Casamonica a Porta a Porta, è bufera
EDITORIALE 10 Settembre Set 2015 1201 10 settembre 2015

Vespa e i Casamonica: un problema di format

L'errore? Farli sedere sulle poltrone bianche. Come ospiti qualsiasi. Forse è ora di rinnovare il talk.

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Una domanda tiene banco da un paio di giorni: ma ha fatto bene o no Bruno Vespa a intervistare i Casamonica?
Sul tema, apriti cielo.
I grillini hanno parlato di una Rai paramafiosa, il Pd romano di oltraggio, il sindaco Ignazio Marino “tra un’immersione e l’altra” (si scherza) ha chiesto le scuse di viale Mazzini perché quel pezzo di Porta a porta avrebbe offeso il Campidoglio.
RIVALITÀ DA SHARE? Su uno dei protestatari nutriamo un inconfessabile sospetto.
E cioè che avendo i Casamonica fatto più share di Matteo Renzi, che la sera precedente debuttava nella nuova stagione del talk show più longevo d’Italia (la prima puntata risale al gennaio del 1996), qualche zelante notabile del Partito democratico si sia adombrato.
Dal nostro punto di vista, il problema sembra più di format che di sostanza.
ERA UN'OCCASIONE. Sfido qualsiasi giornalista che avesse sottomano la possibilità di intervistare i Casamonica a rifiutare in nome dell’offesa al decoro dell’istituzione.
Ergo, bene ha fatto Vespa a non farsi sfuggire l’occasione.
E chi lamenta lo abbia fatto per aumentare gli ascolti dice un’ovvietà. Visto che il successo di una trasmissione, e di una carriera televisiva, aggiungiamo noi, si basa sui dati d’ascolto, nessun conduttore rinuncerebbe a ospitare chi gli fa fare il botto.
Quale sia poi il confine tra la dittatura dell’Auditel e i limiti del buongusto è discorso che merita in altra sede tutti gli approfondimenti del caso.
SCENOGRAFIA SBAGLIATA. Piuttosto, e lo evocava Massimo Gramellini su La Stampa, Vespa ha ceduto alle sirene del testo trascurando quello che in televisione, e non solo, spesso è più importante, ovvero il contesto.
Come dire che invitando a sedere sulle poltrone bianche del suo studio i due Casamonica, il conduttore li ha assimilati a tutti gli altri ospiti.
Nessuna presa di distanze scenografica, nessun ordine delle immagini che ne esaltasse l’eccezionalità, riconoscendo loro la patente di ospite alla stregue delle migliaia che si sono succeduti a Porta a porta.
LO SCHEMA VA RIVISTO. Vespa, che a dispetto di una certa irritante piaggeria è un fior di professionista e un gran lavoratore, dovrebbe forse a questo punto riflettere sull’attualità del suo format.
Non sarebbe il caso, dopo 20 anni in cui si sono alternate diverse stagioni politiche e il Paese ha cambiato faccia, di cambiarlo anche in presenza di tratti ancora vincenti?
Il rischio di Vespa è quello di restarne prigioniero, e di essergli in larga misura debitore.
L'ANNO GIUSTO PER OSARE. Forse questa, complice la nuova governance della Rai, era la stagione in cui poteva osare: via le poltrone, via la sigla di Via col vento, via porte, scampanellate e maggiordomi.
Siamo a un punto in cui Vespa dovrebbe mostrare che è più forte del format che ne ha generato il successo.

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