L'immagine dell'esplosione nel centro di Tripoli postata da un utente Twitter
GUERRA&PETROLIO 31 Agosto Ago 2015 1821 31 agosto 2015

Libia, un'autobomba esplode davanti agli uffici di Eni

La società: «Nessun ferito». Media locali: Isis ha rivendicato.

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L'immagine dell'esplosione nel centro di Tripoli postata da un utente Twitter

Poche ore dopo l'annuncio di Eni della scoperta di un maxi-giacimento di gas nell'offshore egiziano del mar Mediterraneo, nel pomeriggio del 31 agosto un'autobomba è esplosa nel centro di Tripoli, nel quartiere di Dahra, di fronte agli uffici della Mellitah Oil and Gas, la società controllata dal cane a sei zampe e partecipata anche da Noc (National Oil Corporation, l’azienda nazionale libica).
NESSUN FERITO. Non si hanno notizie sull'idenitità degli attentatori ne ci sono conferme ufficiali per ora sul fatto che l'obiettivo fosse la compagnia petrolifera italiana.
Secondo il sito del quotidiano Libya Herald lo Stato Islamico a Tripoli avrebbe rivendicato l'autobomba esplosa nella capitale libica: «I soldati del Califfato hanno colpito uno dei foyer degli apostati nel quartiere al-Dhahra», avrebbero postato i jihadisti su Twitter, riferisce il quotidiano.
L'Eni ha comunicato che «non ci sono stati feriti» e che l'esplosione ha lievemente danneggiato la sede della Joint venture.
La compagnia Mellitah sul suo profilo Facebook ha postato una foto dell'edificio dal quale esce del fumo nero e ha precisato che nell'esplosione sono andati in frantumi i vetri della sede e alcune automobili parcheggiate per strada sono state colpite. Fonti libiche citate dall'Ansa rifriescono che ad essere colpite sono state le ambasciate saudite e quella algerina che si trovano vicino alla sede della Mellitah.
Diversi utenti su Twitter stanno pubblicando fotografie dell'accaduto, che mostrano i danni provocati dall'esplosione.

L'Eni è l'unica grande azienda petrolifera rimasta nel Paese dopo la chiusura dell’ambasciata italiana. Dopo la caduta di Gheddafi, la Libia è precipitata nel caos della guerra civile, con due governi, quello di Tobruk e quello di Tripoli, che si disconoscono a vicenda (anche se l'esecutivo di Tobruk è quello riconosciuto dalla comunità internazionale) e finora si sono rifiutati, nonostante gli sforzi dell'inviato Onu, Bernardino Leon, di formare un esecutivo di unità nazionale.
L'ESPANSIONE DELL'ISIS. La situazione è resa ancora più complicata dal fatto dall'espansione, nell'ultimo anno, dello Stato Islamico, o di formazioni islamiste che ad esso si richiamano, nella zona di Sirte.
L'Eni ha detto di aver adottato particolari misure di sicurezza per i tecnici che lavorano sul posto e garantiscono la continuità delle operazioni, visto che la compagnia fornisce la maggior parte dell’energia necessaria al paese, ma gli sforzi della società non sono bastati. Il 19 luglio scorso, quattro italiani sono state rapiti a Mellitah, nel nord della Libia, la zona da dove parte il gasdotto Greenstream che porta il petrolio a Gela, in Sicilia.

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