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INTERVISTA 5 Settembre Set 2015 0900 05 settembre 2015

Giunta: «Renzi? Un uomo Media World a Cernobbio»

Doveva rottamare i poteri forti. Ora va al Meeting Cl e al workshop. Incoerenza? «No, è il suo stile. Tutto iPhone, X Factor e tweet», dice lo scrittore Giunta a L43.

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Nel 2014 aveva snobbato sia il forum Ambrosetti di Cernobbio sia il Meeting ciellino di Rimini, riti stanchi di una Repubblica da cambiare, rivendicando la scelta di andare nei luoghi dove si crea valore e si produce: le fabbriche, la provincia.
Un anno dopo Matteo Renzi ha fatto un passo indietro, o forse avanti.
È andato al meeting di Comunione e liberazione, prenderà parte al blasonato forum di Cernobbio che riunisce ministri, banchieri, finanzieri, imprenditori.
Fine della rottamazione? O più semplicemente il premier si è reso conto che senza élite non si governa?
«HA UN DEBOLE PER QUESTO MONDO». Né l'una né l'altra, dice Claudio Giunta, docente di Letteratura all'università di Trento e autore di un brillante e ironico libro sulla fenonemologia di Renzi (Essere #matteorenzi, Il Mulino). Se non fosse il presidente del Consiglio, vi si legge, Renzi «lo si incontrerebbe da Media World in trance acquisitiva, come Fantozzi, mentre mette nel carrello l'ultimo modello dell'iPhone, la nuovissima telecamera compatta...».
Uno con «un debole per questo mondo, con i suoi X Factor e i suoi tweet».
«NON È COSÌ DIVERSO DA PRIMA». Sostiene Giunta, a proposito di Cernobbio: «Che un premier parli con gli industriali a me sembra assolutamente normale». E la sfida ai poteri forti? «Ma io non prendo molto sul serio quello che dice. Non mi sembra così diverso da prima».

Claudio Giunta, docente di Letteratura all'università di Trento. ©Imagoeconomica

DOMANDA. E la rottamazione, l'epica del cambiamento, la necesssità di bypassare i corpi intermedi?
RISPOSTA. È il presidente del Consiglio, era andato anche all'assemblea di Confindustria. È un uomo che deve tenere conto di chi comanda in questo Paese, mi sembra legittimo e ragionevole che vada sia dai ciellini, come tutti o quasi i presidenti del Consiglio hanno fatto, sia al forum Ambrosetti. Non è una cesura rispetto al passato.
D. Un anno fa aveva rivendicato la sua assenza, preferendo andare in fabbrica invece che nei luoghi di incontro dell'establishment.
R. Lo ricordo. Serviva a dare un segnale di discontinuità e un'idea un po' più movimentista della politica. Ma Renzi è un uomo totalmente interno al sistema, non un giacobino.
D. Diceva però di voler stare «tra la gente» e non a tavola con banchieri e finanza.
R. Ma non è che adesso sia diventato un restauratore. Deve tenere conto del fatto che l'Italia ha una Confindustria e ha dei gruppi cattolici molto potenti. Del resto che quest'anno e mezzo sia stato un anno e mezzo molto in accordo con la Confindustria mi sembra evidente.
D. A Piazza Affari, qualche tempo fa, ha dichiarato che «il capitalismo di relazione è morto». Poi per le nomine nelle aziende pubbliche ha scelto sui vecchi collaboratori, amici, gli intimi del giro fiorentino.
R. Le nomine, specialmente ad alto livello, non vanno fatte come le farebbe Beppe Grillo pescando a caso dalla Rete, ma scegliendo tra i collaboratori persone affidabili e responsabili. L'idea che la democrazia sia l'abolizione delle competenze e il sorteggio è un'idea affascinante che affonda le sue radici nell'antica Grecia e per la quale ho il massimo rispetto. Ma credo che per una democrazia complessa come la nostra sia giusto, entro certi limiti, che il capo del governo si prenda la responsabilità di nominare delle persone di sua fiducia.
D. Tra il dire renziano e il fare non vede contraddizioni?
R. C'è il lato attoriale e un po' fasullo di Renzi che va a Piazza Affari e dice «il capitalismo di relazione è morto». Ma la vita di una società complessa è relazioni. Quei discorsi lì sono fasulli. La prassi deve tenere conto del fatto che viviamo nel 2015 in una nazione industrializzata, quindi l'idea che le relazioni non contino, che la Confindustria non conti, è una cretinata alla quale non crede per primo lo stesso Renzi. Non vorrei che prendessimo troppo sul serio i suoi discorsi.
D. È il capo del governo.
R. Potrebbe dire oggi il contrario di quello che diceva ieri in perfetta buona fede. Questa è la cosa più eccezionale di lui, che lo fa essere un grande uomo politico. Crede alle cose che dice man mano e alle quali non dà troppa importanza.
D. Con i sindacati però è stato di parola: rottura. Il corpo intermedio Confindustria ha un senso e il corpo intermedio Cgil non ce l'ha?
R. Be' sì, questo è il suo punto di vista: puoi chiamarlo non di sinistra, di destra, come vuoi, ma è il suo punto di vista. La sua diffidenza per i corpi intermedi si limita ad alcuni corpi intermedi, non a quelli produttivi. Non al privato, ma al pubblico.
D. Quello che gli rimproverano a sinistra.
R. La sua battaglia è soprattutto all'interno dello Stato: magistratura, professori, oppure a livello di organizzazioni sindacali. Credo che abbia un massimo rispetto per gli industriali che rischiano e un minimo rispetto invece per le persone che si alleano per fare resistenza.
D. E il corpo intermedio di Cernobbio dove si colloca?
R. Non so chi ci vada a Cernobbio. Credo che Renzi abbia bisogno e piacere, in questo momento, di avere rapporti uno a uno con i leader industriali, mentre non ha nessuna voglia di averne con i leader sindacali. Che un premier parli con gli industriali a me sembra assolutamente normale.
D. Suggerisce che non dovremmo prendere sul serio quello che dice. Per esempio?
R. Prima diceva Marchionne ci ha fregati, poi Marchionne è tornato a essere un alleato. Renzi è un uomo che non ha opinioni forti su nulla, è inutile chiedergli coerenza. Le cose che dice non vanno prese alla lettera perché sono spesso formule retoriche che non hanno nessun contenuto reale.
D. Una peculiarità di Renzi o una caretteristica di tutta la politica?
R. È come molti politici, non è che si possano prendere alla lettera Obama o la Merkel. La politica è fatta di discorsi che devono commuovere, evocare, mobilitare e poi di decisioni che sono per la gran parte decisioni legate alla contingenza. Il 90% delle cose che fa deve farle perché è cosi, e nessuno potrebbe fare diversamente.
D. Un anno fa diceva a Cazzullo del Corriere della sera che sarebbe stato necessario rottamare anche il rapporto, insano, tra finanza ed editoria, media e poteri forti.
R. Ma quello l'abbiamo sempre sentito. Chi è che non fa l'omelia contro i poteri forti?
D. Cernobbio è il gran raduno dei poteri forti.
R. Non ho un'opinione su Cernobbio, non so bene cosa ci facciano lì, ma posto che c'è non mi sembra sbagliato che un presidente del Consiglio ci vada, magari anche per fare alcune critiche al mondo delle finanza. Con il discorso di Rimini ha marcato le distanze da Cl molto più di quanto avessero fatto altri ministri cattolici in passato, sostenendo un' idea scoutistica del cattolicesimo e non ciellina.
D. Insomma, andare a Cernobbio o a Rimini non significa sposarne i valori.
R. Non vuol dire avallare le idee che in questi luoghi si agitano.
D. Nell'azione di governo Renzi è coerente rispetto a quanto aveva annunciato di voler fare?
R. Posso giudicare con competenza quello che sta facendo nel settore dell'istruzione. Per l'università non c'è nulla in sostanza, e per la scuola mi sembra che ci sia una riforma molto farraginosa, per adesso vuota (c'è una delega al governo a fare una riforma), anche se sulla riforma come concetto sono abbastanza d'accordo.
D. Cosa condivide?
R. L'idea di dare più responsabilità ai presidi e cercare di creare un organico di docenti di diritto da cui pescare a me sembra giusta, anche se vedo che l'applicazione è più difficile di quanto si pensasse. Sono comunque cose minime rispetto ai problemi della scuola e della università italiana, ma devo anche dire che da ex studente e ora professore non saprei cosa fare, tale è il disastro.
D. Delle altre riforme che ne pensa?
R. Mi sembra che se la sia cavata politicamente molto bene con l'elezione del capo dello Stato Mattarella e anche con la sentenza della Corte costituzionale e il buco da 3 miliardi, dimostrando grande capacità di agire in tempi rapidi, non scontata in questo Paese.
D. Un uomo molto pragmatico.
R. È uno che si è fatto le ossa con l'amministrazione locale. È capace di reagire, velocemente, di impadronirsi dei problemi e di parlarne con un po' di competenza anche se non è competente. È circondato da persone tutt'altro che sciocche. Insomma trovo lui spesso fastidioso e ridicolo, quando parla in pubblico qualsiasi cosa dica sembra l'abbia imparata sul sussidiario, ma le cose che sta facendo le sta facendo in maniera ragionevole. Bene.

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