INTERVISTA 13 Settembre Set 2015 1100 13 settembre 2015

Casapound, Di Stefano: «Lista unica con la Lega»

Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound, al raduno nazionale di Castano Primo: «Lista unica con la Lega? Noi siamo pronti». Foto.

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«Perché Casapound ha il simbolo della tartaruga?», domanda il barista a un gruppetto di militanti arrivati a Castano Primo dal Frusinate. «Perché noi siamo per il mutuo sociale. La tartaruga, che si porta dietro la sua casa, rappresenta la nostra lotta», spiega una ragazza dai capelli rosso fuoco, che indossa una maglietta con su scritto: 'Fascists do it better', i fascisti lo fanno meglio. «E poi, la tartaruga ricorda la testuggine dell'esercito romano», aggiunge con un sorriso. «L'esercito romano? Ma se ormai ci sono i missili! La Russia ne ha di nuovi, possono arrivare fino a Roma, fino a New York. Altro che testuggine». Il breve scambio di battute s'interrompe qui.
DI STEFANO: «RADUNIAMO LA MEGLIO GIOVENTÙ». A Castano Primo, piccolo paese in provincia di Milano, c'è il raduno nazionale di Casapound. 'Direzione Rivoluzione', edizione numero otto (foto). Da tutta Italia, secondo gli organizzatori, dovrebbero arrivare circa 3 mila persone. Ma ce ne sono molte di meno. Alcune centinaia di militanti, tutti piuttosto giovani. Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound, la chiama «la meglio gioventù». Ovvero «degli italiani, dei ragazzi, che immaginano una rivoluzione possibile, che sognano un'Italia radicalmente diversa. È vero, le nostre percentuali elettorali sono scarse. Ma solo perché il sottoscritto, e altri responsabili di Casapound, in televisione non passano. Se ci dessero il tempo concesso alla Meloni o a Salvini, i nostri risultati sarebbero molto più alti. Nel frattempo, ci accontentiamo di radunare questi giovani. Le percentuali arriveranno».

Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound (foto Imagoeconomica).

DOMANDA. Il sindaco di Castano Primo vi ha revocato l'autorizzazione. Cosa è successo?
RISPOSTA. Il sindaco sapeva tutto. È vero che la richiesta per avere gli spazi è stata presentata dall'associazione sportiva 'La Focosa', ma il presidente di tale associazione è il responsabile regionale di Casapound. Il sindaco non può far finta di non sapere. A meno che il Comune non ammetta di concedere autorizzazioni senza fare alcun controllo. Se avessero controllato, se ne sarebbero accorti subito.
D. Nessun inganno da parte vostra, dunque?
R. Assolutamente no. È una prassi. Mica tutte le Feste dell'Unità le chiede il Partito democratico. Le richieste arrivano dall'Arci, dalle associazioni correlate che sono attive sul territorio. Noi abbiamo fatto la stessa cosa. Comunque la festa c'è, è in atto, e noi siamo felici così.
D. Quante persone vi aspettate che vengano?
R. Oggi (sabato 12 settembre, ndr) dovremmo arrivare a circa 3 mila persone. Almeno spero.
D. A Milano nel 2016 si vota per rinnovare il consiglio comunale. Come pensate di schierarvi?
R. Il problema è che per i Comuni ci sono leggi elettorali differenti da quella nazionale. Bisogna ricercare una coalizione che sia la più ampia possibile, andare da soli può risultare inutile. Però, bisogna creare un soggetto politico che faccia proposte vere.
D. Cosa intende?
R. A noi non piacciono i carrozzoni fatti a prescindere, solo per battere l'avversario. Quindi, non è che se si candida Fiano per il Pd, o chiunque altro, noi dobbiamo costruire un carrozzone solo perché lo dobbiamo sconfiggere. Casapound, prima di fare un gruppo per amministrare insieme una città, vuole sapere quali sono le posizioni. Sui centri d'accoglienza, sulle case popolari, sui servizi sociali. Tutta una serie di punti che chi vuole allearsi con noi dovrà chiarire.
D. A livello nazionale, invece?
R. Speriamo che entri effettivamente in vigore la nuova legge di Renzi, l'Italicum, così com'è. E che costringa noi, la Lega, e chi ci vuole stare, a creare un grande soggetto identitario fuori dal centrodestra.
D. Fuori dal centrodestra?
R. Sì. Visto che il premio è al partito, alla lista, e non più alla coalizione, è chiaro che si andranno a creare dei nuovi schieramenti. Non è più pensabile un centrodestra con l'alleanza Forza Italia-Lega. Noi speriamo veramente di costruire un soggetto nuovo, unitario, con una lista unica. Questo richiede la nuova legge elettorale. Finché non entra in vigore quella, tutti ancora mantengono la vecchia mentalità. Però la legge è stata scritta, è già approvata, ed entrerà in vigore a luglio 2016.
D. Lista unica con la Lega di Salvini, quindi?
R.
Facendo chiarezza sul programma, per noi non ci sarebbe alcun problema.
D. E se il governo cadesse domani?

R. Bisognerebbe tornare alle urne con i vecchi schieramenti. Quindi, con Berlusconi che fa il satrapo del centrodestra, e tutti gli altri accodati.
D. Berlusconi sarebbe un satrapo?
R. Ormai non saprei più come definirlo. Politicamente, la sua linea è di essere tutto e il contrario di tutto. Si dichiara pronto a sostenere il governo Renzi di fronte all'emergenza, ma rompe il patto del Nazareno. Dice di aver subito un golpe, ma ha sostenuto gli autori di quel golpe, cioè il governo Monti. Prima ha mandato Alfano a fare la stampella di Renzi, quando c'è stata la necessità. Poi ha mandato Verdini, a fare da ulteriore stampella. Il tutto continuando a dire al suo elettorato 'noi stiamo all'opposizione'. Ma i fatti parlano chiaro. Credo che ormai sia una persona che ha poco da dire sulla scena politica italiana.
D. Non ha lasciato alcuna eredità positiva al centrodestra, secondo lei?
R. Ha fatto bene ad andare in Crimea con Putin. Quella era l'unica cosa veramente apprezzabile dei suoi governi. Guardare a Est e mantenere una linea filorussa. Una cosa a cui noi teniamo, e apprezziamo il fatto che anche Salvini sia d'accordo. Però, a parte questo, il nulla. Chiaro che Berlusconi ha dei nemici forti, che sono i nostri stessi nemici.
D. Di chi parla?
R. Il primo che mi viene in mente è la Germania della Merkel. Un governo cosiddetto amico che mette sul mercato tutto il debito pubblico italiano, per far salire lo spread a 700 e costringere Berlusconi alle dimissioni. Avere dei nemici in comune, però, non basta per costruire assieme un soggetto politico.
D. Quali sono i vostri caveat?
R. Noi non dobbiamo costruire niente 'a prescindere'. Berlusconi vuole stare nel Partito popolare europeo oppure no? Questa è una domanda importante. L'opposizione all'Unione europea e all'euro, per noi, sono punti caratterizzanti e tali devono rimanere.
D. Nella cornice dell'Unione europea non vede segnali di ripresa?
R. Sì, ma sono timidi, e dipendono dal fatto che sono state applicate ricette che proponevamo noi. Quando noi chiedevamo di uscire dall'euro, ci veniva risposto che in questo modo saremmo tornati alla liretta della svalutazione. E che cosa ha fatto Draghi? Ha svalutato l'euro. Non facendolo circolare, perché tutta la liquidità è rimasta in mano alle banche. Però l'euro, di fatto, si è svalutato rispetto alle altre monete. E sono ripartite le esportazioni.
D. Sono le stesse 'soluzioni' che propone la Lega.
R. Il no all'euro e lo stop all'immigrazione sono condizioni fondamentali per noi. Ad oggi solo con la Lega abbiamo in comune questo tipo di mentalità. È l'interlocutore privilegiato e abbiamo già fatto dei percorsi insieme. Le manifestazioni di Milano e Roma, per esempio, oppure alcune consultazioni elettorali. Non sempre, a dire la verità. A volte non abbiamo trovato l'accordo.
D. In che occasione ci sono stati dei contrasti?
R. Soprattutto alle ultime amministrative in Umbria. Il carrozzone a sostegno del democristiano Ricci, in ombra Ncd, non ci è piaciuto. Non ci potevamo stare e non ci siamo stati. Siamo andati da soli e non abbiamo raccolto nemmeno l'1%. Ma se la linea è: no con i democristiani, no con Ncd, dev'essere mantenuta. In Umbria come altrove.
D. Mario Borghezio al parlamento europeo l'avete portato voi ?
R. Diciamo che nel centro-italia Casapound ha un patrimonio elettorale canalizzabile su un voto di preferenza. Abbiamo scelto Borghezio e abbiamo dimostrato di avere la forza di eleggere un parlamentare europeo.
D. Ma la possibilità che succeda la cosa inversa, cioè che un candidato di Casapound venga sostenuto dai voti della Lega, è una possibilità concreta secondo lei?
R.
Dipende. Se io fossi, oggi, magari in un'elezione europea, candidato all'interno delle liste della Lega... sono sicuro che prenderei consensi che sono tutti 'miei', cioè provenienti da Casapound; ma sarei in grado di attirarne anche da leghisti che preferiscono votare le mie posizioni sull'immigrazione, per esempio. In generale, ritengo che Casapound possa attrarre consensi dai sostenitori di Salvini, che possono preferire noi ai leghisti della prima ora o ad altri personaggi.

«Perché Di Maio si dichiara antifascista? La cosa è preoccupante»

DOMANDA. Con il Movimento 5 stelle, invece, che continua a crescere nei sondaggi (Demos lo dà al 27%), Casapound ha avuto dei contatti di recente?
RISPOSTA. No, non ci sono contatti. Ci sono stati quando presentammo le liste alle politiche del 2013 e conoscemmo Beppe Grillo di fronte al ministero degli Interni. All'epoca gli domandammo provocatoriamente: 'Ma tu sei antifascista?'.
D. E Grillo cosa rispose?
R. Disse: 'L'antifascismo non mi compete. Voi siete i ragazzi di Casapound e per me potreste stare nel Movimento, perché quello che dite è condivisibile su una serie di punti'. Banca pubblica, presenza dello Stato nell'economia, eccetera. Oggi le cose sono cambiate.
D. In che senso?
R. Nel senso che oggi Di Maio, proprio lui che ha avuto il padre nel Movimento sociale italiano, quando va a parlare con i giornalisti subito premette di essere antifascista. Ma che cazzo vuol dire?
D. Mi sembra piuttosto chiaro.
R. Ma vogliamo chiarire che esistono ancora i fascisti in Italia? E che partecipano alla vita politica seguendo le regole che, comunque sia, questa Repubblica si è voluta dare? Oppure sono dei mostri che devono essere esiliati dal panorama politico? Se questo è quello che pensa il 'nuovo' Movimento 5 stelle, la cosa è preoccupante.
D. Cos'è che la preoccupa?
R. Il padre di Di Maio stava nel Msi, il padre di Di Battista stava nel Msi. Facessero pace con quello che sono, devono accettare questa componente. Il Movimento 5 stelle ha ancora un 5-10% del suo elettorato che si considera di destra. Ed è una componente che cozza sempre di più con quell'altra, di sinistra e anche di estrema sinistra. Adesso Di Maio, presentato come nuovo leader, spero abbia delle cose da dire.
D. Intanto ha detto di essere antifascista.
R. E quindi tutti quelli che apprezzano l'opera sociale di Mussolini in Italia, e sono tanti, che votano 5 stelle, dovrebbero farsi qualche domanda. Di Maio cosa pensa del Tfr? Opera del fascismo nata per tutelare il lavoratore: dobbiamo abolirlo in nome dell'antifascismo? L'obelisco al Foro Italico, lo buttiamo giù oppure no?
D. Non crede che ad essere rifiutata sia l'ideologia fascista nel suo complesso?
R. La vulgata generale ammette che Mussolini abbia fatto ottime cose in Italia. E gli rimprovera soprattutto l'alleanza con quel matto di Hitler. Questo te lo dirà anche la vecchietta che vota Pd, qui in paese. Casapound valorizza l'opera sociale del fascismo. Poi è chiaro che sono stati fatti degli errori.
D. Ad esempio?
R. Le leggi razziali furono un errore. Una contraddizione della dottrina stessa del fascismo, che vuole che tutti i corpi della nazione stiano uniti per un interesse comune. Nel governo Mussolini c'erano ministri d'origine ebraica, ci furono ebrei che parteciparono alla marcia su Roma. Le leggi razziali furono un grande errore del fascismo.
D. Casapound che rapporti ha con la Chiesa cattolica?
R. Sono ancora più conflittuali di quelli che ha la Lega. Qui al raduno, ieri (venerdì 11 settembre, ndr), il senatore Volpi ha detto che, da cattolico, non riesce a riconoscersi nelle parole di Papa Francesco. Io, che non sono cattolico, fatico ancora di più. La Chiesa in Italia è un'entità religiosa che fa soprattutto politica. Papa Francesco sta facendo politica.
D. Si spieghi meglio.
R. Cerca consensi per la Chiesa, anziché portare avanti i dettami della sua dottrina religiosa. Da questo punto di vista secondo me sbaglia. La dottrina non va accomodata per seguire l'evoluzione della società, per riempire le chiese, perché oggi il mondo va così. Se la tua fede va in un'altra direzione, devi seguirla. Politica e religione per me non dovrebbero dialogare. Noi siamo fortemente laici e stiamo bene così.

«Il muro di Orban in Ungheria non funziona»

DOMANDA. La politica sull'immigrazione portata avanti dal governo ungherese, per Casapound, è un modello da seguire oppure no?
RISPOSTA. Io penso che uno Stato sia forte quando riesce a regolare i fenomeni in atto sul suo territorio. Costruire un muro, schierare l'esercito, e avere dall'altra parte migliaia di persone che non si riesce a gestire, non va bene. Uno Stato forte dev'essere in grado di gestire quello che succede. L'Italia dev'essere capace di distinguere tra chi bussa alle sue frontiere. Il profugo di guerra, che magari viaggia con moglie e figli, ha diritto ad avere l'asilo. Ma non tutti sono in questa situazione. Aylan, il bambino siriano morto annegato, aveva diritto a un posto in un centro d'accoglienza. Occupato da uno della Costa d'Avorio che quel diritto non ce l'aveva e ha ucciso due vecchietti in Sicilia. Riuscire a gestire l'immigrazione e l'accoglienza, questo è il problema. Costruire muri non serve.
D. Quindi non sareste contrari a un corridoio umanitario dalla Libia, per esempio?
R. No. Ma questo corridoio umanitario dev'essere in mano nostra. Siamo noi che dobbiamo stare in Libia e valutare le richieste d'asilo. Ma c'è anche un'altra domanda da porsi.
D. Quale?
R. Se l'Europa è pronta ad accogliere tutti i profughi di guerra, perché non prova a porre fine alla guerra da cui scappano? Quando Putin decide di supportare il governo Assad per sconfiggere l'Isis in Siria, va sostenuto oppure no? L'Europa non ha preso posizione. Né sulla guerra civile in Siria, né su quella in Libia.
D. E come s'interrompe una guerra, secondo lei?
R.
Una guerra come quella siriana s'interrompe solo con le armi. Non c'è altro modo. Poi, forse, si può negoziare. Con Assad è possibile sedersi al tavolo. È un presidente, discutibile o meno, ma è possibile dialogare con lui. Gli altri invece sono i tagliagole dell'Isis, mentre i moderati sono i sostenitori di Al-Qaida. Con loro non si può parlare. Eppure, c'è chi continua ad armarli.
D. Se dipendesse da voi cosa fareste?
R. Se noi fossimo al governo dello Stato italiano interverremmo direttamente in Libia. Militarmente. In accordo con il governo laico di Tobruk, se ciò fosse possibile, ma altrimenti lo faremmo comunque. Per prendere possesso delle coste con le armi e creare innanzitutto un perimetro, strutture in grado di accogliere i richiedenti asilo e distinguere tra chi ha diritto e chi no. E poi per creare lì le condizioni dello sviluppo. L'Africa ha bisogno dell'Europa. La decolonizzazione è andata com'è andata, in 60 anni gli Stati africani non sono stati capaci di generare benessere per i propri cittadini. L'Europa deve intervenire in Africa e pianificare il suo sviluppo.
D. Ma questo è colonialismo.
R. Certo. Una forma di colonialismo in accordo con le popolazioni autoctone, con uno spirito di solidarietà fraterno. Uno spirito che oggi, in Africa, manca totalmente. Le multinazionali la fanno da padrone, la Cina sfrutta interi Paesi, e la gente scappa in Europa. Che a sua volta pretende di far ripartire l'economia sulla pelle dei poveracci. Juncker e Buzzi hanno la stessa filosofia. Nel disperato vedono una risorsa da sfruttare, mentre noi vogliamo regolare un fenomeno in atto.

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