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EDITORIALE 4 Settembre Set 2015 1354 04 settembre 2015

Renzi 2 che non ha più il coraggio di tornare Renzi 1

Da Rimini a Cernobbio, frequenta i reietti salotti vecchio stile. Che voleva rifuggire.

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Il premier Matteo Renzi.

Alle ultime Europee, quelle dell’epopea del 41% che fecero del Pd il più votato tra i partiti della sinistra europea, Matteo Renzi stravinse sull’affermazione di uno spirito identitario forte.
Per comodità giornalistica, potremmo chiamarlo spirito leopoldino, rammentando la vecchia stazione fiorentina da cui il nostro mosse i primi passi alla conquista del potere.
Lo spirito leopoldino si caratterizzava per almeno due principi oggi platealmente disattesi e tra loro correlati: la rottura col passato e l’elusione dei corpi intermedi, ovvero di tutti quei soggetti portatori di una rappresentanza, in favore appunto dei soggetti sociali disintermediati.
Per dirla in soldoni, sì ai lavoratori e no ai sindacati, sì ai produttori e no alla Confindustria che se ne intesta la voce.
APPUNTAMENTI UNA VOLTA DISERTATI. Una filosofia che si concretizzava con gesti ostentatamente provocatori, quali il disertare gli appuntamenti canonici in cui i corpi intermedi si autocelebravano: congressi sindacali, assemblea generale degli imprenditori o convegni passerella come il Meeting di Rimini o il Forum di Cernobbio che si tiene proprio in questi giorni.
Apoteosi della rottamazione renziana, l’eclatante quanto risoluta affermazione del premier sulla fine del capitalismo di relazione, quello che si affida più alle rendite di posizione che alle competenze.
Da allora non è passata molta acqua sotto i ponti, ma il presidente del Consiglio ha 'cambiato verso' e non nel senso che i suoi sostenitori si auguravano.
FAMILISMO, RAI E ALTRI DIETROFRONT. E ci sono gesti, che di per sé sembrano poca cosa, che hanno un grande impatto sull’opinione pubblica perché rivelano atteggiamenti contraddittori tali, appunto, da minare lo spirito identitario su cui si era costruito il consenso.
Uno lo denunciammo a suo tempo, ovvero i criteri “familistici” con cui si procedette al rinnovo dei vertici delle aziende pubbliche, piazzando amici, compagni di merende e sodali nei vari consigli d’amministrazione.
Un altro clamoroso dietrofront rispetto alle premesse («io di Rai non me ne voglio occupare») lo si è avuto con la nomina del nuovo consiglio di amministrazione di viale Mazzini, una cencelliana spartizione delle poltrone in stile Prima Repubblica.
CL E CERNOBBIO SCONFESSANO TUTTO. Un altro, il più recente, l’aver cambiato idea anche nei confronti dei tanto reietti salotti vecchio stile, una scelta che ha portato prima Renzi davanti alla platea del Meeting ciellino, ora a Cernobbio, luoghi che un tempo ha mostrato di voler rifuggire.
Naturalmente il problema non è andare a Rimini o Cernobbio, ma la sconfessione di quanto precedentemente, e con una certa enfasi, si era sostenuto.
Una metamorfosi, per altro comprensibile, che avviene quando uno sente scricchiolare credito e reputazione di cui gode, e quindi da esclusivo si fa inclusivo nel tentativo di alzare il suo indice di gradimento.
Non c’è niente di male nel cambiare idea - anche i grillini, in questo periodo, stanno sconfessando molti dogmi delle origini -, ma bisogna valutarne bene gli effetti.
Che per Renzi, speriamo per lui di sbagliare, rischiano di essere devastanti.
NON SI PUÒ FLIRTARE CON GLI EX NEMICI. Se nasci e prosperi come rottamatore noi puoi flirtare con coloro che a parole hai sempre sostenuto di voler rottamare.
Se ti accrediti come alfiere della meritocrazia non puoi lasciare campo libero alla rendita si posizione.
Se sei portatore di un discorso sul mondo tutto all’insegna dell’innovazione e della rottura col passato, in quel passato non puoi più pedissequamente ricadere.

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