Cancelliera Tedesca Angela 150630185220
MAMBO 8 Settembre Set 2015 1235 08 settembre 2015

La lezione della Merkel: meno parole e più fatti

La sinistra si perde in dibattiti ideologici, Angela agisce. Come dovrebbe fare ogni politico degno di questo nome.

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La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Il dramma storico della sinistra post-comunista è che appena termina un’autocritica ne deve fare subito un’altra.
Mai territorio politico è stato così affollato di pentiti e spretati, spesso, questi ultimi, così furibondi con i pensieri e gli amici di prima da diventare insopportabili (come alcuni ex dalemiani).
Il caso di questi giorni riguarda la signora Merkel, ma se vogliamo essere più larghi riguarderebbe anche il povero Tsipras che è stato trattato come un pericoloso estremista e poi si è rivelato una specie di Enrico Letta.
MERKEL NOVELLA MADRE TERESA. Dicevamo la signora Merkel. Le sue parole e i suoi gesti sui migranti ne hanno rovesciato l’immagine. Altro che figlia del nazismo, affamatrice di popoli del Sud Europa, è diventata una specie di Maria Teresa di Calcutta sovrappeso.
Indubbiamente la Cancelliera è stata grande. Con una ammirabile sobrietà ha cambiato l’agenda del dibattito europeo, sia a livello di governi sia a livello di popoli. E ha soprattutto sfatato due leggende: una che vedeva i tedeschi come condannati al ruolo di cattivi della storia, l’altro che raccontava l’irredimibilità della destra.
L’immagine della Lady di ferro e dei minatori senza lavoro è per troppo tempo rimasta scolpita nelle nostre menti.
La signora Merkel è tutt’altra cosa. Gli specialisti di cose tedesche diranno perché. Registriamo tuttavia la sorpresa anche di suoi illustri concittadini, uomini di governo e intellettuali.
LA SINISTRA ARRIVA TARDI. La domanda urgente, però, quella che ho posto all’inizio, è perchè la sinistra (ci sto anche io, sia chiaro) capisce sempre “dopo” quel che sta per accadere?
La risposta è complessa, ma in fondo si può semplificare in un solo elemento, comune alla vecchia sinistra e anche a quella che si dice nuova.
La sinistra ha smesso di ragionare sui fatti. Quell’analisi delle cose concrete, quel gusto per la togliattiana analisi differenziata, quel «chi non fa inchiesta non ha diritto di parola» scritto nel Libretto Rosso, quel lavorio stupendo di Gramsci per capire il mondo che stava nascendo, persino la cinica concretezza di Lenin e di Bucharin nell’inaugurare dopo la rivoluzione politiche economiche “di destra”, ebbene tutto ciò, per tacere le analisi scientifiche di Marx e via dicendo, non ha nulla da spartire con la sinistra di oggi.
LA RICERCA OSSESSIVA DI UN NEMICO. Una parte di essa cerca ossessivamente il nemico, colui che minaccia la democrazia , persino al proprio interno, per chiamare a quel «sussulto democratico» (ricordate?) che possa farla risorgere.
Un’altra cerca solo il leader da applaudire, il proprio personale Peron-Kim-Il-Sung-eccetera, e quelli che vengono da più lontano lo cercano proprio fra i più cattivi, vogliono il fabbro che picchi la loro storia con ferocia per liberarli dal senso di colpa di essere stati comunisti oppure addirittura di sinistra.
Per concludere: la sinistra di oggi è più ideologica di quella di ieri sia nella componente neo-gauchista sia in quella renziana. Invece Merkel non solo non è di sinistra ma ragiona. Fa cioè quello che dovrebbe fare ogni politico che si rispetti, non richiamarsi a totem ideologici, non innamorarsi di se stessi, non vincolarsi alla pancia del proprio popolo ma, mettendoci un po’ di cuore, provare a cambiare il mondo.

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