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PROFILO 14 Settembre Set 2015 1912 14 settembre 2015

McDonnell, ritratto del ministro ombra di Corbyn

Ex rappresentante dei minatori, disse che avrebbe voluto uccidere la Thatcher. Idee, nemici e trascorso di McDonnell, braccio destro del nuovo leader Labour.

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Un ex sindacalista. Di più, un ex rappresentante dei minatori inglesi.
Se voleva cancellare con un colpo di spugna il thatcherismo, il blairismo e trent'anni di storia britannica, Jeremy Corbyn, il nuovo leader del Labour inglese, ha scelto simbolicamente l'uomo giusto.
Il 14 settembre Corbyn il rosso, incoronato dalle primarie per la leadership del partito, ha annunciato come da tradizione britannica la formazione del governo ombra, destinato a proporre un programma alternativo all'esecutivo in carica dei Tories.
E per la poltrona più importante, quella dell'economia, ha voluto John McDonnell, 64 anni, 18 in parlamento, esordio politico come vice del sindaco rosso di Londra Ken Livingston, e prima un passato nelle trade unions, appunto.
QUELLA FRASE SU MARGARET THATCHER. Un ritorno alle origini, insomma, a quando tutto si è rotto: a quei 350 giorni di sciopero (il più lungo dell'Occidente) che hanno segnato la gloriosa sconfitta della sinistra inglese, ma forse globale, sotto il pugno e la repressione della Lady di ferro Margaret Thatcher.
Cinque anni fa, nel 2010, McDonnell confessò pubblicamente che sarebbe tornato volentieri indietro nel tempo per assassinarla.
Seguirono le scuse, certo, ma l'esternazione racchiude una biografia. Lo disse durante la corsa per la leadership del Labour. La tentò due volte e due volte venne sconfitto. E ora con Corbyn si prende la sua rivincita.

Corbyn il gentile, McDonnell il pugile: la strana coppia del New New Labour

Il nuovo leader del Labour inglese Jeremy Corbyn.

In parlamento hanno combattuto insieme, per anni, il loro stesso partito, scivolato sempre più a destra.
Ed è stato McDonnell a proporre la candidatura di Corbyn.
Strana coppia, la loro, agli antipodi nei modi. Corbyn il gentile, idee radicali ma indole mite. E McDonnell il pugile, che chiama i banchieri jokers e la Gran Bretagna una cleptocrazia.
Che onora la lotta dell'Ira irlandese e viene espulso dalla House of Commons per aver brandito una mazza ornamentale durante un confronto in Aula con i tories. Quando hanno tentato di etichettarlo come il Varoufakis inglese, ha risposto ironico: «Non sarei mai così freddo».
NOMINA INDIGESTA PER IL RESTO DEL PARTITO. La sua nomina è stata indigesta per molti labouristi. Divisiva, la critica più diffusa.
E le sue parole sulla possibile fuoriuscita dall'Unione europea, subito smentite dal ministro ombra degli Esteri Hillary Benn, hanno reso la partenza ancora più difficile in un Paese in cui la sinistra è sempre stata la più europeista dell'arco parlamentare.
Il seguito dipenderà dalla declinazione del programma economico annunciato in campagna elettorale: otto pagine di documento intitolato “L'economia nel 2020”. E non si tratta di semplici ricette nostalgiche.
Ci sono, sì, le nazionalizzazioni. Già annunciate quelle delle poste e delle ferrovie, due misure simbolicamente potenti in Gran Bretagna.
Ma gli economisti a cui si ispira la Corbynomics sono tutt'altro che ancorati al passato. E tra loro c'è anche l'italiana Mariana Mazzucato.

Corbynomics: ovvero la Banca d'Inghilterra al servizio degli investimenti

John McDonnell, il ministro dell'Economia del governo ombra di Jeremy Corbyn.

La Terza via di Blair, detto sommariamente, partiva dal principio che lo Stato doveva offrire a tutti i cittadini eque opportunità di partenza, senza premere il tasto della ridistribuzione fiscale.
Lo stesso Anthony Giddens però, l'insigne sociologo che della Terza via è stato il teorico, ha dichiarato che la sua creatura è stata uccisa dalla forza della globalizzazione. Dallo squilibrio di forze tra welfare nazionali e forze di mercato multinazionali.
E allora la Corbynomics, come già è stata ribattezzata la proposta economica del New New Labour, Old per i detrattori, è invece tutta fondata sulla ridistribuzione, e soprattutto sulla lotta alle agevolazioni fiscali e all'evasione dei grandi gruppi societari.
Secondo i calcoli di Richard Murphy, il guru economico di Corbyn, con le ricette Tories – tagli alle tasse di successione al 4% e alle imposte sulle imprese, già le più basse del G7 - Londra sta perdendo 120 miliardi di sterline di entrate fiscali all'anno.
BIG STATE MA INNOVATORE. Tutte da recuperare per finanziare un Big State, investitore e innovatore, esattamente come teorizzato dalla nostra Mazzucato, docente alla University of Sussex e citata dall'economics editor di Channel4, Paul Mason, come punto di riferimento della Corbynomics.
Secondo la ricetta del nuovo leader laburista, gli investimenti statali dovrebbero rimodellare la rete degli alloggi, i trasporti, il sistema energetico. Ed essere focalizzati sull'hi tech e l'innovazione delle infrastrutture. Dovrebbero, aggiungiamo noi, reindustrializzare l'Inghilterra dopo la sbornia finanziaria.
Nel programma di Corbyn si dice stop all'austerity tout court. E si prevedono due vie di finanziamento per gli investimenti pubblici. La prima è una revisione profonda dei sussidi per le imprese (secondo i calcoli di Murphy valgono 98 miliardi di sterline l'anno). La seconda apre a finanziamenti diretti della Banca d'Inghilterra: «Un quantitative easing per la gente», ha spiegato sempre il guru Murphy.
Una rivoluzione, perché implicherebbe la riscrittura del mandato della Banca di Londra e una dipendenza dell'istituto dall'esecutivo.
LA BATTAGLIA SULLO SCIOPERO. Follia? Per ora nei salotti della City l'idea è più apprezzata del rialzo delle tasse alle imprese.
E a sostenerla c'è anche David Blanchflower, ex membro del consiglio di politica monetaria della Bank of England, nonché primo firmatario di un documento a favore di maggiore investimenti pubblici, drasticamente tagliati dal centrodestra.
«Le vere idee estremiste», c'è scritto nell'appello firmato anche dalla Mazzucato, «sono quelle del governo Cameron».
Intanto anche la prima battaglia del nuovo Labour contro l'esecutivo di Londra, ironia della sorte, riporta indietro le lancette agli Anni 80.
Il centrodestra inglese vuole approvare il Trade Union Bill, una proposta di legge per restringere il diritto di sciopero.
L'innovazione dunque è promessa. Ma nel New New Labour si ricomincia dalla base.

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