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INTERVISTA 12 Settembre Set 2015 1700 12 settembre 2015

Eva Giovannini: «Ue schizofrenica, o cambia o muore»

Emergenza migranti, crisi greca, recessione. L'Unione, indecisa ed egoista, alimenta l'ultradestra. La giornalista Eva Giovannini: «Ci dettano l'agenda».

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Dalla crisi greca all'emergenza migranti, dalla recessione alle spinte centrifughe anti-euro.
L'Unione europea è attraversata da fortissime tensioni, e in questo clima i partiti neo-nazionalisti hanno visto crescere la loro forza.
In Grecia Alba Dorata è diventato il terzo partito del Paese, mentre Anel è addirittura arrivato al governo con Syriza. In Francia il Front National di Marine Le Pen è sempre più centrale nel dibattito politico. In Gran Bretagna lo Ukip ha ottenuto un solo rappresentante nella Camera dei comuni, ma conta comunque 4 milioni di elettori.
UN ANNO DECISIVO. Eva Giovannini, giornalista che negli ultimi anni ha realizzato reportage per AnnoZero, Sky Tg24, Piazzapulita e Ballarò, ha girato l'Europa sulle tracce dei nuovi nazionalismi. È nato un libro, Europa anno zero (Marsilio, 206 pagine, 16 euro), fatto di incontri, dati e interviste esclusive.
«L'ho chiamato così perché sono convinta che quest'anno sia decisivo. Nel 2015, o l'Europa si riforma o muore», ha spiegato a Lettera43.it. Le sfide sono tante, a partire dai migranti: «Non si può proseguire in modo schizofrenico, con la Germania accoglie tutti i rifugiati, il Regno Unito rifiuta la redistribuzione obbligatoria e l'Ungheria alza un muro al confine con la Serbia».

DOMANDA. In che direzione va l'Ue nella gestione del fenomeno migratorio?
RISPOSTA.
Purtroppo va in ordine sparso. La svolta della Merkel, importantissima simbolicamente, non è ancora un punto d'arrivo. Basti vedere la Danimarca o l'Ungheria, che ha confermato la stretta definitiva sul muro. O la Gran Bretagna che rifiuta il meccanismo delle quote.
D. C'è una divisione così netta tra Stati?
R.
Certamente tutte le repubbliche baltiche hanno una posizione di chiusura, ma questa poi trova ampie sponde in partiti forti anche nei Paesi che hanno aperto. Penso per esempio alla Francia e ai fatti di Calais o ad Angela Merkel che a maggio ha affossato il piano di Juncker per poi riproporlo lei stessa tre mesi dopo.
D. Nel suo libro parla di una destra nazionalista ma non fascista. Questo vale anche per chi esprime le posizioni più estreme sui migranti come la Lega?
R.
Se penso alla Lega non penso a un partito fascista, anche se il loro avvicinamento a CasaPound è un po' pericoloso. Un partito che tradizionalmente si è sempre inserito negli spazi vuoti a destra e a sinistra, con questa alleanza si è connotato pesantemente.
D. Quindi la Lega diventa un partito fascista?
R.
Probabilmente c'è un calcolo elettorale, forse anche una convergenza di interessi politici, ma no, la Lega non è diventata fascista, si semplicemente avvicinata a un movimento che lo è fieramente.
D. Il Front national invece?
R.
Sta vivendo uno sdoppiamento tra un'anima nostalgica che resta nonostante l'espulsione di Jean-Marie, tant'è che Marine si è ben guardata dal cambiar nome al partito, e un processo di storytelling che ha visto la nuova leader eliminare completamente parole come 'razza' dal suo vocabolario. Restano comunque i legami con la destra di derivazione fascista e con il Gud, il Groupe union défense.
D. Del leader ungherese Orban cosa pensa?
R.
Lui in parte insegue Jobbik.
D. E Hollande, a Ventimiglia, inseguiva Le Pen?
R.
Io credo che questi partiti abbiano già vinto perché hanno dettato e dettano ancora l'agenda persino ai partiti progressisti e socialisti come in Francia.
D. Anche Cameron insegue l'Ukip?
R.
Ne è pesantemente condizionato, perché nonostante sia uscito ridimensionato dalle elezioni per rappresentanza parlamentare, Farage ha comunque 4 milioni di elettori. Inoltre deve fare i conti con un'ala interna al suo stesso partito che è tanto anti-europeista quanto l'Ukip.
D. Poi ci sono le alleanza paradossali che nascono nel nome della lotta contro l'euro: Syriza e Anel in Grecia, Movimento 5 stelle e Ukip in Europa. Sono assi che rendono ancora più preoccupante la forza dei partiti ultra-nazionalisti?
R.
In qualche modo li nobilitano, perché quando destra e sinistra diventano alleate contro l'élite europea e la moneta unica, poi poco importa, in alcuni casi, avere idee opposte sulla politica estera o migratoria.
D. La risposta e la movimentazione della società civile, davanti all'emergenza migranti, è una nota positiva? La gente si muove in direzione opposta agli ultra-nazionalismi?
R.
Ci sono stati degli episodi simbolo, momenti di grande commozione come i 71 morti nel Tir in Austria, la marcia dei migranti da Budapest, la foto del piccolo Aylan trovato morto sulla spiaggia di Bodrum, e la gente ha risposto con solidarietà. Bisogna vedere quanto dura.
D. Quindi anche l'opinione pubblica ha un suo peso nel condizionare i governi?
R.
Sì, e la cosa mi preoccupa. In questo caso sono felice che il condizionamento sia stato in senso positivo, ma chi dice che in futuro non possa avvenire all'opposto? La politica non dovrebbe mai agire sull'onda emotiva. Le scelte di chi ci governa devono essere lucide. Anche queste decisioni dovevano essere prese almeno un anno prima, non bisognava aspettare adesso.
D. Perché la Germania ha sviluppato dei forti anticorpi contro le derive di estrema destra e Paesi come l'Italia e la Francia, che hanno vissuto il fascismo e l'occupazione nazista, sono ancora attratti da una certa politica?
R.
Io non so se sia così vero che l'Italia non ha gli anticorpi. Sì, in Germania sono forse più forti e strutturati, anche perché il nazismo è tedesco. Quello che è importante è l'esercizio della memoria. Ricordarsi cosa è successo in questo continente 70 anni fa è importantissimo. Per non ripetere gli stessi errori. Io credo che il Manifesto di Ventotène debba essere letto in tutte le classi di tutte le scuole.
D. Il suo libro comincia parlando di Grecia. Tsipras ha tradito i greci?
R.
Ci sono due risposte a questa domanda: ha tradito il referendum, certamente, ma non i greci. Un compromesso era necessario.
D. E perché ha fatto il referendum?
R.
Probabilmente per usarlo come arma per strappare quelle poche modifiche che è riuscito a far accettare in sede di trattative europee.
D. Chi vincerà le elezioni del 20 settembre?
R.
Non mi pronuncio. Tutto è possibile.
D. Lei dice: «L'Europa si riforma o muore». Come può riformarsi per sopravvivere?
R.
Servono politiche che non siano mosse di volta in volta solo dagli interessi nazionali. Bisogna rilanciare il ruolo del parlamento europeo, non soltanto dei capi di Stato. Lavorare a livello diplomatico prima che avvengano le sciagure e si arrivi ai tavoli di trattative per mettere delle toppe. Serve una politica economica e fiscale comune. Cedere uno spazio di sovranità, questo non deve essere fine a se stesso, ma parte di un progetto lungimirante.

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