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SPIRITO ASPRO 5 Settembre Set 2015 1759 05 settembre 2015

Rifugiati, la Germania abbatte un altro muro

Berlino si apre ai richiedenti asilo. E cancella la paura dello straniero. Una guerra mondiale pacifica. 

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Una bambina affacciata dal finestrino del treno alla stazione di Monaco.

L'asse Roma-Berlino. La caduta di un muro. Frammenti di storia che l'attualità europea ci ripropone sotto una luce diversa, come brani campionati di vecchie canzoni che un dee-jay geniale remixa in qualcosa di completamente nuovo. L'accordo italo-tedesco nato alla fine degli Anni 30 per opprimere l'Europa, oggi, nel pieno dell'emergenza profughi, riappare come intesa ideale per ridare al Vecchio continente la sua grandezza, non quella fatta di banche e Pil, ma quella sognata dai suoi fondatori.
UN'ALTRA MURAGLIA CHE SI SBRICIOLA. Buona volontà al posto di volontà di potenza, offrire spazio alla vita anziché conquista dello spazio vitale. E dopo 26 anni, in quel cuore dell'Europa che ha abbattuto muri e cortine di ferro, forse sta sbriciolandosi a poco a poco un'altra muraglia, invisibile, quella fra popoli ricchi e popoli poveri.
Nel senso in cui si è davvero ricchi o poveri, oggi che la nostra ricchezza - nel senso di speranza di vita, salute, lavoro, sicurezza per i figli - dipende dai numeri. Non quelli in fondo all'estratto conto o alla dichiarazione del redditi, ma quelli delle coordinate geografiche del luogo in cui siamo nati e abitiamo.
VACILLANO LE RAGIONI DEI SALVINI. Il muro su cui prosperano Salvini e simili vacilla proprio nei Paesi su cui gli xenofobi contavano per il «colpo di reni» dell'Europa cristiana minacciata dallo straniero: Germania, Austria, e perfino nella cupa Ungheria di Orban. Piccoli atti di solidarietà, striscioni, offerte di cibo e di ospitalità per le famiglie siriane, sono altrettante crepe nella selva di filo spinato che, prima che sui confini, qualcuno sperava (e spera ancora) di ergere nei cuori e nelle teste degli europei.
E vedere la Germania e l'Austria - le nazioni che hanno acceso i due conflitti mondiali - aprire i loro confini per innescare una pacifica guerra mondiale contro la paura dello straniero, fa dubitare che la Storia, dopo essersi presentata come tragedia, torni sempre come farsa. A volte (poche ma ci sono) può tornare come festa.

  • L'accoglienza riservata ai rifugiati all'arrivo a Monaco di Baviera.

L'arrivo dei rifugiati alla stazione di Monaco.

Ma a ben vedere, questa, oggi, è il vero sfoggio di potenza. Le masse di profughi che sfidano la morte per raggiungere la Germania ne celebrano la grandezza molto più delle masse di automi mascelluti in camicia bruna dei film di Leni Riefenstahl. È loro, di quelle donne indomite e di quei bambini mai così stanchi da non riuscire a sorridere, il vero «trionfo della volontà», la caparbia determinazione di sfuggire alla morte per guerra o per stenti e conquistare per sé e per i propri cari un futuro migliore per il semplice fatto che ci sarà, un futuro, e non sarà una bomba firmata Assad o una scorreria dell'Is a stroncarlo.
DICHIARAZIONE DI EGEMONIA. E non c'è dichiarazione più esplicita, quasi spavalda, della propria egemonia sociale, economica e culturale, che l'atteggiamento accogliente e solidale di Angela Merkel.
«Ja, wir koennen», afferma la Cancelliera. La Germania può. Può ricevere migliaia di profughi e non ha paura. C'è già passata negli Anni 90, quando dopo la caduta del Muro c'erano milioni di tedeschi dell'Est, «parenti poveri» da sistemare e rimpannucciare dopo la dissoluzione della Ddr.
I TEDESCHI NON SI SENTONO MINACCIATI. La Germania di Angela non vacilla, non chiude le porte e non si tappa le orecchie. Non sente minacciato il suo benessere e il suo stile di vita dall'aspirazione di altri a condividerlo, a differenza di altre nazioni pur ricche e benestanti come l'Inghilterra o i Paesi Scandinavi. E questo coraggio quasi scandaloso, in un'Europa diffidente e arcigna come una vecchia zitella misantropa che apre la porta solo al prete che viene a benedire la casa, è una sfacciata affermazione di fiducia nelle straordinare capacità del proprio Paese.
Forse stavolta il Deutschland ueber alles ci sta. E per la prima volta è pienamente meritato.

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