Merkel, Italia va aiutata su migranti
ACCUSE 1 Settembre Set 2015 1704 01 settembre 2015

Migranti, i Paesi del centro Europa contro Angela Merkel

Germania pronta a ricevere i siriani. Ungheria e Austria: «Così crea il caos».

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Detta la linea delle politiche comunitarie e viene sempre presa come esempio dagli altri Paesi europei quando si parla di economia e finanza.
Ma questa volta la Germania alza il tiro e cerca di esercitare la sua leadership anche sotto il profilo dell'equità, della giustizia, dell'umanità.
«SERVE PIÙ EQUITÀ». L'emergenza profughi deve essere gestita più equamente in Europa, è la richiesta del governo di Berlino fatta ai 28 Stati membri.
La proposta di «contingentare» i migranti, per alleggerire i Paesi più colpiti dal fenomeno, come per esempio l'Italia, non piace però a molti governi.
NO DI UNGHERIA E AUSTRIA. I primi a bocciarla sono stati Ungheria e Austria, che questa volta non riconoscono alla locomotiva tedesca alcuna sovranità.
Anzi, davanti alla decisione della cancelliera tedesca Angela Merkel di sospendere la Convenzione di Dublino per accogliere i fuggiaschi in arrivo dalla Siria, è scattata la dura condanna.

Merkel sul caos: «Non ho alcuna responsabilità»

Il premier ungherese Viktor Orban.

Il primo settembre il vice premier ungherese Janos Lazar, intervenendo in parlamento, ha addirittura incolpato Merkel del caos e dei disordini avvenuti alla stazione Keleti di Budapest.
I profughi siriani chiedono di partire per la Germania senza registrazione, facendo riferimento alle dichiarazioni della Merkel, è l'accusa.
Subito respinta da Berlino. «Non vedo corresponsabilità» nella situazione che si sta verificando in Ungheria, dove migliaia di migranti chiedono di andare in Germania, ha risposto la cancelliera, durante la conferenza stampa con il premier spagnolo Mariano Rajoy.
La ministra dell’Interno dell’Austria, Johanna Mikl-Leitner, ha chiesto al governo tedesco di spiegare meglio la sua posizione sulle regole europee relative all’asilo, in modo che ai rifugiati in Ungheria non vengano date false speranze.
BERLINO RINUNCIA A DUBLINO. Merkel ha però sottolineato che le regole di Dublino in Europa valgono ancora, anche se la Germania ha annunciato che di fatto rinuncerà a mandare indietro i siriani in arrivo nel Paese.
Una scelta che la stessa Merkel ha cercato di spiegare prima di tutti ai suoi cittadini durante la conferenza di stampa estiva a Berlino.
E a proposito della gestione dell'emergenza profughi, che vivono il Paese e l'Europa, ha invocato «flessibilità» da parte della Germania, ricordando che il Paese l'ha dimostrata in diverse occasioni «nel salvataggio delle banche, nell'uscita dal nucleare. Serve coraggio», ha aggiunto, ribadendo che non c'è tolleranza per chi non rispetta la dignità dei richiedenti asilo.
REDISTRIBUZIONE CONTESTATA. «Il mondo vede la Germania come un Paese di speranza e di chance, non è sempre stato così», ha ricordato Merkel, lanciando un messaggio di solidarietà a tutti gli Stati membri, molti dei quali (Polonia e Paesi dell'Est in testa, ndr) sinora sono stati contrari anche solo alla redistribuzione di 40 mila richiedenti asilo sbarcati in Italia e in Grecia secondo lo schema obbligatorio proposto dalla Commissione europea a maggio.
Una proposta che per mesi ha tenuto sul filo le istituzioni comunitarie, costrette poi ad accettare a luglio una ripartizione su quote volontarie di appena 32 mila persone. Una goccia nel mare che non ha minimamente risolto la situazione.
Così, ancora una volta, è la Germania a prendere in mano le redini europee e dettare la linea.
BRUXELLES LODA LA GERMANIA. E l'esecutivo europeo lascia fare: è infatti porprio la Commissione Ue a difendere prima di tutti l'iniziativa della Germania di sospendere il regolamento di Dublino per i profughi siriani dall'accusa di «fattore richiamo» che gli viene mossa da Budapest.
Quello di Berlino «è un encomiabile atto di solidarietà», afferma Natasha Bertaud, portavoce dell'esecutivo comunitario. «Si è parlato spesso di 'pull factor', quando salviamo vite in mare o offriamo asilo», ha detto. Ma il punto è che per i profughi c'è un 'fattore spinta' molto forte, perché la gente scappa dalle guerre».

Berlino vuole «coordinamento, solidarietà, regole»

Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble.

Nella giornata del 31 agosto 3.650 migranti e profughi sono giunti in treno a Vienna da Budapest, secondo quanto riferito dalla polizia austriaca, citata dai media a Belgrado.
Le autorità magiare hanno autorizzato centinaia di migranti a salire sui treni per l'Austria, dove ora vengono esaminate le domande di chi intende chiedere asilo.
Un flusso che ha destato l'ira anche delle autorità austriache, che hanno intensificato i controlli anche sulle autostrade.
Vienna blocca infatti anche i camion in entrata nel Paese dall'Ungheria, creando code anche di 30 chilometri.
AUSTRIA CONTROLLA TUTTI I TIR. «I controlli che vengono condotti dall'Austria sui camion alle frontiere sono in linea con le norme Schengen e sono benvenute, ha però specificato Bertaud dell'esecutivo Ue, «non vogliamo che accadano più tragedie come quelle del camion» ritrovato in Austria con dentro 71 rifugiati morti per soffocamento.
Intanto nei palazzi di potere nazionali e comunitari che si sta cercando in queste ore di trovare una soluzione.
Questa volta però, rispetto ai mesi trascorsi tra discussioni, niet e isterismi, c'è una una novità: a chiedere flessibilità è la Germania.
GERMANIA ABBASTANZA RICCA. Come ha spiegato il politologo tedesco Daniel Gros, intervistato da Repubblica: «C'è una differenza con le altre questioni che dividono l'Europa: anziché essere gli altri che chiedono qualcosa alla Germania», questa volta «è la Germania che chiede qualcosa agli altri». Berlino vuole «coordinamento, solidarietà, regole».
Perfino l'austero ministro delle Finanze Schaeuble ha detto che la Germania è abbastanza ricca da sopportare lo sforzo aggiuntivo, purché però gli altri lo facciano in ragione delle loro capacità.
RISORSE FINO A 3,3 MILIARDI. I costi per le spese sociali per i profughi e la loro integrazione in Germania renderanno necessario lo stanziamento di risorse da 1,8 a 3,3 miliardi di euro in più da parte del governo nel 2016, ha detto il ministro del Lavoro Andrea Nahles (Spd) a Berlino. Questi costi dovrebbero salire a 7 milardi nel 2019.
Fondi che per Merkel non rappresentano certo un ostacolo. Perché la cancelliera «fa sempre così», ha detto Gros, «indugia poi all'improvviso passa all'azione». E chissà se anche questa volta riuscirà a trainare una stanca, impaurita ed egoista Europa. Che il 14 settembre durante il vertice straordinario dei ministri dell'Interno dei 28 dovrà dire la sua sul nuovo pacchetto in materia di immigrazione, e decidere se accettare la linea tedesca.

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