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APPELLO 8 Settembre Set 2015 1705 08 settembre 2015

Brexit, il ruolo dell'Irlanda

Il Paese teme ripercussioni economiche e politiche. Così il ministro Flanagan scende in campo.

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da Bruxelles

La Brexit non s'ha da fare. Ironia della sorte o nemesi storica, a mettersi di traverso contro “l'indipendenza” del Regno Unito dall'Unione europea è l'Irlanda.
Il ministro degli Esteri Charles Flanagan ha infatti promesso battaglia per riuscire a influenzare il voto dei cittadini britannici sul referendum indetto dal primo ministro David Cameron. E in un discorso tenuto il 7 settembre al Royal Institute of International Affairs della Chatham House di Londra, uno dei più prestigiosi think tank di relazioni internazionali, Flanagan ha spiegato perché: «L'appartenenza del Regno Unito all'Ue rafforza e arricchisce il legame straordinariamente profondo tra i nostri due Paesi». E il risultato di quel referendum «segnerà un crocevia per il Regno Unito e la sua gente»
«UN MALE PER IL PROCESSO DI PACE». In un momento in cui l'Europa trema davanti ai sondaggi britannici che vedono l'avanzata degli euroscettici (se si votasse oggi la Gran Bretagna sarebbe fuori dall’Ue: il 51% dei britannici è pronto a dire sì alla Brexit, ndr), è un Paese che ha fatto della separazione dal Regno Unito la propria bandiera a voler tutelare la permanenza di Londra nell'Unione.
Per riuscirci Flanagan ha posto sul tavolo tutte le questioni più calde: prima di tutto la Brexit «sarebbe un male per il processo di pace in Irlanda», è l'avvertimento.

Ue, non solo regole: tutti i benefici economici e poltici sull'Irlanda del Nord

Il premier britannico David Cameron.

Secondo Flanagan, infatti, l'Ue ha un'influenza positiva, soprattutto sull'Irlanda del Nord. «Fin dall'inizio, l'adesione congiunta britannico-irlandese dell'Ue ha facilitato il progresso del processo di pace. L'Unione europea è stata un potente collante, per quanto sottovalutato, una forza positiva per tutti e per ogni comunità in tutta l'Irlanda del Nord», ha ricordato.
«Nessuno di noi nel Regno Unito e in Irlanda deve dimenticare la stabilità che ha portato e continua a portare l'adesione all'Ue», a partire dall'impatto economico sull'Irlanda del Nord: «l'Ue ha finanziato sia programmi di riconciliazione e alimentato la crescita e l'occupazione. E il suo mercato comune è stato un enorme vantaggio per gli esportatori dell'Irlanda del Nord e le sue imprese».
GLI EFFETTI SUL PIL. Impedire la Brexit è quindi «vitale per gli interessi irlandesi, stare in Europa manterrebbe la stretta natura delle relazioni anglo-irlandesi».
Per questo il governo irlandese non intende rimanere neutrale sulla questione. La repubblica è infatti l'unico Paese ad avere un confine terrestre con il Regno Unito, proprio attraverso l'Irlanda del Nord; ogni settimana i due Paesi commerciano circa 1 miliardo di euro tra beni e servizi. Alcuni studi hanno suggerito che un voto a favore della Brexit potrebbe costare all'economia irlandese tra il 2% e il 12% del suo Pil.
Non è quindi solo una questione storica o politica, ma economica quella che il politico irlandese pone al primo ministro Cameron.
I NEGOZIATI CON UE Questo non vuol dire che la Repubblica d'Irlanda non sia favorevole ad aprire un vero negoziato tra Londra e Bruxelles prima del referendum. Anzi.
«Il nostro obiettivo è quello di lavorare insieme nel perseguimento di obiettivi di politica e di riforma dell'Ue comuni. Ciò comprende aree che sappiamo essere di fondamentale importanza per il Regno Unito, come la creazione di un vero mercato unico digitale, la finalizzazione di accordi commerciali o la limitazione dell'onere normativo per le nostre imprese».
Allo stesso tempo Flanagan cerca di interpretare le preoccupazioni delle altre 26 nazioni europee, che temono soprattutto una mancanza di trasparenza nella campagna di informazione pro referendum.
«Sappiamo per esperienza che può essere difficile spiegare i vantaggi dell'Unione europea. Nel mondo frenetico di oggi, in un'epoca di Twitter, Snapchat e Facebook, come si possono comunicare i vantaggi di qualcosa di più ampio e profondo come l'Unione europea?», si chiede.
IMMIGRAZIONE, L'AGO DELLA BILANCIA. La crisi dei rifugiati che sta sconvolgendo gli equilibri del Vecchio continente è infatti uno dei punti che rischia di essere maggiormente strumentalizzato dagli euroscettici di Londra.
«L'immigrazione sarà il tema chiave della campagna in vista del referendum», ha detto Nigel Farage, leader dell'Ukip, «le scelte di Bruxelles hanno aperto la porta a un esodo di dimensioni bibliche, di milioni e milioni di persone».
Così non stupisce che nell'ultimo sondaggio pubblicato il 6 settembre dal tabloid conservatore britannico Mail on Sunday il 22% degli intervistati che ha detto di volere votare per la permanenza nell’Ue ha aggiunto che potrebbe cambiare idea se la situazione migratoria peggiorasse.

Flanagan: «Il futuro dell'Irlanda è nell'Unione europea»

Charles Flanagan, ministro degli Esteri irlandese.

Ecco perché è fondamentale che «ogni sforzo sia fatto per dar vita a un dibattito capace di fornire ai cittadini tutte le informazioni», ha continuato il ministro irlandese. Bisogna «chiarire, spiegare». E a farlo è proprio Flanagan, che forse non ha apprezzato il livello del dibattito sul referendum impostato sinora dai politici britannici.
In caso di una reale Brexit, «noi tutti dobbiamo preoccuparci di una serie di cose», ha così voluto sottolineare: «L'impatto sulle nostre economie, l'effetto sul rapporto britannico-irlandese, il colpo sulla statura internazionale e la credibilità dell'Ue, il futuro dell'Unione stessa», sono le reali conseguenze.
Le elenca Flanagan e ricorda ancora una volta che «la prospettiva del Regno Unito di lasciare l'Ue non è uno scherzo».
RIFORME DECISIVE. Le complessità e le sfide poste dal referendum Ue sono ben chiare al ministro, visto che l'Irlanda ha dovuto tenere numerosi plebisciti fin da quando la sua Costituzione è stata redatta nel 1930.
Insomma Flanagan sa di cosa parla: «Nel solo corso della mia vita, ci sono stati 38 referendum, 24 hanno avuto luogo mentre io ero membro del Parlamento. Sono stato personalmente coinvolto in otto consultazioni direttamente connesse con l'Ue. Così ho visto - in Irlanda almeno - come possono essere vinte e perse questo tipo di consultazioni».
Da qui l'offerta fatta a Cameron: «Aiutare il primo ministro nella realizzazione di un pacchetto di riforme per garantire il futuro del Regno Unito nell'Unione».
Per quanto a Flanagan sia chiaro che nemmeno la vicina Irlanda può interferire negli affari del vicino di casa, «non possiamo essere insensibili al processo democratico in corso nel Regno Unito», ha ammesso, l'obiettivo è quello di «trovare un modo per giocare un ruolo costruttivo nel dibattito».
UN PARTNER STRATEGICO. In fondo il Regno Unito è «il nostro più importante partner strategico, siamo l'unico Stato con cui condivide una frontiera terrestre, siamo l'unico Paese dell'Ue che parla l'inglese come lingua madre. Siamo uno dei soli tre Stati membri i cui residenti nel Regno Unito sarà in grado di votare al referendum».
Un no alla Brexit sarebbe quindi fondamentale per l'Irlanda, ma «a prescindere dall'importanza che diamo alla continua adesione britannica dell'Ue», è il messaggio finale, «noi non metteremo a repentaglio la nostra posizione in seno all'Unione. In ogni caso, il futuro dell'Irlanda è all'interno dell'Unione europea». Quindi anche Cameron dovrebbe iniziare a pensare alle conseguenze, perché per quanto piccoli i vicini di casa possono sempre farsi sentire e disturbare.

Twitter: antodem

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