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DIPLOMATICAMENTE 3 Settembre Set 2015 1059 03 settembre 2015

La politica occidentale? Non conosce lungimiranza

In Africa e Medio Oriente si opera solo in termini di costi-benefici a breve termine. Ma non è così che usciremo dalla spirale di tensione in cui siamo entrati.

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Migranti bloccati alla stazione di Budapest.

Se tracciassimo la mappa dei Paesi del Nord Africa e Medio Oriente in cui siano presenti focolai di instabilità, ovvero regimi autoritari oppure guerre civili, otterremmo una inquietante sequenza di contiguità territoriale.
Se sovrapponessimo a questa la mappa delle cellule estremiste e terroriste di cui abbiamo conoscenza - dal Califfato e soci ad Al Qaeda e sodali, agli altri nuclei di rivoltosi di varia natura e specie, sparsi nell’area e alimentati col veleno che ne attraversa la crepa politico-etnico-settaria - la contiguità risulterebbe pressocchè totale.
Dal Marocco all’Algeria alla Tunisia Libia all’Egitto alla Siria all’Iraq allo Yemen, eccetera.
Se poi sovrapponessimo alle due precedenti la mappa delle dinamiche economiche e occupazionali dell’area in esame, ne risulterebbe un panorama devastante: con le punte estreme del disastro fisico e dell’immane tragedia umana della Siria e dell’Iraq, della Libia e, da diversi mesi, dello Yemen, ma con preoccupanti segni negativi anche negli altri, come in Tunisia dopo i due attentati di Tunisi e di Sousse ovvero in Egitto.
PANORAMA PREOCCUPANTE. Potrebbe apparire superfluo a questo punto aggiungere una quarta mappa, quella dei flussi migratori che stanno marcando da oltre due anni uno straordinario crescendo e un’ulteriore e significativa diversificazione delle sue rotte con il percorso turco-greco su cui occorrerebbe riflettere.
Ma non sarebbe affatto superfluo, viste le ripercussioni che sta provocando nel dibattito politico europeo e nostrano, tra richiami ai suoi valori fondanti, pochi per la verità, imbarazzanti difese degli egoismi nazionali e carenze programmatico-organizzative, viatico non proprio confortante per l’annunciato vertice del 14 settembre.
FATTORI DI TENSIONE LEGATI TRA LORO. Dall’incrocio di queste mappe emergerebbe che siamo in presenza di un sistema di forti correlazioni e per certi versi di interdipendenza tra i fattori di tensione, instabilità, conflittualità, estremismo che stanno gravando sull’area nord africana e medio orientale e le loro conseguenze.
E soprattutto che questa interconnessione sta entrando, e forse è già entrata, in un circolo vizioso decisamente pericoloso per il futuro di quell’area e della nostra Europa, il condomino della porta accanto, a cominciare dalla sua costa meridionale.
UNA SPIRALE PERICOLOSA. Tanto più pericoloso quanto più capace di divenire una spirale suscettibile di intrecciare le diverse dinamiche cui ho accennato finora: da quella migratoria che sembra scuoterci e preoccuparci più delle centinaia di migliaia di morti e di vittime dei conflitti di varia natura e specie dell’area, a quella della sicurezza, con specifico riferimento al fenomeno jihadista che forse ci si è illusi e ci si continua ad illudere di poter contenere e tenere lontano, salvo poi scoprirci indifesi e impauriti di fronte a episodi di micro terrorismo e cercare di correre ai ripari attraverso misure di sicurezza dalla dubbia efficacia salvo che sulla nostra libertà di movimento.
A quella dei conflitti e delle guerre in atto, oggi concentrate in Libia, Siria Iraq e Yemen ma già con pesanti ripercussioni esterne che sarebbe un errore fattuale e un’imprudenza sottovalutare.

La politica miope ragiona solo a breve termine

Gli abitanti di Zuwara in Libia protestano contro la tratta dei migranti.

I focolai generano scintille, lo sappiamo bene, e le scintille generano incendi. Ben al di là delle migrazioni.
Il rischio della spirale non è esercizio di pessimismo ma di quel realismo politico che l’ultima mappa, quella delle agende più o meno trasparenti delle potenze internazionali e regionali nell’area, rende obbligatorio.
Da qui affiorerebbe un disegno tanto intricato da necessitare ben più spazio di un editoriale, ma ciò che conta è nelle cose.
E le cose spingono in superfice un cinico filo rosso di miopia politica fondato su un rapporto costo-benefici a breve termine che non lascia spazio effettivo ad altre considerazioni di più lungo periodo. A maggior ragione a quelle umanitarie.
IL RUOLO 'STABILIZZATORE' DI AL SISI. Come altrimenti spiegare la sopravvivenza del conclamato criminale Bashar al Assad in Siria e la sua devastazione bellica ovvero la dinamica dell’offensiva anti-Isis nella stessa Siria e in Iraq che dire fiacca e opaca è usare un eufemismo?
Venendo poi più dalle nostre parti, come interpretare se non in termini di miope rapporto costo-benefici a breve, la singolare attribuzione del ruolo di potenza regionale “stabilizzatrice” all’Egitto del presidente al Sisi, la cui spietata e strumentale politica “anti-terroristica”, in casa e fuori, sembra anzi muovere in una direzione che poco si concilia con quel ruolo?
LA TENACIA COMMOVENTE DI LEON. Lo stesso sembra infine valere in relazione all’andamento del negoziato libico condotto da Bernardino Leon con una tenacia quasi commovente ma che non si riesce a sbloccare, malgrado il sostegno internazionale che anche recentemente gli è stato ri-assicurato internazionalmente, a partire dagli stessi membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.
Forse che i leader delle due principali fazioni in lotta (adesso in particolare quella di Tripoli) si ritengono tanto forti da poter sfidare una Comunità internazionale cui non dovrebbe essere difficile torcere il loro braccio perché si decidano a superare le divergenze e cercare di mettere mano a una ricostruzione del paese, ogni giorno più problematica?
ERRORI DI VALUTAZIONE. Oppure qualcuno dei Grandi della terra o dei suoi alleati manca all’appello della verità e della responsabilità e, in definitiva, si considera un po’ ovunque che il “rischio Libia” e la stessa minaccia del Califfato locale siano nei fatti ancora contenibili e forse addirittura negoziabili.
Ma vogliamo sperare che così non sia e che il campanello d’allarme, che anche grazie alla nostra politica estera sta risuonando sulla situazione libica, solleciti ad allontanarsi dal pantano di questa miopia, evidentemente giudicato in linea con la sommatoria algebrica dei rispettivi e immediati interessi.
Sarebbe un utile punto di svolta.

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