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SCENARIO 4 Settembre Set 2015 1200 04 settembre 2015

Lo stallo di Renzi, tra scontro interno e tentazione Cav

Accettare i diktat della minoranza dem. O cercare voti tra le fila di Forza Italia. L'indecisione frena il premier. Che adesso tra Senato e Stabilità rischia grosso.

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Accettare i diktat della minoranza dem e mantenere l’eleggibilità dei componenti di Palazzo Madama. Ben sapendo che ricompattare il partito costerebbe il rinvio sine die della riforma del Senato e soprattutto vorrebbe dire gettare Silvio Berlusconi nelle braccia di Matteo Salvini. E i due assieme, si sa, elettoralmente hanno ancora il loro peso.
Oppure farsi dare proprio dal Cavaliere i voti necessari per chiudere il dossier Senato, stringere un patto del Nazareno bis e riscrivere l’Italicum sui desiderata di Arcore. Ma questo significherebbe condannarsi a elezioni anticipate dall’esito incerto.
Questo dilemma costringe Matteo Renzi a giocare su due tavoli paralleli.
ATTACCHI A SINISTRA E A DESTRA. Un giorno attacca l’ala sinistra del Partito democratico, ricordando che la riforma di Senato va votata entro la metà del mese di settembre.
Il giorno dopo si scaglia contro Forza Italia, respinge gli ultimatum per modificare la legge elettorale e manda segnali alla minoranza interna: lo ha fatto con la “minisanatoria” sui precari della scuola che non accettano cattedre che – a loro dire – li “deportano” lontano da casa; lo farà sulle pensioni, reintroducendo una maggiore flessibilità sull’età di ritiro che potrebbe far saltare i conti pubblici.
AZIONE DI GOVERNO BLOCCATA. Il traccheggiare tra sinistra e destra sta bloccando non poco l’attività di Renzi.
Soprattutto quando alle porte c’è una manovra finanziaria con tagli molto profondi (i famosi 10 miliardi che si devono recuperare con la spending review) e che potrebbe anche vidimare l’ennesimo aumento dell’Iva.

L'Ue nicchia su un altro rallentamento di bilancio

Fino a qualche settimana fa il premier pensava di poter gestire le pretese della minoranza del suo partito e le richieste di Forza Italia giocando sui 7 miliardi di extradeficit, per finanziare parte del taglio di Irpef e Irap e della cancellazione di Tasi e Imu sulla prima casa.
Ma adesso che la Ue nicchia su un nuovo rallentamento di bilancio e su nuova flessibilità, a Palazzo Chigi si nutre anche il timore di cadere.
Proprio per questo Renzi ha spostato i confini della sua azione all’estero, in Europa.
NUOVA FLESSIBILITÀ CERCASI. Da un lato alza la voce sull’immigrazione e batta cassa con Bruxelles per ottenere nuove risorse per finanziare la prima assistenza ai migranti. Dall’altro preme per ottenere nuova flessibilità sul deficit-Pil e si scaglia contro le pressioni che arrivano dall'Europa per impedirgli di cancellare Tasi e Imu sulla prima casa.
Se vince il braccio di ferro con la Commissione, e ottiene soldi, può sedersi al tavolo con i suoi “avversari”, la minoranza dem o quello che rimane del berlusconismo, e imporre l’agenda per la fine della legislatura.
L'IPOTESI DEL VOTO ANTICIPATO. In caso contrario è pronto a rompere e andare al voto anticipato. Anche perché potrebbe fare campagna elettorale a costo zero contro la solita Europa dei burocrati che fa morire i migranti e impoverisce i poveri.
Scavalcando a destra Salvini, l’unico avversario che gli è rimasto.

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