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FACCIAMOCI SENTIRE 31 Agosto Ago 2015 1322 31 agosto 2015

Onu, batti un colpo: l'immigrazione è un'emergenza

Serve un grande sforzo collettivo. Per ridurre i conflitti. Ma a Palazzo di Vetro cosa fanno?

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Oltre 2 mila morti nel 2015 lungo la tratta fra il Maghreb e Italia.

L’Onu è nata il 24 ottobre 1945 con l'entrata in vigore dello Statuto delle Nazioni unite e vi aderiscono 193 Stati del mondo su un totale di 205.
Ha come scopo quello di «favorire la soluzione pacifica delle controversie internazionali, mantenere la pace e promuovere il rispetto per i diritti umani».
Per questo può disporre anche dell'intervento di contingenti militari, identificati con la locuzione «caschi blu» dal colore dell'elmetto indossato da tali truppe.
Secondo varie fonti il suo bilancio annuale è di circa 25 miliardi di dollari.
CIRCA 65 CONFLITTI ATTUALI. In linea con la sua missione istitutiva l’Onu avrebbe molto da fare perché il mondo è pieno di conflitti (riguardano attualmente circa 65 diversi Paesi del nostro pianeta), mentre rimane oggettivamente difficile valutare il contributo dell’Onu per una loro soluzione.
In questo momento il tema riveste particolare importanza in quanto una responsabilità importante dei fenomeni migratori che stanno interessando oggi il mondo è in carico a questi conflitti.
UNA STORIA CHE SI RIPETE. È purtroppo scontato che ciò avvenga come è già successo anche agli europei a cavallo tra le due Guerre mondiali e soprattutto dopo la Seconda.
Il Nord e il Sud America, l’Australia e altri sono lì a testimoniarlo con il loro crogiuolo di etnie diverse.
Oggi il fenomeno è ancora più importante per il grande sviluppo delle tecnologie di comunicazione che accelera la formazioni di fenomeni migratori non solo tra Stato e Stato, ma anche all’interno dello stesso Paese tra aree sviluppate e altre dove accettabili condizioni di vita sono ancora un miraggio per molti. Penso alla Cina per esempio.
STOPPARE I FLUSSI? FOLLIA. Immaginare però di stoppare i fenomeni migratori attuali non riuscendo a creare nelle varie parti del mondo le condizioni essenziali di sopravvivenza per vasti strati della popolazione è una pura illusione al servizio dei soliti politicanti che speculano su questo tema per becere ragioni di consenso.

Chi è disperato non si fermerà di fronte a nessun muro

Un uomo cerca di attraversare la barriera di filo spinato al confine tra Serbia e Ungheria, nei pressi di Roszke.

Nessuno Stato, da solo o anche una aggregazione di Stati come la Comunità europea, potrà mai trovare una soluzione senza aver risolto i citati problemi di base.
La quantità di morti nel Mediterraneo alla quale ogni giorno assistiamo è impressionante.
Questo dovrebbe demotivare molti migranti a scegliere la strada della disperazione.
Invece, come sappiamo, i flussi stanno aumentando per cui sembrerebbe di assistere a una contraddizione in termini.
IN FUGA DALLA MORTE. Il tema è che tra una morte sicura (e non mi riferisco solo a quella fisica) e una, per quanto minima, probabilità di raggiungere un mondo migliore, tutti scelgono la seconda ipotesi.
Ormai i flussi migratori riguardano ogni parte del mondo per cui occorre un governo globale e l’Onu dovrebbe giocare un ruolo molto più attivo in questo senso.
Personalmente ritengo il fenomeno dei flussi migratori sottovalutato a qualsiasi livello.
IL FILO SPINATO NON SERVE. Difficile immaginare che vi si possa trovare soluzione costruendo muri o barriere o stendendo reticolati di filo spinato.
Gli Stati Uniti, che attraverso la frontiera con il Messico hanno sperimentato prima di altri cosa vogliano dire flussi importanti di immigrazione clandestina, non credo possano sentirsi soddisfatti dei risultati raggiunti.
Dobbiamo tener presente che la gente, nel momento in cui è disperata, fa qualunque cosa in quanto cessa di dare valore alla propria vita.

Palazzo di Vetro oltre che organizzare convegni dovrebbe intervenire

Il Palazzo di Vetro, sede dell'Onu a New York.

Non regolare i flussi significa inoltre sconvolgere la realtà socio/economica dei Paesi obiettivo delle migrazioni (o almeno di alcune parti importanti degli stessi).
Garantire lavoro, casa, assistenza sanitaria e istruzioni a masse non quantificabili né programmabili di popolazione aggiuntiva è impresa ardua per chiunque.
SFORZO COLLETTIVO. Da questo problema se ne esce solo con un grande sforzo collettivo riducendo per quanto possibile i conflitti esistenti.
Prendiamo l’esempio della Libia.
Ma realmente qualcuno crede che si possano fermare i barconi dei disperati in partenza per il nostro Paese nella situazione politica in cui si trova attualmente?
E cosa si sta facendo per trovare una soluzione?
Si sente parlare degli interessi americani, francesi, italiani, ma di una iniziativa collettiva che solo l’Onu potrebbe garantire neanche l’ombra.
VINCOLI? CAMBIAMOLI. Bello organizzare convegni, discussioni, confronti nelle aule del Palazzo di Vetro, però poi occorre passare alla execution.
Ci sono vincoli statutari? Bene, vediamo di cambiarli. Se non si agisce subito e bene in futuro potremmo pagare un prezzo troppo elevato alla miopia attuale.
Il mondo è cambiato e continuerà a cambiare a velocità ancora più elevata.
La globalizzazione per ora ha globalizzato più i problemi che le soluzioni. Occorre governare il mondo in un’altra ottica rispetto al passato dotandosi di strumenti adeguati. Onu, se ci sei batti un colpo.

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