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MAMBO 3 Settembre Set 2015 1552 03 settembre 2015

A Renzi manca lo scatto per diventare come Merkel

La tedesca è leader dell'accoglienza europea. Mentre il premier? Soltanto comunicazione. 

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Matteo Renzi in conferenza stampa con Angela Merkel.

Questa volta dovrebbe essere più difficile per Matteo Renzi e i suoi boys liquidare il ragionamento che Massimo D’Alema ha fatto con Aldo Cazzullo sul Corriere della sera.
Sia Renzi sia i suoi ragazzi sono insolenti e spregiudicati e soprattutto trattano come nemici tutti coloro che non li apprezzano (e vengono ripagati dalla sinistra Pd con la stessa moneta).
Tuttavia D’Alema mette in campo due o tre considerazioni difficilmente eludibili.
Ne estraggo tre.
LA STORIA È PRESENTE. La prima è che la storia è presente a differenza di quanto pensano i parvenu della politica.
Persino l’Expo, ricorda l’ex premier, è figlio della stagione prodiana.
La rappresentazione dell’Italia che comincia a vivere da quando Renzi, Lotti e la Boschi sono arrivati nella stanza dei bottoni, prima di essere una cosa non vera, è un errore culturale.
A SINISTRA, MA NON COL PD. Il secondo elemento riguarda il dato elettorale finora espresso che indica un calo impressionante di chi vota a sinistra e non appoggia più il Pd.
Il terzo è la rottura di quel legame sentimentale fra la sinistra e Renzi.
È un tema che è sul terreno da tempo, che l’attuale premier sottovaluta, ma che ha una sua pesantezza perché, come dimostrano tutte le esperienze politiche moderne, il dato psicologico di massa è decisivo nel successo di una formazione politica, sia nuova sia che rinasce.
BASTA PESCI IN FACCIA. Quello che Renzi dovrebbe prendere seriamente in considerazione è che se continua a trattare a pesci in faccia i suoi interlocutori della stessa area politica, non deve poi lamentarsi se questa area politica gli dichiara una guerra senza quartiere.
L’Italia non ha bisogno di una crisi di governo né di interrompere l’esperienza di Renzi (a mio parere).
Ma questa stessa Italia non ha bisogno di fratture politico-culturali che vengono, queste sì, dal passato.
PERICOLO RADICALISMO. Prendiamo il caso del nuovo radicalismo di sinistra.
D’Alema qui fa un passo avanti rispetto al suo stesso modo di pensare quando distingue fra estremismo e il cosiddetto populismo di sinistra che, secondo lui, nasce nel cuore dell’approfondirsi delle disuguaglianze sociali.
Come si può non vedere che questo problema può creare anche in Italia movimenti che contrasterebbero ogni scelta di governo?
ALLA RICERCA DEL QUID. A Renzi manca quello scatto in più che fa di una personalità politica uno statista in grado di sorprendere.
Pensiamo alla signora Merkel, demone agli occhi della sinistra anti-austerity, diventata leader indiscussa dell’accoglienza e soprattutto nemico frontale del mondo xenofobo di destra che sta impadronendosi di molte casematte politiche in tutta Europa.
Non so valutare quanto la Merkel sappia comunicare, riesco a vedere quel che sa fare, compreso la modifica strutturale del movimento politico che gli era più contrapposto, la sinistra radicale greca.
Il mondo di Renzi invece è prevalentemente comunicazione.
TUTTI A LEGGERE LOTTI. La brava collega Maria Teresa Meli sul Corriere del 3 settembre ci informa che il sottosegretario Lotti, definito silenzioso, ha deciso di rompere la riservatezza e di parlare anche su Facebook.
Lo leggeremo pur convinti che la notizia che ci dà la cara Maria Teresa sia del tutto irrilevante per la Nazione.

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