Papa Francesco 150618190359
VATICANO 9 Settembre Set 2015 1542 09 settembre 2015

Nullità dei matrimoni, le ombre sulla riforma di Francesco

Tempi più brevi. Ma semplificazione incerta. E di gratuito ci sono solo le spese processuali. Tutti i dubbi.

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Papa Francesco.

Tre secoli cancellati in un giorno.
La rivoluzione con la quale papa Francesco ha semplificato il processo di nullità matrimoniale ha colto tutti di sorpresa.
Processi più brevi e vescovo giudice: le novità annunciate dal pontefice e destinate a entrare in vigore dall'8 dicembre hanno lasciato di sale anche i diretti interessati.
DUBBI SULLA GRATUITÀ. Tra gli avvocati rotali, in particolare, più di uno ha mostrato perplessità sulla gratuità delle cause, non nascondendo un certo malumore al convegno nazionale dell'Associazione canonistica.
«Intendiamoci», è la premessa, «per chi ha un reddito basso esiste il gratuito patrocinio. Detto questo, qualsiasi professionista ha diritto a essere pagato. È sacrosanto ricompensare chi svolge un ruolo».
VIA LE SPESE PROCESSUALI. A far chiarezza sulla vicenda proprio uno dei poco più di 200 avvocati rotali che si occupano di seguire procedure di nullità in arrivo a Roma da ogni angolo del globo, rigorosamente redatte in latino.
«Degli onorari non si fa menzione nel motu proprio papale», spiega a Lettera43.it Gaetano Lanfaloni, «lettera che prevede invece la cancellazione delle spese processuali, riassumibili nei 575 euro totali per entrambi i gradi di giudizio».
TARIFFE FERME AL 1997. Il suo compenso si aggira sui 2.950 euro, ai quali aggiungere le spese pratiche e la cassa forense.
«Cifre tutt'altro che faraoniche e ferme alle tariffe stabilite dalla Cei nel 1997», è la sottolineatura dell'avvocato, «non troppo distanti da quelle di un collega civilista».

Pratiche più veloci, ma non più semplici

Città del Vaticano.

Il giudizio sull'ennesima rivoluzione di Bergoglio è comunque più che positivo: a stupire la categoria, semmai, è la tempistica, dato che una riforma attesa tre secoli era prevista dopo il sinodo sulla famiglia in programma a fine 2015.
TEMPI TECNICI DIMEZZATI. E il dimezzamento dei tempi è ampiamente auspicabile («a oggi una causa può arrivare a due anni e mezzo o tre, ma io mi sono occupato di vicende trascinatesi anche 10 anni»), lo stesso non si può dire per la semplificazione.
I tribunali ecclesiastici di primo grado saranno, infatti, rimpiazzati, dopo l'8 dicembre, dalle diocesi. E spetterà al vescovo nello specifico la responsabilità del procedimento.
PERSONALE AL FIANCO DEI VESCOVI. Un avvicendamento che, specialmente all'inizio, potrebbe, secondo Lanfaloni, generare non poca confusione, non essendo gli stessi vescovi in possesso degli strumenti tecnici per gestire un procedimento giudiziario.
Sarà comunque concessa loro l'opportunità di appoggiarsi a personale esterno, proveniente dal tribunale ecclesiastico o meno.
Compito del vescovo anche decidere quale rito scegliere per la formulazione del processo.
«È chiaro che l'intento del papa non è quello di rendere più frequenti i matrimoni dissolti, quanto piuttosto di alleviare le pene di persone che vivono situazioni di estrema sofferenza».

Migliaia di cause all'anno in Italia

Ogni anno sono migliaia in Italia le cause pendenti di nullità matrimoniali.
Numeri ancor più alti si registrano negli Stati Uniti, dove si viaggia alla media di tre sentenze al giorno.
TRE GRADI DI GIUDIZIO. La giurisdizione attuale prevede tre gradi di giudizio: tribunale ecclesiastico regione, Appello (che ha competenza su più Regioni) e la Sacra Rota romana.
Con i cambiamenti imposti da Francesco non sarà più necessaria la doppia sentenza. Il procedimento diventa esecutivo già dopo il primo grado di giudizio in assenza di ricorso.
APPELLO CONTRO IL BUSINESS. Già al termine del 2014 il pontefice si era scagliato contro chi trasforma l'annullamento in un business.
Prima del 2010, per un processo di annullamento del sacro vincolo si potevano sborsare fino a 30 mila euro.
Poi, la Cei ha calmierato i prezzi: per il primo e secondo grado il costo di un avvocato 'canonista' varia ora dai a 1.575 ai 3 mila euro.
E i 575 euro di cui sopra vengono intascati dalla corte come contributo all'apertura della causa.

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