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PROFILO 7 Settembre Set 2015 1733 07 settembre 2015

Enrico Rossi, i sogni da leader dell'anti-Renzi

Mite, tenace e aperto al compromesso: ritratto del governatore della Toscana. Che punta alla guida del Pd. Con lui frammenti della sinistra. Ma i bersaniani...

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Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana.

Di nome si chiama Enrico, come Berlinguer e come Letta.
Ora sogna di emularne le gesta con una dolce memoria per il primo, augurandosi miglior fortuna rispetto al secondo.
Sì, perché Enrico Rossi da Bientina (Pontedera), classe 1958, di professione governatore della Regione Toscana, si è candidato a segretario del Pd e di conseguenza, precedenti alla mano, alla presidenza del Consiglio.
DUE ANNI AL CONGRESSO. La notizia è deflagrata domenica sera in un dibattito alla festa fiorentina dell'Unità, condotta dall'amico giornalista di Repubblica Sandro Bertuccelli, e poi rilanciata da Sky.
In realtà Enrico Rossi la notizia se l'era già bruciata con un'intervista alla Stampa qualche giorno prima, con un intervento sull'Huffington Post di Lucia Annunziata a mezz'agosto, con un sacco di sussurri e grida tra i suoi fedelissimi sin dall'indomani della sua riconferma a governatore della Toscana.
Ma chi gliel'ha fatto fare? A pochi mesi dalla sua rielezione, a due anni dal congresso? Gliel'ha fatto fare Enrico Rossi.
A CACCIA DI UN RUOLO NAZIONALE. Già. L'ha fatto per sé e da sé. L'ha detto tranquillo e anche sereno (tweet di Renzi permettendo) annunciandolo urbi et orbi via cavo a Sky e sottolineando che lui è un tipo tosto, e se dice una cosa va fino in fondo.
C'è da credergli. Anche perché, a questo punto della sua carriera politica, Enrico ha bisogno di ritagliarsi un ruolo nazionale. E quale paio di fobici migliori se non quelle che tagliano il vestito del candidato segretario-premier?
Rossi è un tipo apparentemente mite, ma piuttosto forte, un ex comunista evoluto, un ex giornalista del Tirreno che piace alle tivù nazionali. Ma anche in Toscana, in fatto di consenso se la cava, come se l'è sempre cavata.
IL 48% ALLE ULTIME REGIONALI. Alle primarie dell'Ulivo, un'era geologico-politica fa, si classificò in testa a tutti per il maggior numero di preferenze. Nel 2010 alla sua prima elezione a presidente della Regione Toscana, dopo aver fatto per cinque anni l'assessore alla Sanità, superò il 50% dei consensi.
Quest'anno, alle ultime Regionali, è andata un po' peggio, e ha dovuto accontentarsi di restare sotto al 50%, al 48% per l'esattezza, ma senza perdere la maggioranza in Consiglio regionale anche grazie al meccanismo elettorale.
Ora Enrico si accinge alla prova più ardua, trasformare in realtà quello che per lui è sempre stato il suo sogno erotico-politico: fare il segretario del partito, così come quello di Matteo Renzi è sempre stato di fare il presidente del Consiglio.

Rossi raccoglie i cocci della sinistra: dagli ambientalisti ai solidaristici

Renzi con l'ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani

«L'ha fatto per sé», ripetono i suoi. «Non si è consultato con nessuno». Bugia.
A metà della scorsa settimana ha incontrato Romano Prodi e qualcosina deve avergli detto senz'altro. Anche perché ha bisogno di alleati se vuol correre davvero.
Rossi apparentemente appartiene all'area della sinistra del Pd, ma in realtà i primi pronti a non votarlo sono proprio i bersaniani che lo considerano un traditore, colpevole di aver fatto l'accordo con Renzi per potersi candidare a governatore la seconda volta.
A dir la verità, è stato un compromesso vero e proprio da tutte e due le parti.
IL COMPROMESSO CON IL PREMIER. Rossi, a stuzzicare troppo Renzi, aveva paura che Matteo gli tirasse fuori dal cilindro uno dei suoi candidati bombastici come addirittura Maria Elena Boschi o, più realisticamente, Stefania Saccardi, un aspira-voti sopratutto per il suo impegno nel sociale.
Renzi, dal canto suo, temeva che Rossi in caso di primarie potesse avere un successo molto forte.
Lui ne sarebbe stato capace, e alla fine avrebbe avuto troppa forza e non lo avrebbe più potuto imbrigliare. Alternativa ulteriore, un'impennata renziana con l'imposizione di un candidato dall'alto al posto di Rossi, ma anche qui Renzi temeva di ritrovarsi con mezzo elettorato del Pd che il giorno delle elezioni sarebbe andato al mare (già sapendo che un bel po' ci sarebbe andato lo stesso).
I BERSANIANI REMANO CONTRO. Quindi Renzi ha messo il collare a Rossi dandogli la benedizione per ri-diventare governatore e Rossi l'ha lasciato fare, ma niente il guinzaglio: tant'è che poi ha formato una giunta a maggioranza renziana ma chi decide, alla fine, sono lui e i fidi Vittorio Bugli, assessore al Bilancio, e Vincenzo Ceccarelli, assessore ai Trasporti, con un posto al tavolo del comando lasciato alla renziana, ma molto autonoma, Saccardi.
E ora Rossi prova a ballare da solo. Sì, perché d'ora in poi ci sarà proprio da ballare. Intanto su quali voti può contare Rossi in una eventuale corsa alla segreteria del Pd?
Può rimettere insieme un po' di cocci della sinistra ma al momento poca roba: ambientalisti, solidaristici (si è battuto molto sul tema dei migranti), forse la corrente che fa capo a Cesare Damiano.
Mancano all'appello almeno i bersaniani che, al momento, sono pronti più a scuoiarlo che a votarlo, e i Giovani turchi. A proposito: Rossi dovrà fare i conti con altri pretendenti naturali alla segreteria provenienti proprio da quella corrente, dal presidente del Pd Matteo Orfini ai ministri Andrea Orlando a Maurizio Martina.
LA CONCORRENZA DI ORFINI. Tra l'altro Orfini si è già mosso proprio a Firenze. Qualche sera prima dell'annuncio della candidatura di Rossi ha tenuto un incontro riservato sempre alla festa dell'Unità fiorentina con un gruppo di fedelissimi organizzato dalla deputata Elisa Simoni.
C'è anche chi dice, ma sono solo i bersaniani, che Rossi abbia già fatto un accordo con Renzi. In fondo Matteo accetterebbe di buon grado un concorrente che può abbaiare ma difficilmente mordere, con cui mangiare nello stesso piatto, ma non dormire nello stesso letto.
Ma non è detto che sia proprio così. Rossi è un tipo tonico e abituato alle lunghe distanze. Manca tanto tempo al congresso del Pd fissato per il 2017. E poi bisognerà vedere con quali regole si faranno le primarie. Magari questa volta votano davvero solo gli iscritti. E allora, chissà...

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