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EDITORIALE 8 Settembre Set 2015 0940 08 settembre 2015

Berlusconi è stanco e nauseato, aiutatelo a smettere

Oscurato da Salvini, il Cavaliere pare un innamorato che non si arrende. Ma la sua storia oramai è al capolinea.

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Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia.

Silvio è stanco, un po’ nauseato, non ce la fa più a tenere lo sguardo sul giocattolo, la politica, che tante soddisfazioni gli ha regalato.
Così ha preso cappello e se n’è andato dall’amico Putin, l’ennesima di tante fughe cui ricorre nei momenti canonici.
E questo, forse, lo era più di altri. Siamo all’epilogo della cruenta e decisiva battaglia sul Senato, a giorni doveva avvenire la tanto strombazzata vendita del Milan alla cordata del fantomatico tailandese Bee.
Sabato poi avrebbe dovuto intervenire alla chiusura della festa de Il Giornale in cui tutti si attendevano una sorta di discorso della corona sullo stato (malmesso) di Forza Italia. Invece Berlusconi ha dato buca.
ACCERCHIATO DALLE BADANTI-ARPIE. Qualcuno dice che la goccia che lo ha fatto propendere per la fuga sia stata la notizia che la kermesse del giornale di famiglia l’avrebbe chiusa Matteo Renzi, che per analogia è come se domenica scorsa il Festival nazionale dell’Unità si fosse chiuso con un discorso del Cav.
Qualcun altro insiste sulla sua oramai endemica insofferenza, che lo porta a mal tollerare la ridda di postulanti che in continuazione lo tirano per la giacchetta, nonché il diabolico cerchio delle badanti-arpie la cui invasività nella sua vita si configura oramai come una vera e propria associazione a sdilinquire.
NON VUOLE FARE LA GUERRA A RENZI. Ma la motivazione di fondo vera della sua apatia è un’altra, e cioè che lui non ha nessuna intenzione di fare la guerra a questo governo. Renzi gli ha ridato l’agibilità politica, col Patto del Nazareno lo ha reso coprotagonista delle riforme, ha garantito vita e prosperità alle sua aziende, ha inglobato capisaldi della sua politica liberista come il fisco e la riforma del lavoro.
Perché mai, come insiste lo sparuto drappello di talebani capeggiato da Renato Brunetta, dovrebbe dannarsi l’anima per far cadere questo esecutivo? Per soddisfare frustrazioni e smania di protagonismo di qualche azzurro in evidente sindrome da accudimento?
SALVINI OFFUSCA LA SUA STELLA. In più c’è l’altro Matteo, e non è un dettaglio. Nella sua oramai più che ventennale carriera politica, la stella di Berlusconi non è mai stata offuscata da nessuno dei suoi alleati, neanche ai tempi in cui Umberto Bossi era in gran spolvero.
La sudditanza della Lega a Silvio, tranne che agli inizi quando il Senatur con un repentino voltafaccia gli fece cadere il governo, non è mai stata messa in discussione.
Ora, con Salvini, la musica è un’altra. Con questa Lega rampante è inimmaginabile che il Cav possa ancora ambire all’egemonia del centrodestra. Un assunto che ha una sua plastica e quotidiana evidenza: Berlusconi è scomparso, ogni tanto si limita telefonicamente a far sentire la sua voce in qualche sgarrupato quanto periferico convegno di Forza Italia.
COME UN INNAMORATO CHE NON SI ARRENDE. Salvini è in ogni dove, in tivù come sul territorio, quasi come possedesse il dono dell’ubiquità ed è (almeno finora) una travolgente macchina di consensi.
Silvio sembra uno di quegli innamorati la cui storia è finita da un pezzo ma non vuole ammetterlo a sé e agli altri, ignorando che non c’è niente di più patetico e inutile che tentare di far rinascere un idillio morto e sepolto.
Il Cav ha quasi 80 anni, una certa agiatezza che darà da vivere ad almeno cinque sue future generazioni, magioni sparse in ogni dove, relazioni e contatti tali per cui il velo dell’oblio non gli cadrà mai addosso. E se fosse venuto il momento di godersela?

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