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LA PROPOSTA 7 Settembre Set 2015 1734 07 settembre 2015

Immigrazione, l'Ue rigioca la carta della solidarietà

Ai Paesi fondatori la metà dei profughi, sconti a quelli dell'Est, multe a chi dice no.

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da Bruxelles

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker ci riprova. Il 9 settembre davanti al parlamento europeo riunito in sessione plenaria a Strasburgo presenterà la proposta legislativa dell'esecutivo Ue per cercare di affrontare l'emergenza profughi a livello comunitario.
Un'altra piccola goccia nel mare visto che l'ammontare di 120 mila migranti da ricollocare, secondo i calcoli della Commissione, rappresenta appena il 36% degli ingressi che si sono registrati in Italia, Grecia e Ungheria.
Anche questa volta, come è successo a maggio in occasione della presentazione dell'Agenda per l'immigrazione, le proposte sono due: «Un piano permanente che ha bisogno del voto del Parlamento europeo e della maggioranza qualificata del Consiglio Ue per essere approvato», ha spiegato il 7 settembre la portavoce dell'esecutivo Natasha Bertaud, e una proposta temporanea che riguarda la redistribuzione dei rifugiati arrivati in Italia, Grecia e adesso anche Ungheria: «Questa volta per procedere serve solo il parere del Parlamento e il voto a maggioranza qualificata del Consiglio».
SUMMIT UE IN VISTA. Se il 14 settembre durante il Consiglio Affari interni i ministri europei non riusciranno a trovare un accordo sulla proposta, è già prevista la convocazione di un summit Ue straordinario, probabilmente giovedì 17 settembre. A chiederlo sono stati prima di tutto i leader di Francia e Germania.
Intanto in attesa di conoscere i dettagli in maniera ufficiale sono alcune fonti a spiegare come l'esecutivo Ue sta lavorando al piano che sarà messo sul tavolo dei ministri.

I Paesi fondatori dell'Ue accolgono metà dei profughi

Le novità sono innanzitutto nei numeri: secondo il nuovo schema sono 39.600 i richiedenti asilo arrivati in Italia da redistribuire altrove (il vecchio piano Ue ne prevedeva 24 mila), 66.400 dalla Grecia (a luglio erano 16 mila) e 54 mila dall'Ungheria.
Per ricollocare 120 mila rifugiati nei Paesi Ue, più i 40 mila della precedente proposta, quindi 160 mila in tutto, il sistema delle quote rimane quello basato sul calcolo dei tre indicatori: pil, disoccupazione e numero dei rifugiati già accolti sul territorio.
FATTORE ESTONIA. L'unica modifica è il cosiddetto “fattore Estonia”: il piccolo Stato membro che conta appena 1,325 milioni di abitanti non ha infatti nessun rifugiato sul suo territorio, quindi, il calcolo per l'assegnazione risultava sfalsato dalla mancanza del terzo indicatore «che portava ad assegnare a questo Paese più rifugiati rispetto alla Polonia», spiegano alla Commissione europea. Secondo un calcolo ad hoc l'Estonia dovrebbe ora ospitare 373 rifugiati.
La Commissione europea propone invece di assegnare ben il 59% dei 120 mila rifugiati a Germania (31.433), Francia (24.031) e Spagna (14.931)
Sono quindi ancora una volta i Paesi fondatori dell'Ue, Francia e Germania, ad assumersi le responsabilità maggiori accogliendo metà dei profughi.
L'ALTRA UNIONE, DELL'EST. A fare un passo indietro sono i Paesi dell'Est, contrari sin dall'inizio ad accogliere i rifugiati secondo il sistema obbligatorio delle quote e a far proprio il principio di solidarietà invocato da Juncker.
Per non evidenziare la frattura tra le 'due Europe', la Commissione ha deciso di ridurre di molto la quota di rifugiati da assegnare a due membri del Visegrad group: alla Repubblica Ceca ne andranno 2.978, alla Slovacchia 1.502. L'Ungheria, vista la situazione di emergenza, è stata dispensata dall'accoglimento di rifugiati.
L'APERTURA POLACCA. A fare eccezione nel Visegrad group è la Polonia, al quarto posto per quanto riguarda il numero di rifugiati assegnati: con 9.287 rifugiati è passata dal 6,65% al 7,74%.
Il primo ministro polacco Ewa Kopacz alla fine ha dimostrato una maggior apertura a compiere uno sforzo di accoglienza, pur rifiutando il sistema obbligatorio.
Dopo la Spagna, al quarto posto, c'è quindi la Polonia, segue l'Olanda (7.214), la Romania (4.646), il Belgio (4.564), l'Austria (3.640) e il Portogallo (3.074).
CIFRE NON DEFINITIVE. Le cifre non sono però ancora definitive. Nella lista della redistribuzione non vengono infatti calcolati i rifugiati che alcuni Paesi non Ue hanno dichiarato di voler prendere come Norvegia e Svizzera.
Regno Unito, Irlanda e Danimarca hanno inoltre il diritto di tirarsi fuori dalle politiche europee in materia di immigrazione, ma per ora l'Irlanda e la Danimarca hanno già dato la disponibilità ad aprire le porte ai rifugiati. E il primo ministro britannico David Cameron ha dichiarato di voler accogliere volontariamente 20 mila rifugiati siriani entro il 2020.

Il piano costa 780 milioni di euro, ma un aiuto verrà dalle sanzioni

La sede della Commissione europea.

Con la nuova proposta sarà comunque possibile per tutti gli Stati Ue fare opt out e chiamarsi fuori dal sistema di redistribuzione, ma solo per un anno, e solo per motivi gravi, che saranno valutati dalla Commissione. Un esempio? «Un disastro naturale potrebbe essere una giustificazione accettabile», fanno sapere i tecnici dell'esecutivo.
L'opt out prevederà comunque il pagamento di una sanzione in base al Pil del Paese.
MULTE PER CHI NON ACCOGLIE. Sul fronte delle sanzioni, la Commissione prevede multe non solo ai Paesi che non intendono accettare rifugiati, ma anche a quelli che vengono meno all'obbligo di «adottare e rafforzare le procedure di rimpatrio».
In cambio della solidarietà Bruxelles chiede infatti di inasprire le misure di espulsione per chi non ha diritto di asilo a partire dalla possibilità di esercitare lo «stato di fermo» se c'è il rischio che violino l'ordine di rimpatrio.
L'ammontare dei soldi derivanti dalle sanzioni, secondo il piano di Bruxelles, finiranno in un fondo europeo destinato a finanziare l'attuazione del diritto d'asilo.
Secondo quanto riferisce il quotidiano spagnolo El Pais il piano costa alle casse dell'Unione 780 milioni di euro.
PRONTA LA LISTA DEI PAESI SICURI. Infine la Commissione ha già pronta la lista dei Paesi sicuri, ovvero quelli i cui cittadini non hanno il “diritto” di chiedere asilo all'Ue.
Tutti i Paesi non Ue dei Balcani saranno inseriti nella lista, riferiscono fonti comunitarie, Quindi nessun richiedente asilo proveniente da Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania e Moldavia sarà accolto nell'Ue.
Anche la Turchia finirà con i Paesi “sicuri”, mentre resteranno fuori dalla proposta di lista europea Tunisia e Marocco. Per Paese “sicuro”, precisano a Bruxelles, si intende ogni Stato senza guerre, senza persecuzioni, senza discriminazioni, e senza violazione dei diritti umani. Prerogative che rischiano di aprire un dibattito su quali Paesi siano davvero sicuri, a partire dalla Turchia.

Twitter: antodem

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