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MAMBO 4 Settembre Set 2015 1037 04 settembre 2015

Buonisti di tutta Italia, camminate a testa alta

I nuovi razzisti usano la parola come insulto. Ma siete l'unica speranza per una società più tollerante.

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Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini.

La destra, ma anche un pezzo di sinistra liberista, accusa l’altra sinistra di essere «buonista».
Il termine è tecnicamente un po’ fesso perchè vuol dire nulla.
Con questa parola si vuole indicare, infatti, sia una certa retorica dei buoni sentimenti sia un atteggiamento di apertura verso chi soffre.
Walter Veltroni è considerato un campione del buonismo e per alcuni anni, quando lui era potente, la corsa a presentarsi come buonista era affollatissima di gente varia.
L'ACCUSA DI «BUONISMO». Ora buonista sembra, invece, una cattiva parola. L’accusa viene rivolta a chi si danna l’anima per i migranti, a chi pensa sia normale il matrimonio gay, a chi era spaventato per l’eccessiva severità verso la Grecia. Insomma, da qualche decennio vanno di moda i cattivi, non solo al cinema.
Sono convinto che il buonismo sia un pensiero lungo. Con questo termine si indica soprattutto una cultura politica che non nega il conflitto, anzi parte proprio dai danni di questo, per disporre le società verso la tolleranza e l’apertura.
Inoltre il cosiddetto “buonismo” prende di petto quella contrapposizione amico-nemico che domina la politica non solo italiana. In epoca di grandi trasformazioni, di grandi opportunità ma anche di grandi drammi, predisporsi verso una umanizzazione integrale della politica è una frontiera da raggiungere e tenere salda.
CAVALLO DI BATTAGLIA DI SALVINI. Non la pensano così i nuovi razzisti. Parlo di nuovi razzisti indicando non solo coloro che sono spaventati dai cambiamenti. Non solo coloro che hanno bisogno di trovare in qualche minoranza la minaccia alla propria condizione (l’antisemitismo era alimentato da queste paure e da queste passioni negative), ma soprattutto un personale politico cinico che, incapace di fronteggiare le contraddizione dell’epoca moderna e aiutato dalla facilità di affermazioni di leadership mediatiche deboli e populista, si rivolge contro il buonismo come un pericolo per la gente di cui si erge a paladino.
Se pensiamo a Salvini e Meloni vediamo come due persone di serie B sono diventate famose solo per la lotta contro il buonismo.
Sotto la minaccia dei nuovi cattivi cade il capo dei vescovi, il premier fiorentino, l’uomo politico navigato della vecchia sinistra, persino la signora Merkel ma soprattutto il papa. Francesco è una ricchezza per l’umanità. Non piace agli atei devoti e ai cattolci integralisti.
L'UNICITÀ DI PAPA FRANCESCO. Più buffi sono gli atei devoti che si erano fatti l’idea, con Ratzinger, che il papa potesse essere leader intellettuale della destra così come la sinistra si era convinta che Giovanni XXIII fosse un pontefice filo-comunista.
Stupidaggini. Francesco può essere studiato come rivoluzionario della Chiesa, ma dal punto di vista di un non credente appare come l’unica leadership mondiale che rappresenta il pensiero lungo della tolleranza, della comprensione, e diciamolo, della bontà in un mondo che vive la perenne vigilia di una guerra globale.
Rivolgo quindi un appello a tutti i buonisti: alzate la testa, non vergognatevi, siete voi la promessa del mondo.

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