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EVOLUZIONE 28 Agosto Ago 2015 1400 28 agosto 2015

Sirte, da roccaforte di Gheddafi a emirato dell'Isis

Città natale e baluardo del vecchio regime libico, ora Sirte è in mano al Califfato. Che è riuscito a penetrare nelle tribù. E controlla la rotta dei migranti per Tripoli.

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Sirte come Ramadi.
La città natale di Gheddafi un emirato dell'Isis come le roccaforti irachene dei saddamisti.
Strano percorso, quello del Califfato islamico e dei suoi satelliti sparsi nel mondo arabo.
Le capitali e i bacini di consenso dell'Isis non sono oggi centri culturali e politici islamisti epicentro delle rivolte della Primavera araba come Daraa, in Siria, e Bengasi, in Libia.
L'AVANZATA DEL CALIFFATO. Il capoluogo della Cirenaica è dominato da gruppi jihadisti sedotti dal sedicente Stato islamico, talvolta anche suoi affiliati: ma in strada non vengono esposte teste mozzate e corpi crocifissi, e i tribunali non sono ancora stati trasformati in Corti islamiche.
Nella stessa Derna, roccaforte dei qaedisti libici reduci dall'Afghanistan, l'Isis è penetrato subito ma i giovani passati al Califfato si sono poi scontrati a sangue con le milizie dei veterani: l'Isis non ha avuto mano libera, quando ha cercato di assumere il controllo totale il cuore della città si è ribellato.
LA CITTÀ DI GHEDDAFI. Sirte invece, come Raqqa in Siria e la regione irachena dell'al Anbar, non era un centro islamista ma il cuore del regime.
Da villaggio Gheddafi l'aveva trasformata in città, trasferendovi le sedi del governo e l'assemblea di accoliti che chiamava Parlamento.
Lì i suoi consanguinei erano stati foraggiati con opere pubbliche e incarichi e a Sirte era stata addirittura fondata un'università.
Porto e aeroporto internazionali erano in costruzione per far arrivare capi di Stato e diplomatici alle roboanti conferenze dell'Unione africana.

Dall'Iraq a Siria e Libia: l'Isis pesca tra gli emarginati

Se Raqqa, prima del buco nero dell'Isis, era una città tra le più laiche della Siria, base importante dei servizi segreti di Assad, Sirte è stata, fino al 20 ottobre 2011, l'ultimo rifugio del raìs.
I caccia della Nato e le brigate ribelli lo cercavano lì, dove ha resistito per mesi, e a Sirte si è scatenata la battaglia finale: centri del potere e interi quartieri distrutti, la metà dei 130 mila cittadini in fuga finché Gheddafi non fu venduto da qualche capo tribù e infine ucciso, braccato e in fuga da Sirte, a pochi chilometri dal suo bunker.
Un anno dopo, più della metà degli abitanti era rientrata nella città.
POTERE AGLI ESTROMESSI. Poi è arrivato l'Isis ad allettare con l'esca del potere gli estromessi: una storia già vista nell'al Anbar iracheno, roccaforte dei sunniti emarginati da 10 anni di governo monocolore sciita a Baghdad.
A Ramadi, capoluogo della regione, l'esercito iracheno si è sciolto come neve al sole, di fronte agli ex generali e ufficiali d'intelligence di Saddam Hussein rispuntati ai vertici militari e amministrativi dell'Isis: oltre un centinaio, secondo le informazioni dell'intelligence Usa.
Lo stesso schema di pescare tra i delusi è stato usato in Libia, dove il califfo Abu Bakr al Baghdadi ha inviato due suoi grossi emissari, e sembra aver funzionato.
LA RAQQA DI LIBIA. A Sirte l'Isis è entrata nel febbraio scorso, occupando le stazioni tv con il lasciapassare di parte delle tribù locali: un tradimento ai libici, alla fine dei conti.
Dall'inverno le milizie islamiste di Misurata, che il Califfato ha usato per infiltrare anche Tripoli e diverse parti della Libia, combattono per respingere l'Isis dalla città.
Un passo avanti e due indietro, perché, dopo i successi iniziali, ad agosto con un bagno di sangue l'Isis ha avuto la meglio: 12 combattenti di Alba libica, gli islamisti al potere a Tripoli e Misurata, sono stati decapitati ed esposti crocifissi.
Altri di loro sono stati giustiziati come spie, la fine dei ribelli in Siria.

In lotta tra loro 140 tribù: la Libia orizzontale e armata

I tribunali sono diventati corti islamiche, a negozi e attività è stata imposta la tassa del Califfato, il velo integrale è obbligatorio per le donne, i programmi scolastici coincidono con la sharia ed è entrato in vigore il calendario islamico.
Come in Siria e in Iraq, resta un enigma capire com'è stato possibile un ribaltamento dei costumi così rapido in territori che durante i regimi erano i più laici, e di conseguenza quali siano i veri obiettivi dell'Isis e chi ci sia dietro.
Di certo il Califfato ha compreso che in Libia i legami tra consanguinei dei 140 clan precedono il credo islamico e sono la chiave delle alleanze.
Nell'800 dall'Arabia partirono due grandi tribù, i Beni Salim verso la Cirenaica e i Beni Hilal, che si spinsero ancora più a Ovest, fino a Tripoli.
IL PRIMATO DI MISURATA. La mappa delle tribù ricostruita, prima della guerra, dalla studiosa dell'Università Garyounis di Benghazi, Amal al Obeidi, è una cartina inconsapevole e profetica della balcanizzazione e della tribalizzazione del post Gheddafi.
«La più grande e influente tribù nell'Est della Libia è quella di Misurata, che prende il nome dal distretto nel Nord Ovest della Libia ma che è particolarmente forte a Derna e Bengasi», scriveva la docente di Scienze politiche. E infatti è difficile capire, per chi non conosce la storia delle tribù, cosa avessero a che fare i commercianti spregiudicati di Misurata (Tripolitania) con gli estremisti islamici di Derna e Bengasi: ma così è stato, i misuratini guidano il blocco islamista delle tre città.
ZINTAN CON I GHEDDAFI. Le milizie di Zintan, a Sud di Tripoli, loro rivali militari più forti, erano invece in buoni rapporti con i Warfalla, della stessa confederazione di Saff Awlad Sulayman dei Qadhadhfa (cioè i Gheddafi) che da Sirte, sul mare, controllava l'area desertica centrale fino al Fezzan: per questo Saif Gheddafi, delfino del raìs, a Zintan è in buone mani e non sarà consegnato a Tripoli.
A Sirte e Tripoli è poi commercialmente influente la tribù dei Farjan che attraverso lo snodo di Ajdabiya controlla la principale rotta carovaniera da Sud verso Ovest: da lì guarda caso passa anche la tratta dei migranti verso Tripoli e Zuara e perciò si temono infiltrazioni dell'Isis.
«DOPO DI ME VERRÀ AL QAEDA». Alcune tribù, come gli al Awaqir e i Masamir, sono storicamente importanti per aver combattuto contro l'impero ottomano e il colonialismo italiano.
Quella di Gheddafi no, ma il colonnello ha avuto il 'pregio' - fino al 2011 - di aver fatto andare d'accordo i 30 maggiori clan, distribuendo loro incarichi militari (ai più fedeli anche politici), e cementando una rete armata, anche trasversale a etnie e regioni, di sotto-tribù da loro controllate con matrimoni e interessi economici.
I Warfalla e i Magariha erano i più vicini ai Qadhadhfa, ma poi anche tra loro qualcuno ha tradito. «Dopo di me verrà al Qaeda», diceva sempre il raìs. E ora a Sirte comanda l'Isis.

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