MEDIA E POLITICA 14 Settembre Set 2015 0700 14 settembre 2015

La rivoluzione comunicativa di Matteo Renzi

Twitter. Slide. «Gufi» e selfie. A colpi di hashtag Renzi ha rottamato la sinistra. Almeno con il linguaggio. Analisi di un premier social, tra gaffe e genialate. Foto.

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Quando è piombato sulla scena politica italiana sembrava un alieno arrivato da un altro pianeta.
Giacca di pelle, occhiali da sole, sguardo di sfida.
Matteo Renzi ha portato alla sinistra italiana quella freschezza d'immagine che le aveva impedito per 20 anni di competere col berlusconismo.
La rottamazione, prima (e più) ancora che nei fatti è avvenuta nello stile, ribaltato come un calzino.
LINGUAGGIO TELEVISIVO. Dritto al punto, sempre in tivù, consapevole del ruolo importantissimo dei social, Renzi si è rivelato da subito come una macchina da consenso.
L'aveva dimostrato già nel primo confronto televisivo su Sky per la leadership del centrosinistra alle politiche del 2013.
Contro Pier Luigi Bersani, Bruno Tabacci, Nichi Vendola e Laura Puppato l'allora sindaco di Firenze si fece notare per capacità di sintesi ed efficacia degli interventi.
E poco importa se alla fine avrebbe perso da Bersani al ballottaggio. Qualcosa, a sinistra, si stava muovendo.
GIUBBOTTO DI PELLE AD AMICI. Il 6 aprile 2013, quando ancora sindaco di Firenze studiava da leader della sinistra, Renzi si presentò ad Amici di Maria De Filippi con giubbetto di pelle d'ordinanza.
Un monologo di 4 minuti con «speranza» come parola chiave e la definizione di politica come «parola brutta».
L'idea di fondo era quella di mettersi in discussione e confrontarsi con una generazione nuova, diversa dalle precedenti, eppure di elettori non meno decisivi alle urne.
«Mi hanno chiesto 'come si fa ad andare a un talent show'. Perdonateli se fanno polemiche su un talent show, ma non perdonateli se uccidono il talento».
«STAI SERENO» DIVENTATO VIRALE. Nemmeno un anno dopo, Renzi sarebbe diventato presidente del Consiglio senza passare dalle elezioni e tradendo in qualche modo la promessa fatta a Enrico Letta: «Stai sereno», aveva detto al premier il sindaco di Firenze che nel frattempo si era preso il Partito democratico, una rassicurazione che è diventata un hashtag virale per i suoi risvolti.
Non che qualcuno ci avesse creduto davvero (escluso lo stesso Letta, probabilmente).

#Enricostaisereno. Un mese dopo Renzi sarebbe diventato premier.

Twitter è da sempre terreno di caccia per il premier, che conta 2,02 milioni di follower e proprio attraverso il social dei 140 caratteri ha rilasciato una delle sue prime interviste da capo del governo.
Il 4 marzo 2014, il direttore di Vanity Fair Luca Dini ha realizzato con lui la sua prima Twintervista.
PAROLA D'ORDINE: «TALENTO». «Talento e creatività», ancora loro, come ricetta per far riemergere la 'grande bellezza' dell'Italia.
«Trasparenza e responsabilità» come linee guida per governare una Roma sprofondata proprio in quei giorni nello scandalo Mafia Capitale.
«Irreversibile» l'aggettivo scelto per definire la riforma del Senato. Si potrebbe discutere a lungo di quanto queste buone intenzioni abbiano trovato applicazione nella realtà dei fatti, ma dal punto di vista comunicativo Renzi aveva ottenuto l'impatto desiderato.

Gufi e selfie: quando il troppo stanca

Che un governo dovesse esprimersi nel modo più chiaro possibile, non solo agli addetti ai lavori, ma anche ai cittadini, è sempre stata l'idea di Renzi.
Ha portato le slide a Palazzo Chigi, per spiegare i provvedimenti dell'esecutivo in maniera didascalica.
Ed è in quelle stesse conferenze stampa che è nato il tormentone dei gufi.
RITORNELLO ABUSATO. Non sei d'accordo con la linea del governo? Pensi che la soluzione migliore per il Paese sia un'altra? Sei un gufo.
All'inizio poteva pure essere divertente, poi è diventato infantile. E ha stancato.

Uno dei tanti tweet contro i gufi di Renzi.


L'inciampo 'pennuto' non è l'unico autogol del premier.
Anche la sua passione per i selfie è stata spesso causa di critiche e sfottò.
L'ultimo in ordine di tempo è stato scattato a Monza, prima del Gran Premio, col gruppo Il Volo, vincitore del Festival di Sanremo 2015.
PURE L'HACKERAGGIO? Celebri anche quello negli studi di Canal Plus, con Martin Schulz ad aspettarlo un po' spazientito, e quello buffissimo rimasto per pochi minuti sul suo profilo Twitter, per cui la procura di Firenze ha addirittura aperto un fascicolo con ipotesi di hackeraggio.
Ma a non essere mai andato giù all'elettorato di sinistra è soprattutto quello con Barbara D'Urso. Troppo berlusconiana.

Il selfie di Renzi con Barbara D'Urso a Pomeriggio 5.  

Il confronto col Cav, d'altra parte, è sempre stato un po' il cruccio di Renzi.
Riuscire a bucare lo schermo come lui, ma senza diventare troppo clownesco. Un equilibrio difficile da mantenere.
GELATI E CRAVATTE. Non tutti apprezzarono quando nel cortile di Palazzo Chigi arrivò un carretto di gelati Grom, e Renzi si fece servire un due gusti crema e limone per rispondere alla copertina dell'Economist, che l'aveva ritratto con un gelato in mano mentre andava a fondo in compagnia di Mario Draghi, François Hollande e Angela Merkel a bordo di una barchetta fatta con una banconota da 20 euro.
E la cravatta regalata al neoeletto premier greco Alexis Tsipras fu vista da qualcuno come una mancanza di rispetto.

Renzi e il gelato di Grom nel cortile di Palazzo Chigi.

È questo giocare tra il serio e il faceto, con le #cosedilavoro che non sono mai troppo di lavoro, le partite alla playstation con Matteo Orfini per ammazzare l'attesa dei risultati delle elezioni regionali 2015, i gufi e i tormentoni vari, che ha reso l'esperienza comunicativa di Renzi diversa da chi l'ha preceduto.
Ci sarebbero poi le contraddizioni tra le dichiarazioni e le azioni, con le recenti apparizioni al Meeting di Comunione e liberazione e al Workshop Ambrosetti di Cernobbio a smentire completamente quel «basta coi salotti buoni» di un anno prima.
CRITICATO DA SALMON. È anche e soprattutto per questo che Renzi ha perso la sua credibilità, beccandosi le critiche anche dello studioso di storytelling politico Christian Salmon, di cui è avido lettore.
Comunicare non può bastare, se poi i fatti non corrispondono alle parole.

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