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FACCIAMOCI SENTIRE 14 Settembre Set 2015 1251 14 settembre 2015

La 'Buona scuola' si occupa troppo di professori e poco di studenti

Dibattito incentrato solo sugli insegnanti. Alla formazione degli alunni chi pensa?

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e il premier Matteo Renzi.

La settimana del 14 settembre inizia il nuovo anno scolastico per circa 9 milioni di studenti.
Si tratta della prima volta in cui devono essere affrontate le novità della “Buona scuola”, ovvero il piano con cui il governo ha inteso riformare il sistema.
Il 9 luglio 2015 la Camera ha approvato la relativa legge con 277 voti favorevoli e 173 contrari.
Sul fatto che nel nostro Paese ci fosse la necessità di offrire agli studenti un percorso formativo più adeguato alle sfide che li attendono una volta usciti dalla scuola, sia per continuare gli studi universitari sia per inserirsi nel mondo del lavoro, credo possiamo essere tutti d’accordo.
QUALITÀ DA PREMIARE. Che gli studenti abbiano il diritto di studiare in condizioni e locali idonei e che il lavoro degli insegnanti debba essere da un lato adeguato e dall’altro stimolante premiando la qualità del loro operato in classe e il contributo che sapranno dare alla formazione e al miglioramento della scuola modernizzandola in linea con quanto avviene in tutti i Paesi evoluti mi sembra impossibile che non sia un fatto assolutamente condivisibile.
INNOVAZIONE NON RAPIDA. Il problema è che in Italia e nella scuola, come in tanti altri aspetti della vita 'infrastrutturale' del nostro Paese, si parte da una situazione che definire raffazzonata è un eufemismo per cui nessuna innovazione potrà essere rapida e dare i frutti auspicati in tempi brevi.
I cambiamenti richiedono poi alcuni sacrifici: appunto di cambiare abitudini e comportamenti consolidati che per moltissime persone rappresenta un fatto a dir poco traumatico.
DISCUSSIONE DEVIATA. Evito un giudizio di merito sulla “Buona scuola”.
Non spetta a me stabilire se poteva essere fatta una legge migliore.
Osservo però che tutto il dibattito sull’argomento non si è sviluppato sulle esigenze formative degli studenti, ma sulle necessità degli insegnanti.

Dopo anni di “assumificio” ora non ci si può lamentare

Un momento del sit-in degli insegnanti a Roma.

Per anni il ministero della Pubblica istruzione è stato un “assumificio”.
Molte decisioni sono state prese più per creare posti di lavoro che a salvaguardia della formazione degli studenti.
Si sono cumulati circa 150 mila precari che questa legge avrebbe come obiettivo di assumere per eliminare definitivamente il precariato nella scuola.
È un auspicio giusto e condivisibile in tutte le professioni, ma nella scuola difficile da realizzare considerando la quantità di insegnanti in gioco.
SERVONO SACRIFICI. Non se ne esce inoltre se ognuno pensa di poter esercitare la professione dove l’ha fatto finora senza per questo voler mettere in discussione le proprie sacrosante esigenze familiari.
Gli studenti sono circa 9 milioni distribuiti nelle varie regioni italiane e questo è un fatto immodificabile.
Occorre quindi che i precari che intendono essere assunti siano disponibili a trasferirsi.
Tutti sappiamo che gli stipendi non sono elevati e che quindi questa decisione non è facile, ma personalmente non riesco a capire quale potrebbe essere l’alternativa.
DEPORTATI? MACCHÉ. Parlare addirittura di “deportazione” rispetto a questa esigenza mi sembra di una gravità assurda.
Gli operai che negli Anni 60 si trasferivano dal Sud al Nord cosa avrebbero dovuto dire? Altri tempi?
Vogliamo parlare delle fabbriche che attualmente, a causa della crisi, delocalizzano, tagliano e molti se vogliono mantenere il posto di lavoro debbono accettare trasferimenti e cambiamenti di mansione?
Questa gente è forse figlia di un dio minore?
EQUILIBRIO DA TROVARE. Nella situazione attuale non è facile trovare un adeguato equilibrio tra il mondo del lavoro e le esigenze della famiglia.
Lasciare la propria terra e la famiglia è certamente un trauma a prescindere dal tipo di lavoro per cui si prende (o si è costretti a prendere) questa decisione.

I ragazzi non possono essere utilizzati come ostaggi

Lo striscione degli insegnanti che in piazza Montecitorio hanno protestato contro l'approvazione del ddl sulla scuola.

Sul tema scuola mi permetto però di suggerire di fare attenzione.
In gioco c’è la formazione delle nuove generazioni che saranno poi classe dirigente di questo Paese.
Qualunque ragionamento sul tema deve assolutamente avere questo aspetto come priorità.
La soluzione non può passare attraverso il boicottaggio dei test Invalsi o immaginando di utilizzare gli studenti come ostaggio.
CONTA IL LORO FUTURO. Lungi da me l’idea di criticare il diritto dei docenti a difendere i loro interessi, ma nessun diritto può contrapporsi a quello degli studenti di avere una scuola che sia in grado di prepararli a affrontare le sfide del loro futuro.
Leggo che sta ripartendo una nuova fase di mobilitazione della scuola.
Si stanno preparando le mosse per contrastarla.
E LA MODERNIZZAZIONE? Sento però parlare di scatti di anzianità, di rifiutare per principio ogni forma di valutazione, problemi tra le nuove e le vecchie generazioni di insegnanti, di molti altri argomenti legati alle condizioni di lavoro dei docenti, ma neanche una parola sugli studenti, sulle sfide che li attendono in un mondo che cambia alla velocità della luce, alla modernizzazione non solo dei programmi e degli strumenti didattici.
Ai miei occhi risulta quindi evidente che nel dibattito e anche nel confronto tra governo e sindacati non si è assunta come priorità la formazione dello studente, ma tutta una serie di elementi, certamente importanti a livello individuale e come categoria però lontani dall’obbiettivo primario.
STUDENTI, DATE UN CONTRIBUTO. Cari studenti, siate esigenti, ambiziosi e impegnatevi per essere preparati adeguatamente.
Sappiate che il mondo attuale non vi farà sconti e che verificherete sulla vostra pelle questo aspetto. Date anche voi il vostro contributo. E chissà che non si possa presto realmente dire: “Buona scuola” a tutti.

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