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MUM AT WORK 13 Settembre Set 2015 1500 13 settembre 2015

Mamma 1 e mamma 2, convivere ai tempi dei diritti omo negati

Le unioni civili arrancano. La storia di Giulia e Maria, coppia con un figlio ventenne.

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Un momento della manifestazione 'Difendiamo i nostri figli' contro il ddl Cirinnà, le unioni civili e quelle omosessuali a piazza San Giovanni.

Giulia, 47 anni, lavora nella comunicazione ed è un’attivista del Gay Center di Roma.
«Non ho votato Matteo Renzi, ma se fa passare una buona legge sui diritti civili e sui matrimoni gay secondo me saranno molti di più i voti che guadagnerà rispetto ai tanti che sta già perdendo per strada».
Vive da 10 anni insieme alla sua compagna, Maria, 52 anni, impiegata. Con loro anche il figlio «che ormai ha 20 anni e va all’Università».
Giulia si definisce «ottimisticamente renziana».
Insomma ci spera.
L'EUROPA CI RICHIAMA. Riconoscere le coppie dello stesso sesso, e garantire diritti fondamentali, non sembra più un traguardo così lontano.
La Corte europea dei diritti umani ci ha appena condannato per il mancato riconoscimento legale da parte del nostro Paese delle coppie gay.
E di recente è arrivata la critica del parlamento Ue che ha chiesto all'Italia (insieme con altri otto Stati membri) di «considerare la possibilità di offrire» alle coppie omosessuali istituzioni giuridiche come «la coabitazione, le unioni di fatto registrate e il matrimonio».
COPPIE OMO, VOGLIA DI FIGLI. Lo studio più recente sulle coppie dello stesso sesso con figli in Italia risale a 10 anni fa.
Condotta nel 2005 da Arcigay - con il patrocinio dell’Istituto superiore di sanità - la ricerca mise e in evidenza che il 17,7% dei gay e il 20,5% delle lesbiche con più di 40 anni aveva dei bambini.
E il 49% delle coppie omo vorrebbe avere figli.

«Siamo una famiglia allargata»

Una manifestazione LGBT a Roma.

Come Giulia e Maria, insomma.
Due mamme, due lavori e un figlio da crescere.
Per loro gli ultimi 10 anni sono stati felici, ma con qualche nube.
«VIENI CON NOI?». «È stato proprio il bambino a dire alla madre: “Mamma, perché Giulia non viene e a vivere da noi?” e questa richiesta esplicita ci ha dato il la per iniziare la nostra convivenza».
E oggi? «È grande e tranquillo, tutti i suoi amici ci conoscono e sanno che la mamma convive con una compagna. Quando era piccolo non raccontava a scuola che la mamma avesse una fidanzata. Non aveva problemi, semplicemente non lo diceva, ma non si sentiva diverso», spiega Giulia.
«LE ZIE VICINE DI CASA». Giulia e Maria hanno costruito «una vera famiglia allargata».
Perché «le nostre vicine di casa sono le zie e abbiamo un ottimo rapporto con il papà del ragazzo, ex marito della mia compagna, che lavora fuori Roma e viene a trovare il figlio una settimana al mese».

Dai nonni problemi di accettazione

L'immagine di una manifestazione a difesa dei diritti Lgbt.

Come conciliano vita privata e vita professionale due mamme? Come tutte le altre famiglie.
Forse la famiglia di Maria e Giulia ha avuto ancora più aiuto, vista la vicinanza delle zie e la presenza del padre del bambino, un genitore in più.
«Poi quando era piccolo avevamo una persona che ci aiutava, una signora che stava con lui quando noi lavoravamo, come fanno tutte le persone che possono permettersi una babysitter», precisa Giulia.
Le nubi sono state i “vecchi” della famiglia, che hanno avuto problemi di accettazione.
«COSA SARÀ DI TUO FIGLIO?». In particolare le mamme: «Mia madre non vuole proprio parlare della mia omosessualità e sua madre le diceva: “Cosa sarà di tuo figlio?”», racconta Giulia.
Giulia e Maria vorrebbero sposarsi. «A Roma c’è il registro delle unioni civili, ma non vorremo fare l’iscrizione perché per me ne deriverebbero più gli oneri che i diritti», commenta l’attivista.
TURISMO DEI DIRITTI. «Abbiamo tante amiche», prosegue Giulia, «che si sono sposate all’estero e altre che hanno fatto l’inseminazione fuori dai confini nazionali. In Italia stiamo vivendo una situazione di turismo dei diritti: andiamo a cercare negli altri Paesi quello che a casa non c’è».

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