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MAMBO 29 Agosto Ago 2015 1100 29 agosto 2015

Il berlusconismo ha preso una botta, ma resta vivo

Salvini troppo estremista. Silvio ha in mano il pallino dei moderati. Renzi lo capisca.

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Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.

Tutte le volte che ha governato il centrosinistra, al centrodestra conveniva aspettare facendo solo un po’ di propaganda nella certezza che l’avversario si sarebbe suicidato.
Questa volta, anche se Matteo Renzi e i suoi rivali dentro il Pd se le danno come fabbri, per il centrodestra è più difficile tenere questa linea.
LEGA NORD AGGRESSIVA. I motivi sono due. Il primo è il calo evidente del carisma di Silvio Berlusconi e il “crollo” del suo partito.
Il secondo è che la forza emergente della Lega Nord è aggressiva e ultra-radicale, raccoglie molti consensi a destra e spinge tutta la destra a radicalizzarsi, ma devia verso il “non voto” i moderati che avversano il centrosinistra e non vogliono diventare xenofobi o fascisti.
CHI LASCIA SILVIO TROVA GUAI. Comunque Berlusconi, al di là di quello che si pensa, ha ancora il pallino in mano.
L’ex Cavaliere si è tolto da tempo dalla prima scena e sul suo nome non si sollevano più nuovi scandali.
Coloro che lo hanno abbandonato hanno fatto una fine miserevole, vedi Gianfranco Fini, o sono destinati all’irrilevanza, vedi Angelino Alfano e Pier Ferdinando Casini.
La fronda di Raffaele Fitto è sempre più un fenomeno regionale.
FALLIMENTARE GIORGIA MELONI. L’ex Alleanza nazionale vede in campo il solito Maurizio Gasparri, da qualche giorno stranamente silenzioso, e la fallimentare Giorgia Meloni che, con gli stessi argomenti di Matteo Salvini, raccoglie tuttavia pochi consensi nei sondaggi che predicono il voto.
Berlusconi ha così in mano due destini. Il primo è quello di Renzi: può salvarlo in parlamento o affossarlo.
SALVINI SI AVVICINA A ORBAN. Ma quello che trema di più è Salvini.
Il leader leghista non può passare al “contrordine” per approdare su sponde leggermente più moderate.
Lui fa il percorso inverso a Marine Le Pen. Più la leader del Front national francese si tranquillizza arrivando al parricidio politico, più Salvini segue il leader dei fascisti ungheresi Viktor Orban.
Il fronte internazionale per Salvini è delicato.
CAV-CARROCCIO, QUANTI RISCHI. Il giovane virgulto leghista ha proposto a Berlusconi tante cose - il tandem per la leadership e l’affiancamento internazionale - ignorando che lui, Salvini, nel Partito popolare non può entrare, anche se lo volesse, e che per Berlusconi andare con Le Pen e Orban significherebbe uscire dal contesto dei moderati europei.
Il gioco, quindi, per la destra si fa sempre più stretto.
Salvini finora ha vinto facile. Persino in Veneto gli è andata bene perché ha puntato sul cavallo vincente, Luca Zaia, e non su quello già logorato, il sindaco di Verona Flavio Tosi.
I LEGHISTI SONO IN SUBBUGLIO. Tuttavia per Salvini si affacciano diversi ostacoli.
Il popolo leghista gli sta appresso, ma ancora più insidiosa è la vicinanza, fino alla contiguità, con il popolo neo fascista.
La classe dirigente leghista ha usato Salvini per liberarsi del gruppo attorno a Umberto Bossi, e di Bossi medesimo, ma sono tutti dirigenti relativamente giovani che non accetteranno a lungo la guida di Salvini - che non stimano - soprattutto se questa dovesse tradursi nella nascita di un partito che non potrà “mai” andare al governo.
BERLUSCONI RESISTE ANCORA. La resistenza di Berlusconi nasce, quindi, dal suo temperamento, ma anche dalla scommessa che i suoi concorrenti non abbiano fiato e che da lui dipendano.
Tuttavia questo lavorio nel centrodestra prima o poi a qualcosa porterà. Nessuno avrebbe scommesso sulla vittoria in Liguria. Eppure c’è stata.
Nessuno sa se il nuovo portavoce di Silvio sarà Paolo Del Debbio, sicuramente più grintoso e autorevole dei suoi predecessori.
Resta il fatto che, con buona pace di Renzi, il berlusconismo ha preso una botta, ma non è morto.

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