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FLUSSI 3 Settembre Set 2015 0933 03 settembre 2015

Immigrazione, la proposta della Commissione europea

L'esecutivo Ue aumenta il numero dei rifugiati da redistribuire e usa la carta dell'opt out.

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Il presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker.

Non è più tempo di essere cauti, ma realisti. I flussi migratori che stanno interessando l'Europa ricordano quelli della Seconda guerra mondiale, ed è per questo che la Commissione europea, dopo aver cercato di lasciar fare ai singoli Stati membri, rilancia la sua leadership mettendo in campo una proposta ben più ambiziosa rispetto a quella fatta a maggio.
Sarebbero 120 mila, secondo quanto riportato da fonti Ue, i richiedenti asilo che gli Stati membri dovrebbero redistribuire sui loro territori.
ORBAN ATTACCA I LEADER UE. Ad accusare le istituzioni comunitarie di immobilismo è stato il premier ungherese Viktor Orban: «I leader europei hanno dimostrato chiaramente di non essere in grado, di non avere la capacità di gestire la situazione È noto che tocca ai singoli Paesi controllare le frontiere esterne. E questo sta facendo l'Ungheria».
E nemmeno la promessa di Tusk, che parlato di una redistribuzione di 100 mila profughi, è sufficiente.
QUATTRO VOLTE SUPERIORE. L'esecutivo guidato da Jean-Claude Juncker rilancia ponendo sul tavolo un numero quattro volte superiore rispetto a quella dei 32 mila richiedenti asilo sbarcati in Italia e Grecia, che a luglio i governi avevano accettato di gestire secondo un principio di volontarietà.
Questa volta Juncker sembra non voler cadere nello stesso errore, così è l'obbligatorietà il tratto distintivo del nuovo piano: chi parteciperà al progetto europeo dovrà farlo secondo un sistema delle quote deciso e definitivo.
Anche François Hollande e Angela Merkel, presidente francese e cancelliera tedesca, sono convinti dell'esigenza di un «meccanismo permanente e obbligatorio».

La novità del piano: opzione di opt out per tutti

La protesta dei migranti a Budapest.

Martedì 8 settembre la Commissione ha intenzione di proporre misure d'emergenza e misure di lungo periodo, tra queste la più importante è la modifica permanente delle regole sull'asilo.
Rivedere il regolamento di Dublino è un obiettivo al quale a Commissione lavora già da tempo. E ora è diventato una priorità assoluta.
L'ESEMPIO DELLA GERMANIA. Forte di un consenso che verrà prima di tutto dalla Germania e dai Paesi colpiti dai flussi migratori, come Italia e Grecia, l'Unione europea dovrà però fare i conti ancora una volta contro i soliti oppositori: Regno Unito, Paesi Baltici e dell'Est.
Ma per loro è in serbo un escamotage: Juncker sembra non avere intenzione di esercitare la propria influenza e capacità politica per convincere i vari capi di Stato a mostrare la propia solidarietà.
Il tempo è finito, e le immagini che arrivano ogni giorno dalle frontiere dell'Europa, sempre più simili a fronti di guerra lo dimostrano.
Il corpo del bambino siriano esanime su una spiaggia della Turchia non accetta tentennamenti. Le immagini della polizia ceca che marchia con pennarelli indelebili le braccia di profughi, bambini compresi, per scrivere i numeri di identificazione, fanno paura.
PRENDERE O LASCIARE (E GIUSTIFICARSI). Così per evitare che i governi dell'Est, che a luglio avevano depotenziato la proposta dalla Commissione, riescano ancora una volta a bloccare tutto, Juncker metterà tutti davanti a una scelta. Nessuna obbligatorietà per chi non vuole essere coinvolto, ma libero arbitrio: grazie a una clausola di opt out accessibile a tutti, non solo ai paesi fuori da Schengen come Regno Unito e Danimarca, i leader dei Paesi che non vorranno aiutare a risolvere l'emergenza migranti potranno restarne fuori.
Ma se ne dovranno assumere tutte le responsabilità spiegando all'opinione pubblica nazionale ed europea le ragioni della scelta. Chi invece aderirà, dovrà farlo senza metterle in discussione le regole predefinite.
L'idea della Commissione è di presentare il pacchetto al vertice straordinario dei ministri degli Interni del 14 settembre e poi al tavolo dei leader, che dovranno approvarlo definitivamente.
RENZI: «NON È SOLO UN'EMERGENZA». Per il premier italiano Matteo Renzi, quella dell'immigrazione «non è solo un'emergenza, continuerà a lungo. Serviranno settimane e mesi e richiede un approccio globale europeo».
In una conferenza stampa con il premier maltese Joseph Muscat a Firenze, Renzi ha aggiunto: «Bisogna recuperare un ideale europeo che non è dell'accogliere tutti indiscriminatamente, perché non è possibile, ma del tentare di salvare tutti, e questo è un dovere».

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