EMERGENZA 31 Agosto Ago 2015 1824 31 agosto 2015

Migranti, i Paesi Ue che sbarrano le frontiere

Londra chiude ai senza lavoro. Il muro di Orban. La Slovacchia contro le quote. Ma anche cechi, estoni e bulgari. Quando l'Europa dice no ai flussi di profughi.

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Solidarietà e responsabilità.
I «principi indissolubili» invocati dal vice presidente della Commissione europea Frans Timmermans assieme alla richiesta di regole comuni sull'asilo cozzano col fronte del 'no'.
Quelli che dei migranti non ne vogliono proprio sapere.
Buon'ultima la Gran Bretagna, con la sparata del ministro dell'Interno del governo Cameron, Theresa May, che ha stroncato senza mezzi termini gli accordi di Shengen. Dai quali, peraltro, Londra risulta esclusa.
MERKEL SOSTIENE L'ITALIA. E mentre Angela Merkel ha sorprendentemente teso una mano all'Italia, spiegando come «non sia giusto che solo tre o quattro Paesi assorbano quasi tutti i rifugiati» e assicurando che «esiste un grande accordo sul fatto che l'Italia debba essere aiutata», l'Unione è chiamata a fare i conti con le resistenze altrui.
Non solo quelle britanniche, ma pure quelle di Repubblica Ceca, Slovacchia e Paesi baltici.
L'UE: «SBAGLIATO FARE MURI». Senza dimenticare quel muro ungherese contro il quale la Commissione Ue ha ribadito l'ennesima condanna.
«Le barriere non mandano il messaggio giusto e l'Europa non incoraggia l'uso di muri, ma di altri mezzi» per la sorveglianza delle frontiere.
STRASBURGO CONDANNA L'ITALIA. Il tutto sullo sfondo della decisione della Corte europea per i diritti umani, che ha condannato l'Italia per aver violato i diritti di tre immigrati clandestini tunisini nel 2011. Salvati in mare, detenuti nel centro di Lampedusa ed espulsi in base all'accordo bilaterale con la Tunisia, ma senza rispetto del diritto alla valutazione delle posizioni personali, dovranno essere risarciti con 10 mila euro a testa.

Gran Bretagna: porte in faccia a chi è senza lavoro

Theresa May

Nella lettera indirizzata al Sunday Times, May ha giudicato Schengen responsabile della morte di centinaia di migranti, fuggiti dalla Siria per finire nelle grinfie dei trafficanti di esseri umani.
Dopo aver definito il flusso dell'immigrazione «non sostenibile», perché esercita troppa «pressione sulle infrastrutture come case e trasporti, servizi pubblici, scuole e ospedali», il ministro inglese ha manifestato «la volontà del governo di rinegoziare la relazione della Gran Bretagna con l'Ue».
La richiesta è chiara: messa al bando per chi entra nel Regno Unito senza avere un lavoro. Saracinesca chiusa, dunque, per i disoccupati in cerca di fortuna.
EMERGENZA A CALAIS. Tra le righe si legge il timore di Downing Street di un possibile 'assalto' di persone intenzionate a tentare la sorte e approfittare dei vantaggi (pur ridimensionati dalle politiche di questi anni) del welfare britannico.
Sullo sfondo, l'emergenza di migranti e rifugiati di Calais, che continuano a cercare di attraversare la Manica nonostante i pattugliamenti, i reticolati e i cani.
RIUNIONE IL 14 SETTEMBRE. Un dossier, quest'ultimo, che il governo Cameron sembra deciso a imporre in sede europea: non solo con la riunione operativa chiesta e subito convocata per il 14 settembre dalla stessa May in un appello congiunto con i colleghi di Berlino e di Parigi.
Ma anche al tavolo complessivo che il primo ministro tory intende aprire con Bruxelles per ottenere una revisione dei rapporti con l'Ue.

Ungheria, il muro di Orban: «Si rischia il conflitto»

Il premier ungherese Viktor Orban.

Decisamente meno scrupoli sulla sorte dei migranti sembra farseli l'Ungheria, dove all'ormai famigerata costruzione del muro lungo il confine con la Serbia, continuano ad accompagnarsi le dichiarazioni non esattamente concilianti di Viktor Orban.
ZERO ACCOGLIENZA. «Le politiche di sinistra hanno portato a un intenso flusso illegale di migranti in Europa, che sta minacciando di far iniziare un conflitto sociale, economico e culturale senza precedenti nei Paesi europei», ha tuonato.
L’Ungheria, d'altro canto, è l’unico Paese Ue che non ha accolto nessun migrante, come avrebbero invece previsto gli accordi raggiunto recentemente a Bruxelles.
«NEI BALCANI NESSUNA GUERRA». Di questo il vice premier Janos Lazar sembra andare particolarmente fiero.
«Questa gente doveva essere fermata e registrata già in Grecia, perché sono entrati in Ue da lì. A quel che mi risulta, nei Balcani non c’è attualmente alcuna guerra. Hanno pagato dei trafficanti, in Serbia, e vengono trasportati a bordo di autobus fino al confine ungherese. Costruiamo una barriera proprio per farla finita con tutto questo».

Repubblica Ceca: migranti «minaccia per l'Europa»

Milos Zeman.

Tra i Paesi dell'Est, in ogni caso, l'asse che già si era opposto alle quote continua a far fronte comune contro l'avanzata dei migranti.
Il primo ministro ceco Milos Zeman ha recentemente accusato gli Usa e l’Europa di aver determinato la crisi attualmente in atto con interventi più o meno diretti in Iraq, Libia e Siria.
«GENTE SPINTA A SCAPPARE». La volontà di «ristabilire l’ordine in quei Paesi» ha avuto come unico risultato quello di favorire il rafforzamento delle strutture terroristiche e «spingere la gente a scappare».
E riferendosi ai migranti presenti nel Paese, ha detto: «Nessuno vi ha invitato qui», ma «adesso dovete rispettare le nostre regole, come noi rispettiamo le vostre quando andiamo nel vostro Paese. Se qui non vi piace ve ne potete andare».
CHIESTO L'INTERVENO DELLA NATO. Quindi il capo dello Stato ceco ha aggiunto che la Repubblica Ceca intende aiutare solo chi è disposto a stabilirsi nel Paese accettandone la cultura e lo stile di vita.
E il ministro delle Finanze Andrej Babis ha chiesto che la Nato possa intervenire per proteggere i confini dell’Unione europea dal flusso di migranti.
«Dobbiamo difendere l’area di Schengen, dobbiamo coinvolgere la Nato». Babis ha aggiunto che i migranti costituiscono la «più grande minaccia per l’Europa».

Slovacchia: ribadito il 'no' alle quote

Robert Fico.

E che dire della Slovacchia, dove il primo ministro Robert Fico ha spiegato che se dovesse ripresentarsi nell’Unione europea un dibattito sulle quote obbligatorie di accoglienza dei migranti e richiedenti asilo, sarebbe pronto a dire di nuovo no?
L’idea di un rilancio della proposta della Commissione europea di dividere i richiedenti asilo su base obbligatoria tra i Paesi membri dell’Ue era stata rilanciata da Angela Merkel sull’onda emotiva per la scoperta dei 71 cadaveri in un camion frigo alla frontiera tra Austria, Slovacchia e Ungheria.
«OK SOLO SE CRISTIANI». In precedenza, il governo slovacco era stato se possibile ancor più categorico, annnunciando la sua disponibilità ad accogliere non più di 200 profughi siriani.
A una condizione: che fossero tutti cristiani.
Scelta che un portavoce del ministro dell’Interno slovacco, intervistato dal Wall Street Journal, aveva così spiegato: «In Slovacchia non abbiamo moschee. Vogliamo solo i cristiani».
«CHI HA CAUSATO LE GUERRE?». Fico ha aggiunto che non è compito della Slovacchia accogliere i profughi di guerre di cui il suo Paese non ha alcuna responsabilità.
E riferendosi all’intervento armato Nato in Libia del 2011 contro il regime di Gheddafi è stato ancor più chiaro: «Ho una sola domanda: chi ha bombardato la Libia? Chi ha creato i problemi in Nord Africa? La Slovacchia? No».

Estonia: pronto un muro contro il traffico di esseri umani

Il premier estone Taavi Roivas.

Pure l'Estonia, da parte sua, ha in serbo la costruzione di un muro, anche se le motivazioni sembrano riconducibili più alle tensioni con le altre repubbliche baltiche e alla crisi ucraina.
«SERVE SICUREZZA». «Lo scopo è quello di assicurare le condizioni ideali di controllo del confine, garantendo la sicurezza dell’Estonia e dell’area Schengen», ha comunque dichiarato il titolare dell’Interno Toomas Viks.
«Il muro servirà» ha aggiunto il ministro estone, «a garantire il controllo del confine da attraversamenti illegali e traffico di esseri umani».

Bulgaria: esercito e polizia alla frontiera

Il premier bulgaro Bojko Borisov.

La Bulgaria, invece, ha annunciato che prevede l’impiego di esercito e polizia per impedire un afflusso di migranti dalla Grecia e dalla Macedonia.
«MISURE DI PROTEZIONE». Alla luce della situazione «nei Paesi vicini e dell’ondata di rifugiati, il ministero della Difesa proporrà misure per proteggere, con il ministero degli Interni, la frontiera di Stato», ha spiegato un comunicato.

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