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TOUR 25 Agosto Ago 2015 1305 25 agosto 2015

Meeting di Rimini, il confuso discorso di Matteo Renzi

Prima volta di Renzi al Meeting Cl, senza scaletta. Le unioni civili restano tabù. Poi a Pesaro dice: «Via Tasi e Imu». E all'Aquila viene contestato: tafferugli.

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La lunga giornata politica di Matteo Renzi è cominciata a Rimini, è proseguita a Pesaro ed è finita all'Aquila.
Prima un discorso a braccio, durato poco meno di un'ora, di fronte al pubblico di Comunione e liberazione. Poi, a Pesaro, l'annuncio di una svolta fiscale: «Nel 2016 togliamo Tasi e Imu per tutti». Infine, all'Aquila, la contestazione dei comitatiche si oppongono alle trivellazioni in Adriatico.
DEBUTTO SUL PALCO DI RIMINI. A Rimini, sul palco del meeting ciellino, si è trattato di un'assoluta prima volta. Il premier ha parlato senza seguire una scaletta e la sua performance non è apparsa brillantissima. Ha toccato molti temi, dall'immigrazione al terrorismo, alla legge elettorale, al ruolo dell'Italia nel Mediterraneo, fino ai rapporti con Russia e Stati Uniti, passando per la riforma del Senato.

Il premier Matteo Renzi sul palco del meeting di Rimini. © Ansa

TELEGATTI E CONFUSIONE. «Dicono che se non c'è elezione diretta dei senatori è a rischio la democrazia. Ma non è che devi votare tante volte, quello è il Telegatto. Moltiplicando le poltrone si fanno contenti i politici, non gli elettori», ha 'spiegato' Renzi.
Facendo felici i critici che lo accusano di avere una passione particolare per la supercazzola di monicelliana memoria. O quantomeno, di essere incline a fare un po' di confusione.
Il più spinoso degli argomenti, data la platea che il premier aveva davanti, non è stato invece affrontato: nessuna parola sulle unioni civili.

RENZI: «NON VOLEVO VENIRE AL MEETING». Renzi è partito dal rapporto tra Europa e Mediterraneo: «Abbiamo perso 20 anni, perché quando parliamo del Mediterraneo parliamo del cuore dell'Europa». Subito dopo, però, senza sviluppare il concetto, si è lasciato andare a una confessione: «Non volevo venire qui, ma in politica il lusso è la qualità delle relazioni umane. Non mi andava di trovare i titoli sui giornali, che comunque domani troveremo, sull'accoglienza più o meno calda, più o meno fredda, da parte vostra. Alla fine però ho scelto di esserci e adesso voglio raccontarvi come vi ho conosciuto. Vengo al Meeting lieto e grato, come ha scritto Graziano Grazzini, il mio avversario in Forza Italia a Firenze, recentemente scomparso».

L'ATTACCO ALL'EUROPA DEI TECNICI. «Il berlusconismo e l'anti-berlusconismo», ha proseguito Renzi dopo aver menzionato Forza Italia e raccontato episodi della sua giovinezza da boy scout, «hanno messo in pausa l'Italia per 20 anni. Oggi dobbiamo rimetterci a correre, nonostante la Seconda Repubblica».
Poi di nuovo un salto sulla scena europea: «Ventotto Stati o sono troppi, o sono troppo pochi». Argomento subito abbandonato per parlare dei giovani, «che non vedono la dimensione politica dell'Europa». L'Italia in questo ha le sue responsabilità, perché «ha cancellato la parola politica, che è una parola bella, non è una parola da prendere a calci». Altimenti l'Europa, da «creatura italiana», si trasforma in «matrigna» per l'Italia. Un luogo in cui i tecnici «vengono a metterci i voti».

APPLAUSI SUI MIGRANTI: «ACCOGLIERLI NON È BUONISMO». Agli antipodi rispetto ai «tecnici» si colloca «l'umanità». In uno dei passaggi più apprezzati dal pubblico, Renzi ha detto che «accogliere i migranti e salvare vite in mare non è buonismo, è umanità. E io non butto via la mia umanità per tre voti! Non inseguo gli imprenditori della paura», ha proseguito, citando un concetto del sociologo Alessandro Dal Lago.
Il termine indica quei leader politici che costruiscono il proprio consenso facendo leva sull'avversione per lo straniero. Nessun riferimento diretto al segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. «Ho letto che c'è un politico», ha chiosato Renzi, «che ha detto di voler bloccare il Paese per tre giorni a novembre. Ma sono 20 anni che lo stanno bloccando! La risposta, invece, è rimetterlo in moto!».

ITALICUM «RIVOLUZIONARIO», TAGLIO DELLE TASSE «EQUO». Come? Anche con la nuova legge elettorale, l'Italicum. Una legge con cui «chi vince le elezioni governa. È una rivoluzione, l'Italia ha bisogno di regole semplici», ha spiegato il presidente del Consiglio. Che dai meccanismi elettorali, in questo caso forse non troppo casualmente, è passato a parlare della riduzione delle tasse. Alleggerire il fisco «non serve ad aumentare la popolarità del presidente del Consiglio», ha voluto premettere Renzi. Bensì «ad aumentare il grado di libertà delle persone. E a migliorare anche l'equità sociale in Italia». In tale ottica di «semplificazione», ha scandito il premier con un ulteriore, rapidissimo accenno, le modifiche alla legislazione sul lavoro «sono solo l'inizio».

LA RUSSIA? «IL NOSTRO VICINO PIÙ GRANDE». Dagli interni di nuovo agli esteri. Dopo aver ricordato che gli Stati Uniti sono per l'Italia una «stella polare», Renzi ha definito la Russia «il vicino più grande» dell'Unione europea.
Per questo pensare «di costruire l'Europa contro la Russia è un errore tragico». Non si tratterebbe però di un «fatto economico». Il problema «non sono le sanzioni», visto il prezzo del petrolio così basso. Il punto, semmai, è «culturale»: non possiamo «costruire l'Europa contro il nostro vicino più grande». Cosa questo voglia dire, nel concreto, non è dato sapersi.

TERRORISMO E «LOGICA DEI MURI». Dalla Russia al terrorismo il nesso non era scontato. Il presidente del Consiglio, tuttavia, ha voluto sottolineare che i terroristi «cercano di farci morire». Lapalissiano. «Ma non riuscendoci, provano a farci vivere nella paura, nel terrore, nella logica dei muri che alla fine intrappolano».
Di qui il bisogno di una risposta educativa. «L'Italia in questo ha un ruolo: come amicizia tra i popoli e le persone, come barriera rispetto agli estremismi. Questo significa disegnare un futuro per l'Italia». Un disegno, in verità, piuttosto confuso.

A Pesaro: «In Italia tasse esagerate»

A distanza di un'ora dalla conclusione del discorso sul palco di Comunione e liberazione, Matteo Renzi ha ripreso la parola a Pesaro, seguendo il filo di alcuni temi già abbozzati a Rimini e introducendone di nuovi.
Innanzitutto la sfida fiscale, con una promessa: «Nel 2016 togliamo Tasi e Imu per tutti. Non è possibile continuare questo giochino. In Italia la tassazione è esagerata», ha detto il premier.
Occorre dunque abbassare le imposte. Per farlo «non basta un anno», ma lo si farà per «equità sociale», non «per guadagnare consensi».
MENO PERMESSI SINDACALI «PER LAVORARE MEGLIO». Durante il discorso al Meeting di Rimini, Renzi non aveva nominato i sindacati. Lo ha fatto invece a Pesaro, rivendicando di aver «dimezzato i permessi sindacali. Il sindacato è una cosa bella, ma se riduci i permessi non fa male. Noi abbiamo il maggior numero di sindacalisti e di politici. Se ne riduciamo un po' il numero non è un attacco al sindacato, ma è un modo per dire 'fai meglio il tuo lavoro'».
PIL, I NUMERI «STANNO CAMBIANDO». Restando sul fronte economico, il premier si è mostrato ottmista. «Ho visto grandi polemiche sul Pil che cresce poco. Per mesi siamo stati in una situazione di difficoltà, e ora che torna a crescere i giornali dicono che cresce poco. È chiaro che lo 0,5% in più non basta. Ma i numeri stanno cambiando».
UNA RISATA PER SEPPELLIRE GLI EMENDAMENTI. Infine, una stoccata polemica per i 600 mila emendamenti presentati dal senatore Roberto Calderoli e dalla Lega Nord al disegno di legge Boschi di riforma del Senato. «Una risata li seppellirà. Te c'hai la tigna?», si è chiesto retoricamente il premier. «Ma noi ce l'abbiamo più di te. Non ci facciamo bloccare dallo spauracchio degli emendamenti. Non ci faremo fermare da qualche cultore del blocco».

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