TOTONOMINE 1 Settembre Set 2015 0655 01 settembre 2015

Napoli, per il dopo Luigi de Magistris rispunta Bassolino

L'ex sindaco può tornare a Napoli. È il nome forte del Pd. Grazie alla carta Barca. A destra ipotesi Lettieri. O la sorella di Caldoro. Rebus M5s. Via alla corsa.

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Antonio Bassolino.

Quando è allegro ripete sornione: «Sette napoletani su 10 mi chiamano ancora sindaco».
Della sua vita intima, di quel che fanno i nipotini, della famiglia, delle amate vacanze sulle Dolomiti i napoletani sanno ormai tutto: lui, Antonio Bassolino, 67 anni, da Afragola, ex comunista ingraiano, ex ministro del Lavoro, già sindaco “vesuviano” (1993) e governatore della Campania (fino al 2010), li tiene informati fin nei minimi dettagli su Twitter (e su Facebook) di cui è diventato un abile (e furbo) frequentatore.
ALTRO CHE MUSONE. Chi lo conosce, ne è sbalordito: lui, da giovane così musone e introverso, si è trasformato in un brillante comunicatore.
«L’obiettivo? Vuol fare di nuovo il sindaco a Napoli», azzarda qualcuno.
«Sì, intende candidarsi alle elezioni della primavera 2016», conferma qualche altro.
«Nonno Antonio», commentano i più smaliziati, «si sta riproponendo all’opinione pubblica in una veste casalinga e paciosa, tutto casa e nipotini, nella speranza che la gente - rassicurata - si dimentichi dei fallimenti accumulati da pubblico amministratore».
VENTENNIO CONTROVERSO. Quasi 20 anni al governo. La crisi dei rifiuti, la mancata bonifica a Bagnoli, l’abitudine ad alimentare le cosiddette consulenze d’oro, l’amato Sud in disarmo, una serie di promesse affascinanti ma rimaste su carta: Bassolino sindaco a Napoli? La voce gira. Anzi, corre a ritmo forsennato.
C’è chi, pur ricordando i flop che gli vengono attribuiti, rileva che Bassolino è uscito indenne dalle inchieste giudiziarie in cui era incappato.
E che il fallimento della nuova politica a Napoli e nel Sud d’Italia è tale che, se ci si guarda intorno, si fa fatica a individuare personalità di spessore come “don Antonio” da proporre alla contesa elettorale.
SDOGANATO DAI GIORNALI. Perfino gli editorialisti che per anni lo hanno criticato da sinistra, come Marco Demarco (Corriere del Mezzogiorno) e Antonio Polito (Corriere della sera, ritenuto un suo ex delfino), hanno scritto “Bassolino sindaco? Perché no?”: «In fondo, è uno dei pochi che sa emozionare. E i conti con lui erano stati chiusi con troppa fretta: un bilancio serio del Bassolinismo non è mai stato fatto».

I renziani provano a congelarlo con un ruolo di saggio super partes

Antonio Bassolino con Pier Luigi Bersani.

La voce corre. E a nulla serve che dal Cilento (dove è andato in vacanza), l’ex governatore abbia pregato tutti di «essere tenuto fuori da discussioni estive e da strumentalizzazioni».
A nulla è servito anche il tentativo imbastito da Umberto de Gregorio, fedelissimo del premier Matteo Renzi a Napoli, che - preoccupato dalla ingombrante candidatura - ha provato a “congelarlo” proponendogli un posto da “saggio”, cioè fra i tre “grandi vecchi” del disastrato Pd campano cui demandare il compito di scegliere ”in concordia” il vero candidato a sindaco per il centrosinistra.
IL NOME FA DISCUTERE. Bassolino “saggio” super partes, e dunque fatto fuori fuori dai giochi? Neanche per sogno.
Più la proposta dei renziani prendeva corpo (la chiamano “il modello Ercolano”), più il coro pro-don Antonio candidato ha assunto convinzione.
Certo, il nome pesa. E fa discutere.
Per Stefano Caldoro, che in Campania ha governato fino a maggio 2015, proporre Bassolino a sindaco «è come se il centrodestra puntasse su uno come Paolo Cirino Pomicino, che in quanto a capacità non è stato certo secondo».
UN PD PARALIZZATO. Per Massimo Adinolfi, la candidatura di Bassolino nasce dalla condizione in cui versa il Partito democratico in Campania, all’insegna del “non si può” a tutti i costi: «Non si possono fare le primarie, non ci si può dividere, non si può aspettare la benedizione di Renzi, non si può commissariare il partito. Non si può questo e non si può quello... Alla fine», ha ricordato Adinolfi, «Bassolino diventa come il motore immobile di Aristotele: non è lui che si affanna in cerca di una candidatura, sono gli altri che - non avendo alternativa - si avvicinano a lui».

Tweet di @a_bassolino

LUI FA IL CASTIGAMATTI. Lui, don Antonio, legge e riflette.
Attento a intervenire sempre sui nervi più scoperti, quelli che stanno rendendo difficile la vita alla gente campana: i trasporti, per esempio.
Nonno Antonio sale sul treno delle Ferrovie dello Stato che da Agropoli va a Napoli alle 8.47 del mattino? Alle 8.48 (cioè un attimo dopo) “spara” sagace un tweet di fuoco raccontando in diretta che «a centinaia sono in piedi, fa un caldo terribile, donne e bambini si sentono male. È una vergogna inaccettabile per un Paese civile, il governo intervenga sullo stato delle ferrovie».
Meglio di un cronista d’assalto. E giù una valanga di commenti, che diventano sempre più dialoganti, tra la gente che condivide e l’ex amministratore in veste di castigamatti.

Se non lui, chi? I dem pensano all'ex Sel Gennaro Migliore

Gennaro Migliore, ex capogruppo di Sel alla Camera, ha definito possibile la sua candidatura a sindaco di Napoli.

Critiche a parte, c’è chi sulla candidatura di Bassolino si chiede: se non lui, chi?
Già, chi può ritenersi davvero presentabile nella corsa a sindaco di una città come Napoli sprofondata nelle sue casse vuote, nel più totale isolamento politico, nella crisi endemica di progettualità e idee?
L’uscente Luigi de Magistris intende riprovarci. Ma da mesi arranca.
E appare privo di sostegni significativi oltre che di un’adeguata credibilità nazionale.
INCOGNITA GRILLINA. Il Movimento 5 stelle resta un’incognita, ma - vista la débâcle dei partiti - con notevoli probabilità di “fare il botto” sebbene non schiererà nessuno dei big.
Il Pd campano, ridotto a un coacervo di camarille e lobby in faida perenne, non appare in grado che di sparpagliarsi sui soliti nomi: da Umberto Ranieri (vicino a Giorgio Napolitano) ad Andrea Cozzolino, dall’editore Edgar Colonnese agli ex parlamentari come Graziella Pagano.
C'È L'IPOTESI POLITO. Da Roma, i renziani provano a rilanciare l’ex di Sinistra ecologia e libertà Gennaro Migliore (gradito a Renzi, ma meno ai napoletani), il rettore dell’università Federico II Gaetano Manfredi o l’imprenditore Dario Scalella.
C’è anche chi si diverte a mettere in mezzo i giornalisti più coccolati dalla politica: dal direttore (napoletano) del Tg1 Mario Orfeo ad Antonio Polito, stabiese di Castellammare e vice direttore del Corriere della sera.

A destra ancora Lettieri oppure la sorella di Caldoro

Una foto di Alessandra Caldoro tratta dal suo profilo Twitter.

Il centrodestra non se la passa meglio: riesce a garantire un po’ di spazio a Gianni Lettieri, già sconfitto da de Magistris nel 2011, che può contare sull’aiuto di alcune frange interne al Pd.
Lettieri propugna una Napoli «che assomigli a Milano», ma finora non ha elargito ulteriori dettagli in merito.
PISANI TRA I PAPABILI. Tra i papabili c’è anche Vittorio Pisani, ex capo della squadra mobile finito sotto processo e poi assolto.
Ad ambire al ruolo di sindaco anche Angelo Pisani, presidente della Municipalità di Scampia, bestia nera di Equitalia e legale di Diego Armando Maradona.
DONNA MOLTO ATTIVA. Una candidatura per alcuni «più che sostenibile» potrebbe essere quella di Stefano Caldoro, cui il ruolo di capo dell’opposizione in una Regione Campania comandata da Vincenzo De Luca sta di sicuro assai stretto.
Ma ancora più convincente potrebbe risultare la proposta di una donna di cui si parla pochissimo: Alessandra Caldoro, sorella dell’ex governatore berlusconiano, che ha un carattere assai vivace ed è molto attiva e seguita sui social network.

Tweet di @ACaldoro

E se la carta segreta fosse quella di Fabrizio Barca?

Bassolino aveva annunciato la chiusura della Fondazione Sudd.

Bassolino - intanto - si guarda intorno e tace: smentisce, ma poi ci ripensa.
Chiede oblìo, ma interviene a tutto gas.
Sul Mezzogiorno, per esempio, Isaia Sales - economista per anni vicino a Bassolino - ha più volte ribadito che per rilanciare il Sud d’Italia e Napoli ci sarebbe bisogno «di investimenti statali simili a quelli elargiti in Germania per riunificare il Paese».
Uno sforzo senza precedenti, insomma.
UN SEGNO DI ROTTURA. L’ex sindaco la pensa uguale. E non a caso il logo della Fondazione Sudd, il centro di iniziative culturali che Bassolino alimenta da anni, è una crepa disegnata nel muro.
Un segno di rottura, ma anche di ricomposizione sociale.
Dal regista Antonio Capuano al penalista Claudio Botti fino a imprenditori come Patrizia Boldoni (ex moglie del costruttore Corrado Ferlaino e neo-consulente del governatore De Luca), i consensi alla candidatura di Bassolino si moltiplicano nonostante le smentite.
EX MINISTRO IN GIOCO. Quasi nessuno, però, ricorda che tra i frequentatori più assidui delle stanze di Sudd c’è stato (e c’è) Fabrizio Barca, ex ministro, economista esperto di Fondi europei e coesione, insieme con il team dei suoi studiosi.
Di Barca si parlò in occasione delle elezioni campane 2015, poi non se ne fece nulla.
Ora, chi ben conosce Bassolino sorride enigmatico se viene sussurrato il nome di Barca.
Ma no, ma quando mai, ma che cosa si va a pensare? E se invece fosse proprio lui la “carta segreta”, quella da giocarsi al momento opportuno per vincere la partita?

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