FEELING 8 Settembre Set 2015 1137 08 settembre 2015

Putin-Berlusconi, dietro le quinte del loro rapporto

Esclusi, delegittimati e derisi: il feeling tra lo Zar e il Cavaliere dura da 14 anni. Tra regali, gag e pettegolezzi. L'editoriale: B.è stanco, fatelo smettere. Foto.

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Se il Berlusconi degli anni d'oro era per Putin un prezioso passepartout per l’Occidente, lo Zar è nelle intenzioni del Cav il passepartout per una nuova stagione da «Kissinger» dei rapporti tra Europa e Russia.
Così giurano i fedelissimi di Silvio, e lui ci crede.
Tanto da mollare i problemi interni e volare per qualche giorno dall'amico Vladimir.
La trama del feeling tra i due, che dura ormai da 14 anni, da quando si conobbero nel 2001 al G8 di Genova, si snoda attorno a un dato psicologico e politico che li accomuna fortemente.
E cioè: la mancanza di una vera, reale legittimazione sulla scena internazionale, al di là del loro reale potere.
LA RISPETTABILITÀ NEGATA. Se Putin, nonostante sia lo zar di quelle che una volta si chiamavano tutte le Russie, è sempre accompagnato dall’ombra di oscuri intrighi interni, ai quali fa da sfondo un regime considerato dall'opposizione dittatoriale, Berlusconi, l’uomo che ha contrassegnato un ventennio di politica italiana, non ha mai ottenuto quella credibilità che si deve a un uomo di Stato.
Famosi i sorrisini al suo indirizzo di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Arcinota la sua odissea giudiziaria, fino alla decadenza da senatore dopo la condanna Mediaset di due anni fa.
I due, insomma, sono accomunati dalla sfida per ottenere quella rispettabilità che - a torto o a ragione - è stata loro negata.
Due 'outsider', «accomunati da una certa spiccata arte del comando», osserva sorridendo con Lettera43.it una fonte di Forza Italia, vicina a Berlusconi.
«PUTIN MI VORREBBE MINISTRO». Insomma, visto che chi si somiglia si piglia, come dice il proverbio, i due dopo il “colpo di fulmine” al G8 di Genova, nel 2001, non si sono più lasciati. Neppure ora che alcuni nemici (anche nel centrodestra pullulante di scissioni) di Berlusconi avevano sperato in un gelo nei rapporti dopo quella che era stata considerata una imperdonabile gaffe del Cav.
A cena con i deputati, in una torrida sera del luglio scorso, Berlusconi, secondo quanto riportò il quotidiano La Stampa, si lasciò andare a una confessione di questo genere: «Qui non mi rispetta nessuno, e pensare che Putin mi vorrebbe come ministro dell’Economia…».
Chiacchiere estive, smentite dalla portavoce Deborah Bergamini. E, comunque, liquidate come tali. Non dal portavoce di Putin che fece il giorno dopo una nota ufficiale. Ma il risultato è che non è successo niente.

Berlusconi vola in Russia: con lui c'è solo Valentino Valentini

Il presidente russo e l'allora primo ministro italiano nel 2005 con le rispettive mogli.

Mercoledì 9 settembre Berlusconi, a meno di novità dell’ultim’ora, volerà di nuovo dal suo amico Vladimir. Volerà in Russia, a quanto sembra, da solo, con l’esclusiva compagnia del deputato azzurro Valentino Valentini, che al Cremino era di casa quando Silvio era premier.
Valentini, ex assistente al parlamento europeo che folgorò il Cav perché tra le tante lingue che parla c’è anche l’olandese, è uno che stacca il cellulare nei giorni che precedono le visite a Putin.
Al cospetto dello Zar oltre a lui di Forza Italia è ammessa solo la portavoce Bergamini, anche lei plurilingue.
L'ASSENZA DI PASCALE. Fanno eccezione i famigliari. Fece molto discutere l’assenza di Francesca Pascale, compagna di Berlusconi, nella celebre foto della visita di Putin un anno fa al Cav nella casa di Via Rovani.
C’erano i suoi figli, oltre a Deborah e Valentino. Ma questa è la prassi con lo Zar. E «non andate a cercare pettegolezzi sui fatti che non esistono», sottolineano con Lettera43.it autorevoli fonti azzurre.
Non si sa se Putin porterà Berlusconi nella stessa dacia in Siberia dove lo ospitò nel luglio scorso, con tanto di pesca ai salmoni.
Magari Silvio porterà al grande amico russo del tartufo, cosa di cui Putin sarebbe ghiotto. E che contrassegnò il menu di Via Rovani.
«PARLERANNO DI ISIS». L’unica cosa certa sembra il menu politico - stando alla versione ufficiale - della ennesima visita russa di Berlusconi.
«Il presidente vuole farsi parte attiva di una grande coalizione internazionale volta a contrastare l’Isis. E Putin è fondamentale in questa battaglia da fare con l’Onu e la Nato», spiegano fonti azzurre. «La Russia, come il presidente ripete sempre, è un grande Paese cristiano ed è decisivo in questa battaglia dell’Occidente, quello stesso di cui Mosca deve far parte come il Consiglio Russia-Nato di Pratica di mare, voluto da Berlusconi, dimostrò».
IN FUGA DAI PROBLEMI INTERNI. Dalla Russia con “amore”, e chi se ne importa delle scissioni di Forza Italia, dei numeri al Senato che traballano sulle riforme, del che fare con Matteo Renzi e l’altro Matteo (Salvini).
Ora, dicono, l’importante è ritagliarsi un ruolo da «personalità internazionale», il lavoro che a Berlusconi è sempre piaciuto di più. Anche se non è più tempo di scherzi ameni e spensierati in Sardegna, come quando una volta a Vladimir avrebbe tentato di regalare un piatto di ceramica, preso all’uopo dalla vetrina d’esposizione della hall di un hotel.
Putin ridendo gli disse: «Silvio, no, questo non è nostro, non lo posso accettare…». Ma chi c’era assicura che quella gag divertì tanto il presidente della federazione russa.

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