Pier Carlo Padoan 150827191548
ANALISI 27 Agosto Ago 2015 1729 27 agosto 2015

Governo Renzi, quante incertezze sui numeri

Poletti scivola sui nuovi assunti. Dal Jobs Act al tesoretto fino alla Buona scuola: i dubbi sulle cifre dell'esecutivo. Spesso smentite dall'Istat e da Confindustria.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

I numeri, si sa, non perdonano.
È così che lo scivolone del ministero del Lavoro, con Giuliano Poletti costretto a rivedere al ribasso la somma dei contratti a tempo indeterminato registrati nel primi sette mesi del 2015, finisce col provocare ulteriore imbarazzo tra le stanze di Palazzo Chigi.
Piuttosto abituate, a dire il vero, a fare i conti con rettifiche o inversioni di rotta quando si tratta di cifre.
COLPA DI «UN ERRORE UMANO». «C'è stato un errore umano nello scrivere una tabella», ha provato a giustificarsi Poletti nel correggere il tiro, «ma i dati che abbiamo modificato sono allineati a quelli che erano già stati rappresentati in precedenza e confermati dall'Inps».
CIFRA QUASI DIMEZZATA. Dati che parlano di 327.758 contratti a tempo indeterminato, contrariamente ai 630.585 annunciati in precedenza, frutto del saldo tra attivazioni-cessazioni (+117.498) e stabilizzazioni (210.260).
Nella nota correttiva, il ministero ha ammesso di aver divulgato «una tabella che dava conto delle attivazioni e cessazioni di contratti di lavoro di tutti i settori di attività, escluso il lavoro domestico e la Pubblica amministrazione, nei primi sette mesi del 2015, in confronto allo stesso periodo del 2014. Purtroppo, un errore nei calcoli relativi alle diverse componenti ha prodotto valori non esatti».

Le schermaglie Istat-governo sull'occupazione

Il presidente dell'Istat Giorgio Alleva.

Inutile sottolineare la levata di scudi dell'opposizione, pronta a cavalcare la magra figura dell'esecutivo nella circostanza.
Vale la pena piuttosto ricordare come questa non sia la prima volta che i dati pubblicati trionfalmente dal ministero del Lavoro finiscano con l'essere ridimensionati.
DOCCIA FREDDA SUL JOBS ACT. Sia a fine marzo che a fine aprile sempre Poletti aveva celebrato la creazione col Jobs Act di 79 e 92 mila contratti in più. Tempo una settimana e l’Istat certificava che il tasso di disoccupazione, proprio a marzo, aveva raggiunto il massimo storico, toccando quota 13%
Una 'annuncite', quella del governo, bacchettata sonoramente dal presidente dell'Istituto di statistica Giorgio Alleva, appena pochi mesi più tardi.
«UN CAOS POCO EDIFICANTE». «Abbiamo assistito a un caos poco edificante. Quelli forniti dal ministero e dall’Inps sono dati di fonte amministrativa, non statistiche. Valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioè di occupati, è una approssimazione non accettabile». E ancora: «Il governo fa il suo mestiere, ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1%, anche perché poi - come si è visto - portano a fare dietrofront il mese dopo».
«I numeri non sono confrontabili», era stata la controreplica piccata fatta recapitare da Palazzo Chigi.

L'ottimismo di Padoan sulle tasse e i dubbi sul tesoretto

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Ma non è finita qui.
Se il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan aveva annunciato una riduzione della pressione fiscale a fine 2014, l’Istat - classificando il bonus da 80 euro come spesa sociale e non come riduzione del peso fiscale - aveva registrato un nuovo picco, arrivato al 43,5% del Pil.
Quello stesso bonus, peraltro, sui cui destinatari la chiarezza era stata tutt'altro che immediata.
LA STRONCATURA DI CONFINDUSTRIA. Sul tesoretto da 1,6 miliardi di euro contenuto nel Def, invece, è stata Confindustria, dalle pagine de Il Sole 24 Ore, a parlare di «armi di distrazione di massa». Non esitando a bollare il tesoretto in questione come inesistente: «Quel che è peggio è che quei soldi proprio non ci sono. Quei soldi sono un deficit. Sono il differenziale, indicato nel Def, tra l'obiettivo programmatico di un rapporto deficit-Pil a 2,6% e un tendenziale di 2,5%. Da qui quello 0,1% di Pil che si potrebbe spendere. Ma è tutta roba di carta, numeri astratti e potenziali».
E che dire della scuola? Erano 148.100 le stabilizzazioni previste nelle linee guida della Buona scuola, passate poi a 100.701 con l'approvazione definitiva della riforma.
DATI POCO CHIARI SU GARANZIA GIOVANI. Garanzia Giovani, infine. Nei rapporti che il ministero elabora settimanalmente da oltre un anno, ancora non si riesce a capire quanti giovani abbiano trovato un impiego in 16 mesi. L'ultimo rapporto del 31 luglio, ad esempio, dice che sono 699 mila i giovani registrati, 10 mila in più rispetto alla settimana precedente.
Di questi, 408.429 sono stati «presi a carico» da parte dei servizi per l'impiego, hanno cioè fatto il colloquio conoscitivo. A 142.523 iscritti è stata «proposta una misura». Nessuno, tuttavia, sa quanti di loro abbiano concretamente trovato lavoro.

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