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SCIENZA 27 Agosto Ago 2015 1149 27 agosto 2015

Embrioni per la ricerca? Anche Strasburgo dice no

La corte respinge il ricorso di Parrillo: «La legge 40 non viola i suoi diritti».

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Ricerca sulla procreazione assistita.

Il divieto di utilizzare gli embrioni per la ricerca scientifica, contenuto nella legge 40 del 2004, non viola i diritti di Adelina Parrillo.
La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha detto no, con una sentenza definitiva, alla richiesta della donna di poter donare gli embrioni «affinché vengano utilizzati per la ricerca sulle cellule staminali».
LA VOLONTÀ DEL COMPAGNO? La Corte ha anche riconosciuto all'Italia un ampio margine di manovra su una questione così delicata su cui non esiste consenso a livello europeo, affermando inoltre che non è sicuro che il compagno della Parrillo, morto a Nassiriya, avrebbe voluto donare gli embrioni alla scienza.
«NON SONO UNA PROPRIETÀ». Gli stessi giudici hanno ritenuto che il diritto alla proprietà invocato dalla Parrillo «non può applicarsi a questo caso, dato che gli embrioni umani non possono essere ridotti a una proprietà come definita dall'articolo 1 protocollo 1 della convenzione europea dei diritti umani».
IL RICORSO DI PARRILLO. Dopo la morte del marito Stefano Rolla, regista ucciso il 12 novembre del 2003 a Nassiriya, Parrillo aveva chiesto alla clinica romana che li teneva in custodia di poter riavere indietro gli embrioni che lei e il suo compagno avevano congelato nella speranza di poter aver un bimbo con la fecondazione assistita, ma l'ospedale aveva respinto la richiesta.
La donna aveva dunque deciso di fare ricorso a Strasburgo. Ora però anche la corte europea ha detto no.

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