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EMERGENZA 25 Agosto Ago 2015 1815 25 agosto 2015

Migranti, stavolta la Germania dà il buon esempio

Berlino blocca i rimpatri dei siriani. E lancia 10 proposte per gli altri Paesi Ue. Finalmente Merkel prima fa e poi chiede. Tenendo fede al suo ruolo di leader.

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Alla ragazzina palestinese che le chiedeva di rimanere in Germania, Angela Merkel aveva risposto con freddo realismo: «Non possiamo accogliere tutti».
Ma di fronte alla marea umana di rifugiati in fuga dal conflitto in Siria, la cancelliera ha usato lo stesso pragmatismo e preso una decisione senza precedenti.
Dal 21 agosto, infatti, l'Ufficio federale tedesco per migranti e rifugiati ha sospeso le regole di Dublino nei confronti dei cittadini siriani.
Cosa significa? Ai migranti in arrivo dalla Siria non verranno più sottoposti i questionari volti ad appurare quale sia lo Stato membro dell'Unione europea attraverso il quale sono entrati e quindi dove Berlino potrebbe, secondo i regolamenti comunitari, rimpatriarli.
ANNULLATI I RIMPATRI GIÀ ESECUTIVI. L'amministrazione ha diramato istruzioni interne perché vengano annullate tutte le procedure avviate nei confronti dei richiedenti asilo siriani in ottemperanza al regolamento di Dublino: gli ordini di rimpatrio già esecutivi sono stati quindi bloccati. Mentre le richieste di asilo da ora in poi vengono automaticamente recepite dallo Stato tedesco.
Si tratta di un'assunzione di responsabilità unica nel panorama europeo. Presa, per di più, sfruttando una clausola di 'sovranità', un principio troppo spesso invocato per rifiutare la solidarietà Ue.
Nel caso della Germania, invece, la sovranità corrisponde a un maggiore impegno (e a uno sgravio per gli altri Paesi membri).
Berlino dà l'esempio sui migranti, dimostrando per la prima volta in maniera chiara il suo ruolo di leader d'Europa.

A sinistra, la nazionalità dei migranti che attraversano le frontiere dell'Unione. A destra le richieste accettate e respinte dai Paesi dell'Unione. (Fonte: Economist)

La Germania è seconda in Europa per accoglienza in rapporto alla popolazione

La Germania è già un campione di accoglienza. Il Paese di Angela Merkel è la seconda nazione europea per numero di rifugiati in rapporto alla popolazione, davanti c'è solo la Svezia.
Stoccolma e Berlino nel 2014 si sono fatte carico del 40% dei rifugiati arrivati nell'Unione, anche se, come mostrano i dati raccolti dall'Economist, i tedeschi hanno rifiutato la metà delle domande ricevute.
EMERGENZA IN CIMA ALL'AGENDA. Ma la Germania è il primo Paese al mondo per numero di richieste di asilo in assoluto. La Francia 'respinge' tanto quanto e accoglie molto meno.
Nei primi sette mesi del 2015, i tedeschi hanno già aperto le porte a 44.417 cittadini siriani. Ma le domande sono molte di più. Agli uffici dell'immigrazione di Berlino è arrivato il maggior numero di richieste di tutta l'Unione europea: i funzionari stimano di toccare quota 800 mila entro la fine del 2015.
La pressione sulla Germania cresce, a livello sociale e politico. E la crisi dei migranti, o come direbbe al Jazeera dei rifugiati che scappano da conflitti, oggi sembra ai primi posti nell'agenda della cancelliera tedesca e del suo governo.
LA DOPPIA LINEA DELL'ESECUTIVO TEDESCO. La linea di Berlino sembra duplice: dare il buon esempio in casa e chiedere agli altri Paesi Ue uno sforzo per far fronte all'emergenza.
Per questo la cancelliera ha richiamato Italia e Grecia, i due Paesi al fronte degli sbarchi che hanno un sistema di accoglienza non adeguato alle normative europee.
La Grecia in particolare nell'ultimo mese è sembrata completamente impreparata a gestire gli sbarchi sulle sue isole nell'Egeo, sovraesposte perché vicinissime alla costa turca e alla rotta dei profughi siriani e afgani.

Nel 2013 e nel 2014 la Germania è stato il Primo Paese al mondo per richieste di asilo. (Fonte: Economist).

Il decalogo di Berlino: criteri vincolanti e assistenza immediata

Il 24 agosto due ministri di Berlino, il responsabile degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e il collega dell'Economia Sigmar Gabriel, hanno firmato una proposta in 10 punti per rispondere alla crisi a livello comunitario.
L'appello è stato pubblicato in inglese sul portale della diplomazia tedesca in Gran Bretagna. I due ministri fanno notare che le cause delle migrazioni, cioè la crisi umanitaria in Medio Oriente e Africa del Nord, potrebbero prolungare il flusso straordinario dell'ultimo periodo per anni. E quindi chiedono che l'Europa risponda alla sfida e «agisca ora».
Per una politica veramente europea in materia d'asilo, «10 punti devono essere affrontati con urgenza». E tra questi, a smentire almeno su questo fronte i luoghi comuni, c'è anche il sostegno «pratico e finanziario» alle nazioni Ue di 'frontiera', Grecia in primis.
DISTRIBUZIONE EQUA. Il decalogo tedesco comincia con una richiesta a tutti i Paesi Ue: rispettare gli standard di accoglienza. E al secondo punto propone uno status di rifugiato 'europeo' e non più nazionale, perché i profughi vengano riconosciuti come tali in tutti gli Stati dell'Unione.
Terzo, scrivono i ministri tedeschi, «abbiamo bisogno di una equa distribuzione dei rifugiati in Europa». E cioè criteri vincolanti e quote, calcolati in base alle capacità dei diversi Paesi. Ma serve anche un approccio comune alla gestione delle frontiere, «una responsabilità europea» per prendersi cura di chi arriva. E la solidarietà deve essere concreta, e perciò i Paesi Ue devono fornire assistenza immediata agli Stati membri che affrontano l'emergenza.
AIUTO PRATICO E FINANZIARIO ALLA GRECIA. «La Germania», ricordano i due membri del governo tedesco, «è l'unico paese dell'Ue ad aver reso disponibili fondi di emergenza per migliorare la situazione dei profughi nelle isole greche». Aiuto, dunque, agli Stati di frontiera e sostegno diretto alle amministrazioni comunali. E poi rafforzamento «a lungo termine» delle operazioni di soccorso in mare: un appoggio pieno a Mare Nostrum e alla politica portata avanti dall'Italia a Bruxelles.
In più, proprio mentre la Serbia apre un corridoio umanitario per permettere il transito di centinaia di profughi, la Germania domanda di riconoscere i Paesi dei Balcani occidentali come nazioni candidate all'ingresso in Europa e quindi Paesi di origine 'sicura' dei migranti. Si impegna anche a cambiare le proprie leggi per agevolare i permessi di soggiorno per motivi di lavoro. E infine chiede di focalizzare «tutti gli sforzi della comunità internazionale» per combattere le cause della migrazioni in Medio Oriente e Africa. L'appello è ambizioso. Ma la Germania prima agisce, e applica una solidarietà non richiesta in casa, e poi chiede agli altri di seguirla. Questa volta, un vero esempio di leadership.

Twitter @GioFaggionato

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