasione di prendere le distanze dal rigore, con il quale tutti i Paesi - volenti e nolenti - hanno affrontato la crisi.

Gran Bretagna: Milliband flop, avanza Corbyn

Jeremy Corbyn, 66 anni, deputato della sinistra estrema del Labour britannico.

Il caso più eclatante è quello che sta accadendo nel Labour britannico.
Il pettinato e riformista Ed Milliband è uscito con le ossa rotte dal confronto elettorale con David Cameron.
Così, al congresso del partito in programma il 12 settembre, il favorito è Jeremy Corbyn, 66 anni, deputato della sinistra estrema del partito, eletto nel collegio di Islington Nord, oltre il 40% nei sondaggi tra l'elettorato.
«BASTA CON L'AUSTERITY». Il suo manifesto è semplice: «Dopo anni di austerità incredibile e ingiustificata, che ha fatto soffrire, che ha emarginato ancora di più, ora la gente chiede rispetto per i propri diritti. Noi crediamo che in maggio il Labour abbia perso le elezioni perché non ha saputo dire no a queste politiche che penalizzano i più svantaggiati. Il Labour ha presentato una sua forma di austerity light. E ha perso».
I TORIES TIFANO PER LUI... I Tories si stanno già organizzando per andare in massa alle primarie e votare Jeremy il rosso.
Perché lui sembra uscito da un film di Ken Loach.
E perché con lui il partito tornerebbe indietro di 30 anni. Cioè prima dell'era blariana.
BLAIR PROVA A FRENARLO. Proprio Tony Blair ha preso carta e penna e scritto ai militanti (che non lo amano): «Il cuore ti dice di votare politiche radicali? Concediti un trapianto e segui la tua testa perché si vince al centro... e anche se la sinistra tradizionale conducesse alla vittoria, io non lo seguirei. Bisogna guardare avanti, non rinculare verso pensieri lontani dal mondo di oggi».

Spagna: altro che camicia bianca, Sanchez si avvicina a Podemos

Bologna: Matteo Renzi e Pedro Sanchez durante la Festa de l'Unità 2014.

Intanto in Spagna sta accentuando le posizioni più massimaliste del Psoe anche il giovane leader Pedro Sanchez.
Che a dispetto delle foto in camicia bianca fatte nel 2014 a Firenze con Renzi, guarda adesso ad Alexis Tsipras.
E per qualcuno non esclude un'alleanza con il leader di Podemos, Pablo Iglesias.
In vista delle elezioni di ottobre 2015 ha presentato una piattaforma tutta incentrata sulla lotta contro il rigore europeo.
«ORA CAMBI L'UE». Nel Paese che per primo ha tagliato la 13esima e le ferie degli statali e fatto della flessibilità un vanto, Sanchez chiede che stavolta a cambiare sia l'Unione europea e non i singoli Stati membri.
Eccolo allora chiedere il salario minimo, un'unione fiscale che abbia come unico obiettivo quello di garantire maggiori risorse per la crescita, assegno di disoccupazione comune in tutti i 28 Stati, fine della riduzione-dumping nelle imposte sulle imprese, tassazione sulle transazioni finanziarie e sulle emissioni inquinanti, Eurobond per garantire ai poveri la possibile di rifinanziamento a costo zero della Germania, un ministro unico dell'Economia per uscire dal giogo tedesco.
TRADIZIONE ROTTA. Proposte che allontano Sanchez dalla tradizione dei Gonzales e degli Zapatero e lo avvicino all'approccio verso l'euro che ostenta Podemos: favorevoli, ma cambiandolo dall'interno.

Germania: i socialdemocratici per il 2017 vogliono un nome forte

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il ministro dell'Economia e dell'Energia Sigmar Gabriel.

La voglia di revanchismo della sinistra più oltranzista cova sotto la cenere anche nella Spd tedesca.
Mai come in questa fase i socialdemocratici pagano tutte le loro ambiguità: non possono rivendicare i successi del pacchetto lavoro Hartz IV, quello approvato da Schroeder e che ha fatto decollare la Germania, perché i suoi elettori non hanno mai perdonato i tagli al welfare (leggi riduzione dei sussidi).
AMBIGUI SULLA GRECIA. Si sono mostrati altalenanti sul salvataggio di Atene, perché è vero che hanno frenato la Grexit invocata da Wolfang Schäuble, ma hanno anche intimato a Tsipras di «non abusare della pazienza tedesca».
Uno stato di cose ben sintetizzato dal presidente dello Schleswig-Holstein, Torsten Albig, che ha definito Angela Merkel «il perfetto candidato della Spd nel 2017».
Ma Albig è un sostenitore dell'attuale segretario e vice cancelliere Sigmar Gabriel.
Così c'è chi ha visto nella sua uscita soltanto un modo per dare manforte alla grosse Koalition.
MORIRANNO DEMOCRISTIANI? Ma non tutti a Berlino vogliono morire democristiani, tanto che quest'uscita ha spinto esponenti del partito molto diversi - come la segretaria organizzativa Yasmin Fahimi, una riformista a 360 gradi, e la pasionaria Hilde Mattheis, coordinatrice della corrente di sinistra - a chiedere non soltanto un candidato forte per le elezioni del 2017 (quindi non Gabriel), ma anche un'alleanza a sinistra con i Verdi e i socialcomunisti della Linke, unita a una piattaforma incentrata su politiche per incentivare i consumi e aumentare gli investimenti.
Guarda caso le stesse cose che da anni Ue e G20 chiedono inutilmente alla Merkel.

Francia: i frondisti impongono l'agenda a Hollande

François Hollande.

In teoria dovrebbe essere la Francia il Paese dove il 'virus massimalista' è stato debellato.
Nello 2014, dopo la sconfitta alle Europee, François Hollande cacciò dal governo il ministro dell'Economia, Arnaud Montebourg, e tutta la pattuglia di suoi colleghi, rei di aver stigmatizzato e denunciato i tagli e i sacrifici imposte dalla Germania.
MOZIONI DI SINISTRA. Nella primavera del 2015 però i primi segnali di cambiamento: al congresso nazionale di Poiters la mozione Cambadélis (dal nome del segretario Jean-Cristophe) è passata con il 70% soltanto dopo che sono stati inseriti un alleggerimento fiscale, l’inquadramento degli affitti e il curriculum vitae anonimo contro le discriminazioni da imporre all'agenda Hollande.
PAUL E BERGER AVANZANO. Le estenuanti trattative tra la Ue e la Grecia - e nonostante Parigi con il commissario Pierre Moscovici sia stato il maggiore alleato di Alexis Tsipras in questa fase - hanno rilanciato i cosiddetti leader frondisti come Christian Paul e Karine Berger.
Gente che parla di «socialismo della terza via tra la sinistra fantasma e la sinistra della gestione», correnti che erano usciti un po' ridimensionati dal congresso.
Non a caso proprio Paul e Berger stanno guidando il fronte contro la liberalizzazione al lavoro domenicale previsto dalla Legge Macron.

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