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INTERVISTA 26 Agosto Ago 2015 0900 26 agosto 2015

Fusaro: «Lenin, unica ricetta anti crisi»

Il filosofo sulla lezione del rivoluzionario russo: «Lo Stato è l'unica rivoluzione anti-Finanza». Perché «può imporre politiche di sviluppo». Senza dover chiedere il permesso alle Borse. «Serve emancipazione contro l’internazionalismo dei mercati».

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Un giovane filosofo secondo cui «il capitalismo è violenza». E può sfruttare anche la disperazione dei profughi in fuga dalle guerre.
Diego Fusaro, 32 anni, ricercatore di Filosofia della Storia all’Università San Raffaele di Milano, è frequente ospite di talk show televisivi.
Si definisce «un allievo di Marx e di Hegel, ma anche di Gramsci».
«VOGLIONO ABBASSARE IL COSTO DEL LAVORO». Il suo progetto è interpretare la storia e quindi anche la realtà politica di ogni giorno, secondo parametri squisitamente anti-capitalistici: «Il capitale è interessato all’immigrazione per abbassare il costo del lavoro in Europa».

Diego Fusaro, ricercatore all’Università San Raffaele di Milano. ©Imagoeconomica


DOMANDA. La Grecia ha perso una battaglia con l'Ue, ma non la guerra. Tsipras ha guadagnato almeno tempo?
RISPOSTA. Può darsi. Ma è la strategia di Odisseo, a proposito di greci. A un certo punto occorre passare all’azione.
D. Quando?
R. Credo che, per Tsipras, sia arrivato il momento, restando nel lessico omerico, di agire contro i Proci che hanno invaso Itaca.
D. In principio lei è contrario all’euro?
R. Totalmente.
D. Ma sarebbe favorevole a una moneta unica in un’Europa diversa?
R. In realtà non credo a una moneta erogata da una Banca centrale europea, cioè da un ente privato e transnazionale.
D. Quindi pensa a un ritorno alle monete nazionali?
R. Credo nel primato della politica e dello Sato sull’economia. Un ritorno a una valuta nazionale sia in Grecia come in Italia sarebbe un modo per riaffermare il potere sovrano dello Stato.
D. Com’è il suo anti-capitalismo?
R. Radicale. Il concetto di comunità umana deve esprimersi non attraverso l’internazionalismo, ma attraverso comunità locali specifiche.
D. Il suo non è un Marx “economista”, vero?
R. È più un filosofo che ha studiato l’economia, ma la usa per suffragare una teoria contro l’alienazione e lo sfruttamento e per la realizzazione piena dell’essere umano.
D. Ma quindi non è inevitabile l’implosione del sistema capitalista a causa delle sue contraddizioni?
R. No, per niente. In realtà nulla nella storia è “inevitabile”. L’inevitabilità vale forse di più per la natura. La storia umana è più il luogo della possibilità.
D. Ma cosa pensava Marx allora?
R. La pensava anche così. È come se ci fossero due Marx: lo scienziato economico con il camice bianco che studia il capitalismo e il filosofo con la tunica greca che crede nell’agire per farlo crollare.
D. E cosa dice quest'ultimo?
R. Che non basta osservare il mondo, ma bisogna cambiarlo. È il Marx della prassi, quello del nostro Gramsci.
D. Nella lotta al capitalismo, Gramsci distingueva tra ‘guerra di posizione’ e ‘guerra di movimento’. Le azioni di Syriza possono essere viste, in piccolo, come un esempio di ‘guerra di movimento’?
R. Sì, certo. E aggiungerei: quello che mi piace di Tsipras, diversamente da una certa sinistra nostrana, è la capacità d’intrecciare la lotta classica contro il capitale transnazionale finanziario per l’emancipazione a una lotta per la sovranità nazionale democratica.
D. Dunque l’associazione tra sinistra e internazionalismo non ha più senso?
R. No perché, ahimè, oggigiorno abbracciando strutture internazionali a tutti i costi si finisce per soccombere a esse. L’internazionalismo è l’altra faccia della globalizzazione capitalistica.
D. Non c’è il pericolo, con l’idea della sovranità nazionale, di accomunarsi al nazionalismo di Salvini?
R. No, Salvini è quello che da un lato dice di voler uscire dall’euro e al tempo stesso assicura gli imprenditori che non vuole farlo. I due Matteo - Salvini e Renzi - sono facce della stessa medaglia che servono a tenere a galla certi equilibri di potere.
D. Ma allora, paradossalmente, sono più onesti quelli di Forza Italia nel loro candido vetero anti-comunismo?
R. Sono personaggi per me inqualificabili che portano avanti l’anti-comunismo a più di 20 anni dalla caduta del Muro di Berlino, ridicoli.
D. Addirittura?
R. Sì, quanto certi personaggi che sventolano l’anti-fascismo 70 anni dopo la sua fine. Insomma, sono gli stessi che mettono l’Oxi del referendum Greco insieme alla foto di Totò, aggiungendo la scritta ”E io pago”.
D. In Grecia c’è Syriza con Tsipras, anche se ormai c'è aria di scissione. In Spagna c’è Podemos con Iglesias. In Italia?
R. Vorrei distinguere tra nazione e nazionalismo, come faceva Gramsci, riportando le parole di Goethe. Il sovranismo xenofobo è una forma patologica, ben diversa da quello in cui credo io: un recupero dello Stato-Nazione per l’emancipazione e contro l’internazionalismo dei mercati e della Finanza.
D. Be', il capitalismo è molto cambiato dai tempi di Marx grazie alla crescente finanziariazzazione.
R. Certo, ma c’è di più: diversamente dai tempi di Marx in cui il capitalismo andava a braccetto con lo Stato-Nazione, oggi è proprio il capitalismo che supporta, per i propri interessi, l’idea di uno Stato sovranazionale.
D. Quindi, per citare Lenin, questo ritorno allo Stato-Nazione potrebbe essere un passo indietro per fare due passi avanti?
R. Sì, e sempre citando Lenin, in forma variata, oggigiorno solo lo Stato può essere rivoluzione, perché è il solo capace, potenzialmente, di imporre politiche di sviluppo e distributive senza dover chiedere il permesso alla Finanza internazionale.
D. Pensa che l’Italia debba uscire dalla Nato?
R. Sì. Senza dubbio dobbiamo uscire da questo cieco e patetico filoatlantismo e da questo stato di servilismo che ci porta ad accettare così tante testate nucleari sul nostro territorio e a insistere nel comprare gli F35.
D. Secondo qualcuno stiamo semplicemente ancora pagando il fatto di aver perso la guerra.
R. Fino a un certo punto. Se qualcuno viene a casa mia per liberarmi dai bulli che l’hanno occupata, io lo ringrazio e continuo con la mia vita. Non è accettabile che il liberatore dei bulli se ne rimanga in casa mia a fare da padrone e mi costringa a vivere nello sgabuzzino. È la storia dell’Italia, passata nel 1945 da un’occupazione a un’altra.

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