Renzi Dopo Tasi 150907165401
BRACCIO DI FERRO 8 Settembre Set 2015 1800 08 settembre 2015

Comuni contro il governo: le mosse di Fassino

Renzi promette ai sindaci 5 mld per Imu e Tasi. Poi ci sono 600 mln di arretrati. L'Anci non fa sconti al premier. E studia forme di risarcimento "alternative".

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Cinque miliardi di euro di gettito in meno e cinque miliardi da restituire ai sindaci.
Uguale 10 miliardi di coperture da trovare per la prossima finanziaria.
Ogni giorno che passa, il proposito di cancellare le tasse sulla prima casa (la Tasi sui servizi e la patrimoniale Imu) diventa sempre più oneroso per il governo: sia in termini finanziari sia in termini politici. Anche perché dopo gli strali di Unione europea, imprese e sindacati – che vorrebbero utilizzare questi soldi per il cuneo fiscale – adesso restano da convincere i sindaci.
Dalla terza Camera, Porta a Porta, Matteo Renzi ha blandito l’Anci: «Noi togliamo l'Imu e la Tasi, e ai sindaci diamo un assegno corrispondente».
I DUBBI DEI SINDACI. Ma l’associazione dei primi cittadini nutre seri dubbi, tanto sulle intenzioni del premier quanto sul progetto.
Non fosse altro perché attenderebbe ancora più di mezzo miliardo come risarcimento per i tagli sulla tassazione immobiliare fatti in passato.
Ufficialmente l’Anci si mostra possibilista: «Da parte dei sindaci non c'è un atteggiamento ideologico sulla prima casa. Se questa tassa si deve superare, bene, lo si faccia, ma il governo sostituisca il tributo che arrivava dall'Imu nelle casse dei Comuni», ha detto il suo presidente Piero Fassino.
Che da sindaco di Torino ed ex segretario dei Ds sa quanto questa tema solletica gli elettori. Ma dietro queste dichiarazioni di prammatica, c’è molto scettiscismo verso l’operazione.
IL RISCHIO CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA. Parlando con esponenti dell’Anci, sono due i concetti che si ripetono come un mantra. In primo luogo lo schema annunciato da Renzi, con la cancellazione di Imu e Tasi, ribalta quello portato avanti finora dai suoi predecessori (Letta, Monti e l’ultimo Berlusconi): introdurre pezzi di tassazione destinati al finanziamento dei Comuni per compensare la riduzione dei trasferimenti.
Quindi ricordano che soltanto per disinnescare le clausole di salvaguardia contenute nelle precedenti Leggi di Stabilità il governo deve trovare 18 miliardi entro dicembre. In caso contrario le accise sulla benzina passerebbero dal 10 al 12%, mentre gli acconti Irpef salirebbero dal 22 al 24.
Senza contare che la manovra, tra incentivi alle nuove assunzioni e gli obblighi annuali come finanziamento della Cig e delle missioni internazionali, necessita di almeno altri 7 o 8 miliardi di euro.

Dall'allentamento del patto di stabilità alla Rwe italiana: le carte di Fassino

Il presidente dell'Anci, Piero Fassino.

Eppure Fassino si siederà al tavolo non con lo spirito di chi vuole andare a vedere il bluff del governo. Infatti il sindaco di Torino vuole passare all’incasso dopo le aperture al taglio dell’Imu e della Tasi sulla prima casa.
Che – come ha ricordato durante il suo intervento alla Festa nazionale dell'Unità a Milano lo scorso 5 settembre – «sono i principali tributi con i quali i Comuni gestiscono i servizi».
Se Palazzo Chigi parla di “assegno”, l’Anci percepisce la cosa nel senso più letterale del termine: in una sola tranche e nel modo più diretto possibile.
In passato i governi hanno sempre affrontato il tema delle compensazioni con fondi di perequazione. Ma siccome i sindaci attendono ancora 600 milioni di pregresso, stavolta chiederanno forme di “risarcimento” alternativo.
POSSIBILE RIDUZIONE DEI TAGLI. In primo luogo Fassino ha già accennato alla possibilità di chiedere che resti in loco il gettito incassato da quelle parti di Imu (come gli immobili D) che non rientrano nell’ambito della prima casa e in piena applicazione del principio dell’autonomia fiscale.
Valore dell’operazione 3 miliardi di euro. Gli altri 2 potrebbero essere recuperati allentando ancora di più il patto di stabilità interno e soprattutto riducendo i nuovi tagli ai Comuni (si parla di almeno 3 miliardi), che il governo deve trovare per far quadrare una spending review sulla spesa pubblica, che ne vale almeno 10.
Ma c’è un’altra partita alla quale Fassino, più degli altri suoi colleghi, è interessato: la nascita della Rwe italiana, la grande utility del Nord, vecchio pallino del centrosinistra da Prodi in poi.
UN SALVACONDOTTO ANTITRUST. L’ex guardasigilli ha già benedetto le nozze tra la “sua” Iren e la milanese A2a e la bolognese Hera. Da fare adesso che Giuliano Pisapia è ancora a Palazzo Marino.
Dal Forum di Cernobbio il presidente dell’Anci ha legato un consolidamento del settore «a un quadro normativo che accompagni questi processi».
Il che si traduce in un salvacondotto Antitrust (stile Alitalia) per le sovrapposizioni tra i diversi attori, compensazioni per i Comuni che si vedono ridurre il loro potere di azione e ammortizzatori sociali, visto che le fusioni porteranno comunque a esuberi in ambiti dove è quasi impossibile licenziare.
Va da sé, tutto a carico di quello Stato che con una mano toglie (i soldi provenienti dal gettito Imu e Tasi) e che con l’altra vuole dare soltanto briciole ai sindaci.

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